Abbasso il giovanilismo
In questi anni noi baby boomers ci siamo trastullati con una storia per altro vera: che i nostri 70 anni sono i 60 di un tempo e gli 80 i 70 dei nostri nonni.
La medicina ha fatto progressi e noi ci siamo abituati a una vita più sana. Facciamo movimento, stiamo attenti a quello che mangiamo, pochi grassi animali, frutta e verdura. Niente fumo, alcool quanto basta. Insomma, ci
prendiamo cura del nostro corpo e dell’aspetto. Anche i media hanno seguito la tendenza. Non si vede più una nonna con i capelli corti, ricci e tendenti al celeste.
Per cui a noi donne toccano pomeriggi infiniti dal parrucchiere e dall’estetista. Ma è indubbiamente positivo che una settantenne possa ancora sentirsi attraente. Gli uomini stanno attenti a mantenersi longilinei e per quelli che non amano il riporto c’è il trapianto in Turchia (si scherza sulle linee aeree non più chiamate Turkish Airlines ma Turkish Hairlines).
Detto questo mi viene in mente una considerazione: ma quanta fatica ci costa rimanere giovani. E ripensiamo a quanto abbiamo ridicolizzato “i vecchi che andavano ai giardinetti”. Ma se uno vuole fare una passeggiata a piedi in città, dove trova una pallida imitazione della natura se non ai giardinetti? E se uno preferisce vedere una partita alla TV piuttosto che andare allo stadio (che poi si vedono meglio in video)? E se una preferisce vedere un film su una piattaforma, all’ora che vuole, nella lingua che vuole, accarezzando il cane e bevendo una tisana?
A volte un trend culturale, di certo giusto, può diventare una gabbia che umilia e intimidisce chi non vi si adatta.
Sfidare i limiti dell’età è di certo ammirevole e auspicabile. Le para olimpiadi sono sempre sotto i nostri occhi. Ho conosciuto una coppia di ciechi (non vogliono essere chiamati non vedenti) che amavano viaggiare. C’è chi a 80 anni vuole scalare l’Himalaya. C’è chi si rimette in gioco. Un certo Mike, americano di cui avevo già scritto sullo stile di vita ammirevole, ha perso la fidanzata storica. Dopo un paio di mesi online e vari incontri ora ha trovato la persona giusta e a 84 anni si sposa.
Ma non tutti hanno l’energia fisica e psicologica per agguantare la seconda chance.
L’altra via è accettare i limiti dell’età. Tra i 60 e gli 80 anni possiamo essere felici di quello che abbiamo realizzato. Ma possiamo anche mettere una pietra sopra a quello che non abbiamo realizzato. Ci sarebbe piaciuto visitare 100 paesi e ne abbiamo visitato solo 50. Ci sarebbe piaciuto realizzarci in altre professioni. Ci sarebbe piaciuto avere più figli o averne di meno. Ci sarebbe piaciuto fare l’esperienza di tre mogli diverse. Invece i giochi sono fatti almeno per la maggioranza di noi.
E poi basta che ci si rompa un osso qualsiasi (una caduta o un incidente, nulla di grave). E allora il corpo ci ricorda che l’età psicologica è un sogno perché per il fisico esiste solo l’età cronologica. E l’osso ci mette il tempo che serve per riaggiustarsi e non quello che vorremmo.
Insomma, non è facile decidere se accettare la sfida o rassegnarsi con un senso di serenità. E’ una decisione molto personale che dipende dalle condizioni fisiche, psicologiche e dalle vicende della vita. Anche dall’educazione. Credo che l’educazione statunitense sia più favorevole alle sfide di quella europea. Ma non conosco altre culture, come quelle orientali, per fare un paragone che non sia superficiale.
In ogni caso la serenità passa anche attraverso un sano realismo.
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Wally Festini Harris è nata e vive a Milano. Già psicoterapeuta e professore universitario, ora si dedica alla scrittura. E' autrice, tra gli altri, dei saggi, "Ricomincio da 50" (2009) e "Ricomincio da 60" (2015).











