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Salute

Aiutare chi soffre di demenza durante la pandemia

Indicazioni pratiche ai caregivers per l’assistenza domiciliare alle persone anziane affette da demenza.

Al 1° gennaio 2020 in Italia si stimavano circa un milione di persone affette da demenza. L’80% dei quali aveva un’età superiore agli 80 anni, in prevalenza di sesso femminile, ed era assistito da un caregiver, definito come colui che si prende cura, che assiste e supporta il proprio caro nei momenti di malattia e di difficoltà.

foto iStock – PIXSEL

Le persone anziane affette da demenza assistite al domicilio sono state coinvolte in modo rilevante dall’epidemia di COVID-19; per costoro infatti il numero di contagi e di decessi è stato molto elevato. Non solo, in molte persone, seppur non direttamente colpite dalla malattia, si è evidenziato comunque il peggioramento dei deficit cognitivi, l’esacerbazione o la comparsa di disturbi comportamentali e di deflessione del tono dell’umore, conseguente all’isolamento prolungato e alla modifica sostanziale della routine quotidiana. Infine, molti di costoro, portatori di malattie croniche in aggiunta alla demenza, non hanno potuto essere seguiti come necessario presso gli ambulatori di riferimento, il che ha comportato un peggioramento clinico delle patologie concomitanti.

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha recentemente promulgato il rapporto “Indicazioni ad interim per un appropriato sostegno alle persone con demenza nell’attuale scenario della pandemia di COVID-19” (23/10/2020 n. 61/2020) per fornire un sostegno costruttivo alle persone anziane con demenza ed ai familiari.

Nello scenario della pandemia di COVID-19, le persone anziane affette da demenza hanno rappresentato e rappresentano una categoria a rischio molto elevato per una serie di motivi. In primis, va considerato che le manifestazioni cliniche della malattia sono spesso atipiche nelle persone anziane: ciò rende difficile il riconoscimento precoce del COVID-19, da un lato ritardandone la presa in carico e dall’altro favorendo il contagio in famiglia. Inoltre, la persona affetta da demenza ha spesso difficoltà a comunicare i propri sintomi, il che rende difficile anche per un medico esperto effettuare una visita medica tradizionale. I cosiddetti sintomi atipici d’esordio del COVID-19 possono includere:

  • delirium: è uno stato confusionale che insorge acutamente (caratterizzato da un peggioramento delle capacità cognitive che può verificarsi nello spazio di poche ore) e che tende a fluttuare (in alcune fasi della giornata il paziente può apparire quello di sempre mentre in altre è molto diverso). Il delirium può essere ipercinetico (caratterizzato da agitazione psicomotoria, agitazione/aggressività, comportamento oppositivo o irrequietezza più evidenti del solito), ipocinetico (caratterizzato da sopore e diminuzione della responsività agli stimoli ambientali) o misto (caratterizzato dalla presenza a fasi alterne di delirium ipercinetico e ipocinetico).
  • peggioramento del tono dell’umore fino all’apatia
  • iporessia o anoressia (caratterizzata dalla tendenza a alimentarsi di meno o affatto)
  • cadute
  • astenia marcata
  • peggioramento delle capacità motorie
  • modificazione o improvviso peggioramento di alcuni sintomi/segni della patologia di base

Nel rapporto ISS si raccomanda di informare e formare i caregiver, proponendo a tal fine alcuni ausili pratici come la “Guida pratica per chi si prende cura degli anziani a cura dell’ISS, INAIL e Università Cattolica” (disponibile sul sito https://www.iss.it/covid-19-opuscoli).

L’opuscolo, tradotto in 8 lingue, è fruibile anche nel caso di caregiver stranieri. L’ISS ritiene che informazioni di questo genere siano essenziali per favorire una diagnosi tempestiva, evitando così un ritardato accesso in ospedale e la conseguente presa in carico.

Vengono inoltre fornite delle indicazioni pratiche, da seguire in casa e fuori, per ridurre il rischio di contagio e garantire la protezione dell’anziano e della persona che lo assiste.

Innanzitutto, è bene assicurare un’adeguata illuminazione degli ambienti domestici. L’adeguata illuminazione aiuta la persona affetta da demenza a orientarsi meglio nell’ambiente e ne facilita il riconoscimento di oggetti e luoghi familiari.  Comunicare in modo tranquillo e con linguaggio semplice, rassicurare ed evitare discussioni o contrasti sono altre strategie importanti per evitare reazioni emotive negative o lo sviluppo di disturbi comportamentali. Non è difficile immaginare il peso che le variazioni della routine consolidata (tra cui il venir meno dei supporti sociali e assistenziali) possano aver giocato nel determinare la comparsa o l’accentuazione di disturbi comportamentali nella persona affetta da demenza durante le fasi del lockdown! La routine è infatti spesso essenziale per le persone affette da demenza, garantendone stabilità emotiva e certezze.

La chiusura delle strutture di assistenza e sollievo come dei relativi programmi di attività per le persone affette da demenza, è stato certamente un duro colpo per molti caregiver, costretti a inventare una “nuova” routine quotidiana e a trovare nuovi modi per tenere occupato il familiare. In molti casi ciò è stato motivo di stress emotivo e burnout.

Per facilitare il mantenimento di una routine costante, il rapporto dell’ISS consiglia di redigere uno schema di attività di vita quotidiana possibilmente derivato dalla routine precedente, identificando quali sono le attività che è più opportuno adattare o quelle che invece è necessario cambiare. Certamente andranno rispettati il più possibile gli orari dei pasti e le ore di sonno, adattando le altre attività della vita quotidiana alle capacità residue della persona nei differenti momenti della giornata.

Per garantire la continuità delle cure è necessario ricorrere a consulti da remoto (telefonate, e-mail, telemedicina), che costituiscono un importante strumento di presa in carico globale della persona affetta da demenza e di sostegno del caregiver. Infatti, i pazienti verificati come stabili dal punto di vista clinico, cognitivo, funzionale e comportamentale tramite gli interventi suddetti, potranno essere regolarmente seguiti, permettendo così di evitare spostamenti dal domicilio non necessari e spesso di non semplice attuazione.

Per la salvaguardia delle persone anziane affette da demenza assistite in contesto domiciliare, si ravvisa, quindi, l’importanza di:

  • formare i caregiver sulle corrette misure di prevenzione da mettere in atto
  • non sottovalutare le manifestazioni atipiche del COVID-19
  • assicurare la routine quotidiana, talora anche riconsiderando gli schemi assistenziali e di cura usati prima del periodo pandemico
  • garantire la continuità delle cure anche ricorrendo a telemedicina e consulti da remoto.

Foto iStock – PIXSEL / Modelle in posa.

1 Commento

  • spesso i familiari sono troppo occupati con figli e lavoro per impegnarsi anche con gli anziani di casa che, quando non conviventi richiederebbero maggiore attenzione ed assiduità. Sarebbe opportuno istituire assistenza indiretta per chi, non può o non vuole riconoscere il proprio stato di malferma salute senile . Con le gabelle imposte dal governo di turno, sarebbe sopperire a quei servizi essenziali e indispensabili per una possibile e serena vecchiaia .

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