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La mia libreria

Della serie “Appassire con stile”.

La mia libreria (Sunt lacrimae rerum).

Era un armadio poco più alto di me, in legno, a due ante, dei bei motivi ornamentali esagonali in rilievo che si susseguivano lungo i bordi esterni, laccato di bianco lucido, con bei piani capienti e robusti all’interno, dove tenevamo piatti e bicchieri. L’aveva comperato mio padre e ce l’aveva fatto trovare nella nostra cucina nella casa a Fossano, dopo il trasloco da Brescia, il 1°ottobre 1958. Per 15 giorni eravamo rimasti in quella casa con quel solo mobile, un tavolo, delle sedie e delle brandine di fortuna, in attesa dell’arrivo dei nostri mobili, perchè il  Ministero delle Forze Armate finanziava solo i traslochi per via ferroviaria, e ci voleva il suo tempo…

Era ottobre, io e mio fratello andavamo a scuola e il mobile bianco in cucina era un chiaro punto di riferimento nella semioscurità del presente…

Quando anni dopo mio padre fu trasferito a Savona e vi andò con mia madre e mio fratello, io ero già sposata e il mobile bianco che a me piaceva molto, fu ricoverato nella mia cantina, dove rimase qualche anno, in attesa di un futuro più luminoso… Che giunse infatti anni dopo quando mio padre andò finalmente in pensione, ritornò nell’amata Brescia e il mobile trovò posto, restaurato a dovere, nella grande sala da pranzo dei miei. Non era più laccato bianco lucido, ma si presentava come un bel mobile in legno scuro, tipo armadio da sacrestia, ora con le antine in vetro, motivi esagonali sovrapposti lungo i bordi esterni, tirato a cera, due belle maniglie scure ad anello; era, probabilmente, molto simile alla sua immagine nativa, ma che funzione avesse allora, chi lo sa…  Ora conteneva molti dei libri che mio padre aveva conservato e raccolto, da leggere nella sua mitica pensione.

Circa 30 anni dopo, alla morte di mia madre, quando disfacemmo la casa, il mobile lo tenni io con molti dei libri che conteneva. Arrivò nella mia casa sul camion di un robivecchi bresciano che aveva ritirato dei mobili ed oggetti della casa dei miei genitori e, che combinazione! andava regolarmente ad un mercato delle Pulci vicino a Fossano, dove io abito.

Ho fatto downshifting sei anni fa, cioè mi sono “ristretta” traslocando in un alloggio più piccolo e più adatto a me, scartando molti mobili e molte cose che qui non trovavano posto. Ho rinunciato a tre librerie, regalato dei libri a due biblioteche di paesi vicini, ma l’unica libreria che ha trovato posto nell’open-space del mio alloggio è la vecchia piattaia-libreria-armadio della casa della mia giovinezza. Mia figlia architetto ogni tanto mi consiglia di farla laccare shabby chic, come usa ora, perché sarebbe più chiara e luminosa, ma io voglio tenerla così come era nella casa dei miei genitori, perché mi riscalda il cuore e mi fa compagnia con la sua storia che è anche la mia.

 

1 Commento

  • Lo avevo capito senza vedere chi lo aveva scritto. Bello . Mi ci ritrovo, sia pure in altri contesti. Brava , mi piacciono i tuoi racconti di vita vissuta. Un abbraccio

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