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Volontariato

Cosetta, la volontaria senior per i quattro zampe

Io faccio vita da canile, come vede sono qui anche oggi, sotto Natale”. Cosetta ha 78 anni, nella vita precedente, quella lavorativa, gestiva la ditta di famiglia, una famiglia che nel 1888 aprì due negozi di abbigliamento in stile inglese nel centro di Firenze.

Cosetta all’opera nel Canile del Termine di Sesto Fiorentino (foto di restiamoanimali.wordpress.com)

Come tante volontarie senior, scopriamo essere una donna instancabile, votata alla sua opera di volontariato e nel suo caso anche estremamente combattiva. Cosetta, presidente dell’Associazione Amici del cane e del gatto ha, infatti, dovuto combattere lo sfratto dalla loro storica sede a Sesto Fiorentino. Battaglia combattuta con tutte le forze, battaglia persa, ma che sembra non aver piegato di un centimetro il suo animo d’acciaio.

Sono passati 30 anni da quando ho messo piedi qui, sa? Ho scelto il volontariato a favore degli animali per passione. Ho sempre avuto cani miei, la difesa delle bestiole abbandonate è sempre state una priorità… così ho iniziato a venire qui e i volontari di questo posto mi hanno chiesto una mano. Io ho risposto loro ben volentieri e da lì è iniziato tutto”. Un’esperienza di volontariato che Cosetta ha deciso di vivere con un approccio sempre più totalizzante.

Io sono diventata volontaria in questo canile molto prima di entrare in pensione.  Naturalmente quando lavoravo dovevo ritagliare realmente ogni minuto di volontariato dalla mia vita lavorativa. Quindi le domeniche, poi la scappata all’ora di pranzo. Anche perché poi il lavoro con le bestiole era sempre di più. Pensate che al nostro apice, come associazione, abbiamo avuto da noi anche quattrocento cani e anche gatti”.

foto Fran Hogan CC0 Public Domain

E la pensione per Cosetta non è stata un trauma: “Come detto ero già volontaria e quando ho deciso di chiudere la ditta, l’ho fatto consapevole della scelta. Aprivo il negozio alla mattina e poi venivo ad aprire il canile, poi chiudevo per pranzo e… venivo in canile. Insomma, se devo essere sincera, ai tempi del lavoro, avrei voluto avere ben più ore da dedicare al volontariato… comunque non è così per tutte e tutti i volontari. E’ stata una mia scelta… pure quella di farci entrare in questo canile un po’ di vita privata”.

Inutile chiederle del pericolo di burn out, cioè di esagerare con il troppo impegno volontaristico. “Guardi, per me proprio niente pausa. Tant’è che, al netto di uno stop per dei malanni stagionali, oggi, in pieno periodo di festività natalizia, lei mi trova qua e il mio cellulare è acceso ventiquattro ore su ventiquattro. Certo, finché non mi riprendo, magari farò meno ore… ma ripeto, era una vita che già facevo con il negozio ed è stata una scelta libera e consapevole quella di donarmi a queste bestiole una volta chiusa la ditta”.

Le chiediamo se aiutare i cani, i gatti, che sono gli altri ospiti della struttura, sia materia per braccia e gambe giovani o il volontario senior possa fare la differenza: “Un volontario senior, per quanto riguarda la cura degli animali, porta in dote una sensibilità magari già allenata. Magari ha meno forze fisiche, ma ha esperienza alle spalle. Esperienza non tanto operativa, ma di ‘capire l’animale’, soprattutto perché trattiamo bestiole che sono state abbandonate e che quindi hanno tutta la loro particolarità caratteriale e di comportamento. L’altro lato dell’operatività, il pulire e il mangiare si impara alla svelta… è il resto che non è scontato e molti volontari senior ce l’hanno”.

Foto Katrin B. da Pixabay

Devo confessare che Cosetta più l’ascolto e più mi ricorda la figura cinematografica di Rambo. Non tanto per la volontà di non mollare mai (durante l’intervista, solennemente, mi ha ribadito “Rassegnazione mai! Battaglia sempre!”), ma perché capace di far trasparire, nell’impegno quotidiano, senza indietreggiare di un passo, un lato innegabile di stanchezza e sofferenza quasi eroiche: “Lo sa cosa mi fa rabbia? Che non si capisca che il cane randagio sia un cane che soffre, che subisce spesso cattiverie, pericoli incredibili e che ci siano intere zone d’Italia dove non si concepisca ancora la sterilizzazione come soluzione per contenere il fenomeno del randagismo. Per esempio nel sud Italia i volontari, le braccia che vorrebbero dare una mano, ce ne sono, ma combattono contro i mulini a vento di un fenomeno assolutamente fuori controllo. Infatti i primi ospiti non toscani che abbiamo accolto sono stati… ventisei cani da Porto Empedocle”.

La mia curiosità riporta Cosetta in Toscana anche se l’energica volontaria non molla: “Si fa tutti quel che si può. Comunque rabbia tanta. Per fortuna il territorio di Firenze è un territorio che ci ha sempre dato una mano. C’è chi ci porta cibo, c’è chi ci porta offerte. Insomma, la popolazione è sempre stata vicina nonostante che le spese veterinarie siano ingenti. No, è il nostro un territorio sensibile e ci conosce molto bene e ci hanno sempre avuto bene”.

La “militante per le quattro zampe” Cosetta sembra solo rallentare quando le chiediamo di raccontarci un suo sogno per il 2020. “Spero che il progetto di aprire un altro canile vada in porto, visto che da qui ce ne dobbiamo andare. Magari più piccolo. Poi a un certo punto, quando non ce la farò più, grazie agli altri volontari e volontarie spero che ci sia qualcuno che mi sostituisca. Solo questo”.

Per ora, almeno per oggi, Cosetta non molla.

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