Tecnologia, croce e delizia

Una serie di articoli in cui parlo del rapporto tra senior e tecnologia e di come convenga farcela amica.

Secondo lo stereotipo, i senior sarebbero imbranati nell’uso della tecnologia e ad essa sottilmente avversi. A parte il fatto che stiamo diventando abbastanza bravi a usarla (come scrive Alessandro Mella molti sono già diventati digi boomer), ecco perché, secondo me, alcuni restano un po’ indietro e come evitarlo.

Possono mancare la motivazione e il “campo pratica”.

È vero che, in genere, noi senior facciamo più fatica ad adottare le nuove tecnologie, ma non per problemi di apprendimento (questo mito che oltre una certa età si faccia fatica ad apprendere è ancora molto diffuso e fa più danni della grandine perché è la classica profezia che si autoavvera). Per apprendere le nuove tecnologie occorre avere la motivazione a farlo, che è fortemente legata al fatto che gli altri con cui interagiamo le adottino. Se non lavoriamo su progetti, è difficile che abbiamo voglia di adottare Trello o Slack (piattaforme per gestire flussi di lavoro). D’altra parte, perché dovremmo? Se continuiamo a usare il telefono tra noi senior e frequentiamo prevalentemente senior, non diventeremo mai provetti nell’uso di Whatsapp.

Oltre alla motivazione, ed è l’altra faccia della stessa medaglia, ci manca anche il “campo pratica”. Qui mi ricollego a un discorso che mi è molto caro, quello delle relazioni intergenerazionali. Quanto maggiori sono, tantopiù siamo incentivati ad adottare le tecnologie, se non altro per non essere tagliati fuori. Quando fu lanciata Whatsapp, io non ne sentivo la mancanza (“la email funziona così bene”, pensavo). Poi l’ho adottata rapidamente perché i miei amici venti o trent’anni più giovani guardavano la mail saltuariamente e, per avere da loro una risposta tempestiva, il mezzo di comunicazione era Whatsapp.

Conta anche l’aiuto degli altri. Con un po’ di fatica e di aiuto, molti senior anche di età parecchio avanzata, hanno imparato a usare le varie app per videochiamate (Zoom, FaceTime, WhatsApp) durante il periodo della pandemia perché c’era una motivazione forte ad apprendere da parte loro e degli altri nel supportarli con empatia e pazienza. Fuori dall’emergenza, non sempre è così. Quando una persona giovane ci spiega l’uso di una nuova app e stentiamo a capire al volo, ci sentiamo principianti poco dotati. Se sbagliamo, siamo tentati di mollare per evitare umiliazioni a noi stessi e perdita di tempo a chi ci aiuta. In questo caso insegnare a usare la tecnologia ha un effetto quasi divisivo perché sottolinea le diverse velocità di apprendimento. Quando, invece, durante la pandemia, spiegavo a una signora vent’anni più grande di me (questo significa molto molto grande) come usare Zoom per poter partecipare ad un incontro online di raccolta fondi per una onlus a cui lei teneva molto, ci sentivamo un team che cercava insieme di raggiungere un obiettivo comune. Dovrebbe sempre essere questo lo spirito quando si aiuta e ci si fa aiutare.

Apprendere come i teenager. L’altra cosa che non ci aiuta è l’approccio che in molti senior abbiamo all’apprendimento. Siamo stati abituati, soprattutto in Italia, a “studiare sui libri” e poi ad applicare l’apprendimento. Il miglior modo per imparare a usare molta della tecnologia che ci può aiutare è invece “metterci le mani”, di giocarci e di sperimentare, senza paura di sbagliare. I teenager imparano a usare ogni nuova app in questo modo, non certo leggendo il manuale.

Infine, è vero per la tecnologia quello che vale per le lingue e molte altre cose: più se ne conoscono e prima si fa ad apprenderne di nuove. Noi che non siamo nativi-digitali abbiamo, in genere, meno esperienza.

Restare rilevanti. Adottare nuove tecnologie non serve solo ad essere connessi agli altri, ma anche a restare all’interno del dibattito corrente. Il mio punto di forza, probabilmente, non sarà l’uso di ChatGPT ma qualcosa più da Boomer, ma se non ho idea di come funzioni, sono tagliato fuori da molte conversazioni.

Per questo vi proporrò prossimamente su questo sito una serie di articoli dedicati a come le tecnologie ci possono essere amiche.

Tecnologia amica. Quali sono le aree in cui la tecnologia ci può essere amica?

  • Connessioni sociali e il benessere mentale. Oltre alle app che tutti conosciamo per videochiamate e ai social media, ci sono almeno altre tre tipologie di applicazioni: le app a supporto del benessere mentale, i robot-companion che offrono interazione e riducono la solitudine e le app che supportano le connessioni tra senior.
  • Monitoraggio della Salute & Telemedicina. Dai dispositivi indossabili (come smartwatch) alle piattaforme di telemedicina.
  • Allenamento Cognitivo e Apprendimento. Dalle app che mantengono la mente attiva e alle piattaforme di e-learning, alla realtà virtuale: vivere esperienze senza doversi muovere.
  • Soluzioni per Mobilità & Trasporti. Dalle app di ride-sharing ai dispositivi GPS per gli anziani con problemi di memoria.
  • Sicurezza Finanziaria. Dai servizi di home banking semplificati, ai sistemi di rilevamento delle frodi.
  • Tecnologia Assistiva e Case Intelligenti. Dagli assistenti vocali all’automazione domestica intelligente ai robot assistivi.

Vuoi leggere i precedenti articoli della sezione Nuove Tecnologie? Clicca qui

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Condividi questo articolo

Odile Robotti è amministratrice unica di Learning Edge srl e autrice (“Il Talento delle Donne”, “Il Magico Potere di Ricominciare” e "I migliori cinquant'anni"). Riflette sul ruolo dei senior nell'era della longevità e li aiuta a reinventarsi. E' convinta che la seconda metà della vita sia la migliore.

Un Commento

  1. Elisabetta Carmignani 24 Aprile 2025 at 8:18 - Reply

    Esistono tutor che possano aiutare a domicilio senza costare una fortuna?

Lascia un commento