Senior Living
aspettative-imprese—header
immagine-senior-header
silver-value
2017-09-12-generazioni-a-confronto—banner-header_2
Le Vostre Storie

Una noia mortale

La storia di un figlio di 20 anni

Salve a tutti. Non ho 60 anni ma 20, scrivo per conto di mio padre (sessantenne e appena pensionato) anche se a sua insaputa. Vivo la mia vita costantemente in ansia, preoccupandomi per il suo continuo non fare nulla. È andato in pensione da un anno e il lavoro occupava in pratica tutto il suo tempo (dalle 8 della mattina alle 8 della sera), per questo forse ora si comporta così. L’unica cosa che combina è andare a fare spesa una volta alla settimana o portare in giro mia nonna, il resto del giorno lo trascorre a casa davanti ad un pc, guardando facebook o giocando a dama online. Provarci a parlare è impossibile, dato il suo carattere particolarmente irascibile, e lui afferma che non è vero che non fa niente e che ha lavorato 42 anni. Ora vi chiedo: anche voi avete attraversato fasi del genere? Cosa posso fare?

Il nostro lettore ha chiesto di avere una risposta pubblica da una psicologa esperta del mondo senior.  Risponde Silvia Lo Vetere:

Gentile lettore, tre cose in particolare mi colpiscono delle sue parole: il coraggio di averle fatte arrivare a noi con semplicità ed efficacia. Una cosa che già la dipinge come un tipo in gamba; il grande affetto che nutre per suo padre; una solitudine forse un po’ eccessiva di fronte alle preoccupazioni che descrive.

Proprio su quest’ultimo punto mi soffermo.

Probabilmente non troverà nelle mie parole le “soluzioni” per fare cambiare suo padre.

So troppo poco della situazione e non conosco la condizione psicologica in cui si trova.

Però vorrei dire qualcosa a lei che spero possa comunque offrirle qualche spunto utile.

Nel suo racconto appare piuttosto solo nelle sue preoccupazioni. Proprio questa allora è la prima cosa da cambiare.

Senza qualcuno con cui lei possa confrontarsi, valutare, condividere la situazione ed eventuali vie di soluzione, rischia di immobilizzarsi in una condizione di impotenza. Se non ci sono adulti familiari con cui parlare, prenda in considerazione anche un confronto in un Servizio pubblico come ad esempio il Consultorio.

Lei mi sembra addolorato ma anche un po’ arrabbiato con sua padre che vede così cambiato.

Sì, perché a vent’anni, quando si sta prendendo in mano la propria vita, si sente lo sguardo di un padre particolarmente importante. Si vuole leggere nei suoi occhi la fiducia, che ciò sarà davvero possibile.

Se un figlio, a torto o a ragione, percepisce questo sguardo come troppo rassegnato, ritirato dal mondo, può sentirsi molto frustrato e solo.

Valutare anche con altri la situazione allora, forse può aiutare a ridimensionarne la gravità. O può consentire di venire più a patti con alcuni cambiamenti magari difficili, ma senza per questo capaci di offuscare le cose positive che suo padre può continuare a rappresentare per lei.

Diversamente, in una percezione solo negativa, frustrazione e solitudine crescono, e troppe energie rischiano di rimanere bloccate nell’attesa di un cambiamento. Energie che oggi invece, lei deve potere investire su di sé, sul suo futuro, con fiducia. Con quella fiducia che forse suo padre oggi fatica a trasmetterle, ma che, sono sicura, ha in lei.

In bocca al lupo! Sensibilità e coraggio non le mancano.

1 Commento

  • Carissimo
    Sono un pensionato da agosto 2017, ho 67 anni e, come tuo papà faccio una fatica immane per impegnare la mia giornata che, da quando sono un pensionato, mi sembra “enormemente lunga”.
    Ma una piccola fortuna c’è l’ho !
    Ho una moglie (pensionata anche lei) che non fa altro che “inventarsi” cose da fare tutto il giorno. (Pensa che, proprio oggi ha fatto l’ultimo testo per conseguire la patente europea informatica ! )
    Pian piano sto facendomi “contagiare” da mia moglie e, così, quest’anno, mi sono iscritto a due corsi presso l’Università della terza Età; mi sono iscritto ad un corso di pittura ad acquerello; anche quest’anno abbiamo fatto l’abbonamento alla stagione teatrale.
    Però, credimi, è durissima accettare di “non essere più utile” come prima tant’è che ho ritenuto opportuno farmi aiutare da uno psicoterapeuta.
    Abbi fede ! E sta vicino a papà, ma proponigli tutto ciò che ti può venire in mente e che lui possa trovare interessante….Augurissimi a te ed al tuo papà.

Commenta