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Andar per mostre

Della serie “Appassire con stile”.

Ero stanca e agitata la notte dopo la visita alla Mostra di Antonello da Messina a Milano, a Palazzo Reale, e ho dormito poco, così ho avuto tanto tempo per pensare a ciò che più mi aveva colpito: i suoi ritratti, piccoli, circa una spanna per due, molti i volti maschili ripresi di tre quarti, che ti guardano con occhi che rivelano il loro temperamento: dubbioso, malinconico, levantino e truffatore….

Palazzo Reale a Milano

Ma più di tutti mi ha colpito l’Annunciata: un piccolo quadro che rappresenta la vergine Maria, una giovane donna, vista di fronte, dallo sguardo assorto, che sembra, con la mano appena alzata, fermare un pensiero o qualcuno…. Le copre la testa uno scialle azzurro che pare di velluto e scende a coprirle le spalle come un burqa e tutta l’avvolge, quasi a proteggerla. Davanti a lei, sulla destra, un leggio con un libro dalle pagine svolazzanti.

Sono tante le interpretazioni dei critici d’arte: qualcuno dice che l’angelo è lì davanti, fuori dal quadro, ed è il battito delle sue ali che fa svolazzare le pagine del messale, mentre lei, Maria di Nazareth è turbata, protende la mano quasi a fermare questo turbinio, mentre già il suo sguardo rivela una risposta calma e sicura.

Per altri l’angelo siamo noi che guardiamo da fuori e Maria non incrocia il nostro sguardo ma pare quasi fermare con la mano la nostra presenza invadente….

Per altri critici l’angelo non c’è perché è un pensiero inviato da Dio, da cui lei è invasa e lo ferma con la mano per capirne meglio la grande portata, come ci svela il suo sguardo assorto.

Per altri ancora l’Annunciata è lì, da sola, e in questo senso assoluta, ma implica l’altro: l’angelo che non c’è, ma il gesto della mano, lo sguardo pensieroso lo reclamano… E qui sta la grande modernità di Antonello: rendere presente l’altro anche se non c’è.

Sono tutte tesi affascinanti ma io, che sono da sempre attratta dall’aspetto linguistico della realtà, penso che nel titolo del quadro stia il segreto: ANNUNCIATA, che è riferito a Maria soltanto: infatti questo participio passato ci dice che l’annuncio dell’angelo è già avvenuto, quel tempo è già finito, ora l’attenzione è ferma su di lei, dopo il grande assenso.

Invece quasi tutte le Annunciazioni, dall’alto Medio Evo ai giorni nostri, fermano sulla tela quel magico momento in cui l’Angelo annuncia a Maria che diventerà madre del figlio di Dio e nelle quali però è più l’angelo che ci meraviglia e ci affascina anziché Maria nel suo atteggiamento remissivo e devoto.

A me piace pensare che l’Annunciata è lì, sola, perché è su di lei che l’artista ha voluto fermare l’attenzione: l’angelo è già sparito e lei, nella sua solitudine, ferma con la mano le parole che ancora riecheggiano nell’aria e nel suo volto, di una semplice ma travolgente bellezza, colpisce lo sguardo, che non è rivolto a noi, ma ci svela la sua pacata e sicura accettazione.

E mi piace pensare che è in questi istanti che inizia la storia vera e propria del Cristianesimo.

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