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Previdenza e condizioni economiche

Chi può aiutarci a gestire la nostra vita economica ?

Ognuno di noi, nel corso della vita, attraversa fasi economiche che richiedono cura ed attenzione: una spesa sanitaria inattesa, l’entrata in pensione, l’inizio di una relazione sentimentale in tarda età e il desiderio di cambiare casa e così via.

Non tutti, però, pur masticando un po’ di economia e finanza, sono economisti esperti e conoscono i modi per gestire bene il proprio denaro. E, certo, non ci si fa una competenza in “google”: informarsi, infatti, è meno di sapere. E sapere non consente di saper fare.

Photo by Yannes Kiefer on Unsplash

Se per un controllo di routine possiamo affidarci al medico di base, per l’arredamento di casa ad un bravo designer, chi può darci una mano a gestire i nostri bisogni economici?

Anche in questo caso è bene affidarsi ad un esperto e abbandonare l’idea di un artigianale “fai da te”. In fondo, i benefici derivanti da una relazione professionale con un operatore sono numerosi e le ricerche internazionali a riguardo di certo non mancano[1]. Secondo la letteratura internazionale chi sceglie di farsi accompagnare da un “consulente” può infatti ottenere un tasso maggiore di successo nel conseguire i propri obiettivi, è più fiducioso, più sicuro, ha migliori prospettive future, più autostima e felicità.

Tutto questo, però, a patto che si scelga un professionista capace, che lavora con qualità e metodo.

I ruoli di chi opera nei mercati finanziari, assicurativi e previdenziali sono diversi; in termini generali, possiamo distinguere tra “collocatori” e “pianificatori personali”, o consulenti.

La principale differenza è il tipo di servizio fornito: se il collocatore svolge una attività focalizzata essenzialmente sui prodotti, il consulente, al contrario, si occupa dei bisogni della famiglia lungo tutto il ciclo di vita, aiutandola a gestire il budget, a rendere sostenibili i debiti, a proteggersi in caso di rischi improvvisi, a preparare il futuro pensionistico, a raggiungere obiettivi di vita importanti, a gestire il passaggio generazionale.

Com’è evidente qui l’approccio non è basato sul prodotto, ma sul benessere complessivo della famiglia.

Esito: verificare che il ruolo professionale del nostro operatore coincida con quello di pianificatore personale.

Questo però ovviamente non basta, occorre altro. In primo luogo, è necessario che il consulente disponga di un corredo di conoscenze e competenze nelle diverse aree di esigenza (indebitamento, protezione, previdenza, investimento, successione). Tali competenze potranno essere verificate da attestazioni rilasciate da organizzazioni, enti di ricerca e formazione, che documentino il conseguimento delle abilità. Il consiglio, qui, è quello di non essere timidi e di chiedere prova delle abilità acquisite; perché dovremmo affidare la nostra vita economica ad una persona che non sappiamo se saprà prendersene cura con competenza?

La seconda dimensione da verificare è relativa all’utilizzo di strumenti di simulazione con cui il consulente potrà realizzare un piano fatto su misura per noi, grazie alla possibilità di effettuare elaborazioni complesse e di simulare le conseguenze economiche di eventi di vita ed imprevisti in termini probabilistici ed oggettivi. In mancanza di modelli di simulazione le indicazioni potrebbero infatti mancare della necessaria “precisione” e consistenza scientifica.

Esito: verificare che il consulente possieda competenze specifiche e strumenti di simulazione adeguati alla realizzazione del nostro progetto di vita.

Un’altra condizione cruciale per l’avvio di una solida relazione professionale è che vi sia fiducia reciproca tra chi presta il servizio e chi lo fruisce. In un rapporto professionale corretto, la fiducia dovrebbe originarsi dalla convinzione, basata su verifiche preventive, che l’operatore si comporti in maniera da proteggere i nostri interessi. Nessuna attività professionale è immune dal conflitto di interesse; pensiamo ad esempio ad un avvocato, o ad un medico, che può scegliere diverse modalità per proteggerci o curarci, laddove l’alternativa più vantaggiosa per noi non è necessariamente la più remunerativa per lui. Lo stesso vale in ambito economico e finanziario.

Naturalmente, l’esistenza di un conflitto di interesse non costituisce di per sé un illecito. È importante, però, che sia correttamente gestito dall’operatore, ad esempio adoperandosi per non nuocere al nostro interesse, informandoci della natura e delle fonti del conflitto, aderendo ad un codice etico professionale.

Esito – condividere preventivamente le logiche del modello di servizio adoperato.

Come verificare che l’operatore individuato possieda tutte queste caratteristiche?

Una soluzione concreta e praticabile è fornita dalle “norme tecniche di qualità”, documenti che definiscono lo stato dell’arte di prodotti, processi e servizi, specificando “come fare bene le cose”, e garantendoci che i comportamenti attuati seguano i principi accettati dall’intera comunità e non modelli “autoreferenziali”. Se il nostro consulente non aderisce a standard o protocolli terzi di qualità in tema di educazione finanziaria o consulenza, è utile conoscerne i motivi.

Consiglio 4 – Verificare che il consulente lavori seguendo un modello di qualità.

Nel 2005, l’ISO ha rilasciato la norma tecnica UNI ISO 22222 relativa alla pianificazione personale che delinea le 6 fasi da seguire per offrire un servizio di qualità.

Secondo la norma, il consulente deve innanzitutto fornire il quadro entro il quale si svolge la relazione e definire chiaramente i ruoli, le responsabilità e le condizioni del servizio. La seconda fase prevede la raccolta di informazioni utili sulla situazione economica di partenza e la definizione accurata degli obiettivi e aspettative della famiglia. La terza fase riguarda l’analisi della situazione esistente; qui verranno rappresentati i punti di forza e debolezza della situazione economica e finanziaria, attuale e prospettica, e individuati i supporti, pubblici o privati, su cui si può contare. Il processo continua con la fase 4 e con la definizione di una strategia ideale in linea con le necessità emerse; strategia che verrà poi attuata nella fase 5, tramite l’individuazione delle soluzioni più coerenti.

Con il passare del tempo però, si sa, le cose possono cambiare: può nascere un nipotino, arrivare il momento della pensione, concludersi il pagamento del mutuo, e molto altro. Qui si realizza l’ultima fase della pianificazione di qualità: il consulente rivedrà quanto fatto in precedenza e apporterà le correzioni necessarie. È nel monitoraggio che si esalta l’importanza di un consulente di qualità che, qualunque cosa avvenga, sarà con noi per riadattare la rotta e ci aiuterà a raggiungere in sicurezza i nostri obiettivi di vita più belli.

Questo tipo di servizio è quello che dovremmo, sempre più, imparare a chiedere. Perché un buon medico non propone medicine senza una visita e usa strumenti, conoscenze e protocolli terzi e scientifici.

[1] Ad esempio: Lusardi 2005; Resolution Foundation – A national dividend, the economic impact of financial advice; The Money Advice Service

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