Tecnologia amica della socialità e dell’allenamento cognitivo

In un recente articolo dal titolo “Tecnologia, croce e delizia”, abbiamo visto perché noi senior spesso facciamo fatica a diventare confidenti con le nuove tecnologie e abbiamo scoperto quali sono le aree in cui la tecnologia ci conviene farcela amica: tra queste, le connessioni sociali e l’apprendimento.

Le connessioni umane, come è noto, hanno un riflesso importante non solo sul nostro benessere mentale, ma anche sulla nostra salute fisica. Uno studio inglese del 2021, pubblicato sulla prestigiosa Lancet Healthy Longevity, ha trovato che solitudine e isolamento sociale sono associati a condizioni quali depressione, demenza, attacchi di cuore, malattie polmonari a lungo termine e fragilità. Vivek Murthy, chirurgo generale degli Stati Uniti durante le presidenze di Obama, Trump e Biden, per attirare attenzione su questo tema cruciale, ha dichiarato che la solitudine è un fattore di rischio di morte più forte rispetto all’inattività fisica e all’obesità ed equivale a fumare 15 sigarette.

Connessioni umane e tecnologia sembrano quasi opposti, ma non è così. Oltre alle app per videochiamate e ai social media, che ci permettono di collegarci a persone che già conosciamo o che non sono distanti dalle nostre cerchie, vi sono siti e app che supportano le nuove amicizie dei senior tra loro e con altre generazioni.

Sappiamo che “uscire dalla propria bolla” non è così facile e intercettare persone con cui si condividono interessi richiede ricerche anche lunghe. La tecnologia semplifica e accelera.

Alcuni esempi. Prendiamo per esempio un sito che collega tra loro i senior, creando una community: Cocooners. Si tratta appunto di un sito-community che propone viaggi, visite guidate, corsi che, oltre a essere un modo per stimolare la mente, sono anche opportunità per incontrare persone della propria fascia di età con interessi simili. Un altro esempio, che risponde all’esigenza di fare conoscenze nuove con una finalità in parte diversa, sono le piattaforme di incontri, come SeniorChat, rivolte alla demografica senior. Offrono il beneficio di evitare la competizione con altre generazioni rendendo meno ansiogeno il processo.

Nina Nipote in affitto, invece, unisce generazioni diverse: i “Nipoti in affitto” per un piccolo compenso aiutano i senior, per esempio insegnando loro l’uso della tecnologia o dando una mano in attività che sono più difficili (o noiose) se fatte da soli: pensate a pratiche con uffici amministrativi o visite mediche. Molto spesso ne nascono amicizie intergenerazionali che arricchiscono entrambi e, come nelle relazioni nonni-nipoti, questi ultimi beneficiano dei consigli e del calore umano dei primi.

Le tecnologie che possono darci una mano non finiscono qui. Per esempio, i robot-da-compagnia che offrono interazione e riducono la solitudine di chi trascorre varie ore del giorno da solo possono essere di aiuto soprattutto con i nostri “grandi anziani”.

I più moderni robot, per esempio ElliQ, sono basati sull’intelligenza artificiale e stanno avendo un certo successo negli Stati Uniti grazie alla grande naturalezza del loro stile di interazione e capacità di adattarsi facilmente alle preferenze della persona senior. Oltre a interagire creando ingaggio e stimolando la cognizione, fanno anche da assistenti personali: aiutano a tenere traccia di tutto, dai compiti da svolgere e ai medicinali da prendere, e tengono informate le persone di riferimento.

La proposta di queste tecnologie non è di sostituire la compagnia umana, ma di integrarla, soprattutto in quelle funzioni (come ricordare a una persona di bere o incoraggiarla a muoversi o ascoltarla raccontare la stessa vicenda più volte al giorno) che richiederebbero una presenza costante e, francamente, una pazienza che pochi umani possiedono. In Italia siamo scettici e un po’ ostili nei confronti di questo genere di tecnologia, ma in paesi come il Giappone è utilizzata con successo da tempo.

Per quanto riguarda l’allenamento cognitivo, c’è solo l’imbarazzo della scelta: le app che mantengono la mente attiva abbondano, da Peak (oltre 40 giochi diversi sviluppati da neuroscienziati ed esperti di giochi), a Elevate (che sviluppa focalizzazione e memoria), a Luminosity (che allena memoria, attenzione, velocità, flessibilità e problem solving ed è frutto di una collaborazione tra istituti universitari e sanitari USA), a molte altre. Rispetto alla Settimana Enigmistica che ricordiamo tutti, queste app hanno varie marce in più nello stimolare la mente, oltre a permettere di tenere traccia precisa dei nostri progressi nell’utilizzo.

Infine, sempre pensando ai super-anziani, esiste una categoria di app progettate per adattarsi alle esigenze delle persone con demenza, per esempio HOLDer , o con decadimento cognitivo come e-MemoryCare.

Personalmente vedo questa ampiezza di offerta molto positivamente e trovo utile informarsi su cosa sia disponibile. Poi, è evidente, ognuno sceglie dal menu ciò di cui ha bisogno e che lo attira.

App e siti segnalati in questo articolo sono solo esempi che non esauriscono le opportunità presenti sul mercato.  Non rispondiamo dell’efficacia e della validità scientifica di quanto proposto da app e siti.  L’utilizzo dei servizi proposti dalle app e dai siti segnalati in questo articolo sono a pagamento; ciò nonostante non si tratta di pubblicità.

Foto di Marcus Aurelius da Pexels

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Odile Robotti è amministratrice unica di Learning Edge srl e autrice (“Il Talento delle Donne”, “Il Magico Potere di Ricominciare” e "I migliori cinquant'anni"). Riflette sul ruolo dei senior nell'era della longevità e li aiuta a reinventarsi. E' convinta che la seconda metà della vita sia la migliore.

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