Resistere, anche nei momenti difficili

La storia di Sabrina

Di recente mi è stato diagnosticato il Parkinson.

In una forma ancora lieve, ma c’è.

E’ una malattia degenerativa e quindi il mio destino è segnato. I medici mi dicono che oggi non esistono cure definitive ma che i trattamenti possono aiutare nel controllare lo sviluppo della malattia e nel consentire una qualità di vita accettabile.

Ma intanto c’è, inutile illudersi troppo.

Non avrei mai immaginato di trovarmi in questa situazione, di dover pensare che a 64 anni la mia vita è tutta da rivedere, che forse è al giro finale.

Ho incontrato dei bravi medici e di loro mi fido. Mio marito e i miei figli mi stanno aiutando tanto anche loro standomi vicino, incoraggiandomi.

Però sono io quella che deve affrontare questa brutta malattia.

Non so cosa deciderà di fare il mio corpo, in questo momento è la mia psicologia che vacilla.

Sono sempre stata una resistente, una determinata, pronta a lottare per le cose a cui tenevo di più.

In passato, quando ho visto la mia famiglia vacillare per una sbandata di mio marito o un’altra volta che mio figlio aveva avuto dei problemi con la droga, sono stata io a reggere l’urto e a tenere botta.

E’ questo che mi aspetto da me stessa, di reggere l’urto, di tener botta e di combattere.

Questa sono io!

Ma vi assicuro, è davvero difficile, sono tanti i momenti che vorrei lasciarmi andare, rinchiudermi in me, lasciarmi travolgere dalle lacrime, sento che la fine della vita è vicina, troppo vicina. Non ho diritto anch’io a essere debole almeno in questa occasione?

Ma poi la depressione passa e da qualche angolo profondo di me torna la combattente che vuole resistere, che si informa su tutte le cure possibili, che cerca disperatamente delle luci di gioia in tutto questo buio.

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Foto di Erik Karits da Pixabay

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