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Interviste

Quando la professione diventa volontariato

Volontari Senior Professionali: se le competenze lavorative diventano un aiuto per gli altri.

Dirigenti, professionisti, docenti universitari, tecnici: sono soltanto alcune delle professioni, o ex professioni, di Volontari Senior Professionali Onlus, l’associazione nata nel 1986, i cui soci mettono il loro bagaglio culturale, il loro patrimonio professionale e il loro background lavorativo a disposizione di chi ne ha bisogno, a livello internazionale, per crescere e svilupparsi. Per conoscere da vicino questa realtà Osservatorio Senior ha incontrato il Vice Presidente Gianmaria Scapin.

V52srrnlZOfFUZ9xRG6VlLRvV-FaBQQzpXoA1UjlN5VszhMPZXOsTWJYCULGdsWqIv5QoyYMkveDf5baki4cCPWL-fNIo7KuLvDqZMXgMQejqBQ3FGXOD1YVCS9QofZUiA“Sin da ragazzo ho fatto viaggi esplorativi, finalizzati a capire come funzionavano luoghi, persone, tradizioni… Quando, 30 anni dopo, ho saputo dell’esistenza della VSP, ho sentito una certa continuità con quei viaggi: andare in un luogo con uno scopo, una finalità fa vivere la cosa in modo completamente diverso”. Scapin, di formazione economica, è stato nella sua attività professionale manager e dirigente d’azienda, per poi abbracciare a metà degli Anni ’90 il mondo del web. Le sue competenze, quindi, in materia aziendale, marketing e tecnologia sono state quelle che ha messo a disposizione dell’Associazione.

Ci può spiegare come funzionano queste missioni?

“L’attività principale di VSP è quella di offrire un servizio di consulenza in loco: si attivano quindi missioni, sponsorizzate da Organismi Nazionali e Internazionali, che vanno a aiutare realtà situate in paesi in via di sviluppo, toccando gli ambiti più diversi, dallo sviluppo agricolo al marketing, dalla consulenza legislativa all’edilizia. Fino ad oggi l’Associazione ha concluso con successo oltre 500 interventi di consulenza in oltre 60 paesi del mondo, Italia compresa.

I membri dell’Associazione sono tutti professionisti: servono altre caratteristiche per diventare socio?

Le richieste che arrivano prevedono una certa specificità, quindi la qualifica professionale viene declinata sui vari progetti. Fattore importante è sicuramente la conoscenza della lingua straniera, finché si tratta di inglese, francese e spagnolo, visto che i fondi messi a disposizione per pagare le missioni (viaggio, vitto e alloggio) sono sempre meno e quindi la presenza di un traduttore, salvo casi particolari, sarebbe un costo. Altre caratteristiche riguardano la personalità: capacità di adattamento e voglia di mettere in gioco se stessi, in ogni sfumatura del proprio carattere.

Le professionalità più richieste?

Spesso richiedono competenze in architettura e design legate a ristrutturazioni, ingegneri, geologi per il recupero acqua o il rifacimento di strade. Ma anche insegnamento e formazione, ad esempio nell’ambito del marketing e comunicazione: penso alla missione fatta in Guatemala, che aveva lo scopo di aiutare, nel processo di sviluppo comunicazione e vendita del caffè, le contadine locali.

Il fatto di essere avanti negli anni quando si fanno questo tipo esperienze che cosa comporta? Ci sono limiti, difficoltà, aspetti che facilitano?

Kiev VSP Presentazione data ridotta

Volontari Senior Professionali a Kiev

A volte ci sono problemi familiari che all’ultimo momento creano difficoltà e talvolta il volontario è costretto a rinunciare. Altre volte sono problemi di salute. Altre ancora, come è capitato recentemente a me in Ukraina, accade che nessuna assicurazione copra il volontario in quel Paese perché c’era in corso una guerra.

E’ cambiato nel tempo il modo di fare volontariato?

Nella recente riunione internazionale delle Associazioni Senior Europee di esperti, rete della quale facciamo parte, sono emerse due nuove tendenze. La prima di portare avanti missioni anche interne al proprio Paese. Un esempio su tutti è quello tedesco che ha dedicato 7mila volontari ad aiutare i migranti giunti in Germania, in particolare i giovani, ad apprendere la lingua, l’educazione civica e, poi, a introdursi nel mondo del lavoro. Quindi il volontariato non ha più solo gli occhi puntati sull’estero, ma anche in loco. Noi, come VSP, ad esempio, andiamo nelle scuole a formare i ragazzi maturandi, sul mondo del lavoro che li aspetta fuori.

Altro aspetto emerso è che si stanno affacciando sul mercato mondiale delle organizzazioni, in particolare in Gran Bretagna, che chiedono quote di iscrizione sostanziose ai volontari (intorno ai 5.000 euro l’anno). In pratica si paga per andare in missione: non sta a me giudicare se sia cosa corretta o meno. Sta di fatto che questo mette in luce l’esistenza di un bisogno, cioè che molti professionisti fuori dal mercato del lavoro sono disposti anche a pagare pur di continuare a contribuire e a mettere a disposizione le proprie competenze.

Queste missioni hanno quindi un risvolto anche psicologico…

Penso che sia la motivazione principale: vieni calato in realtà locali lontanissime da te e condividi, per giorni, non solo la quotidianità, ma anche timori e speranze. Sei tu, senza un capo o un’impresa dietro, e con le tue forze Gianmaria-Scapin-Muzeo-Krujedevi raggiungere un risultato. E quando ce la fai, sapendo di aver contribuito al benessere di qualcuno, è davvero gratificante. A me è successo ad esempio in Albania in missione come volontario per conto delle U.N.: c’era la richiesta di mettere insieme dei saperi per creare un incubatore. Parto, convinto fosse qualcosa di tecnologico, e i responsabili del governo di Tirana mi fanno sapere che l’incubatore riguarderà imbianchini, tappezzieri, carpentieri e altri artigiani a cui si voleva dare un’opportunità di integrazione per presentarsi al mercato come impresa. Quindi mi sono calato in quella realtà, adattato, e inventato un nuovo modello. Due anni dopo ho saputo che l’incubatore è stato fatto. Una bella soddisfazione.

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