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Ricerche Volontariato

Ridurre il rischio di demenza senile? Il volontariato

Credevate di cavarvela con semplici passeggiate in collina o con delle sporadiche, quanto rilassate, partitelle a tennis con l’amico di sempre. Invece a solleticare il vostro status di “differentemente giovani” che si godono la vita ci sono le indicazioni nella ricerca rilasciata da un team di ricercatori universitari canadesi, svedesi, belgi e del Regno Unito dal titolo “Può il Volontariato in tarda età ridurre il rischio di demenza senile?”

foto SAN FRANCISCO HISTORY CENTER, SAN FRANCISCO PUBLIC LIBRARY (Creative Commons CC BY-NC-ND 2.0)

La notizia è positiva perché vi bacchetta per il vostro bene, proprio come facevano un tempo la mamma e il papà. Lo studio rivela, infatti, che chi ha una limitata rete sociale alza del 60% il rischio di ammalarsi, chi fa, invece, del moto fisico per almeno 3 volte a settimana lo riduce del 34% e chi allena i meccanismi cognitivi, parimenti, si mette di più al riparo (tra il 26% e il 51%) dal “disturbo acquisito su base organica delle funzioni intellettive”.

E di certo vi chiederete cosa c’entri in questo caso il Volontariato. Anche questo i ricercatori ce lo spiegano facilmente: il segreto non sta nel concepire queste “fonti di eterna giovinezza” come singole e separate, ma il beneficio massimo è proprio dato, empiricamente, dal gioco coordinato di sociale/fisico/cognitivo come cardine mastro della vita di un senior.

E allora – si chiedono i ricercatori – cosa meglio del Volontariato può attivare questa sana “triplice alleanza” racchiudendo, spesso, tutte queste caratteristiche in un servizio unico?

Lo studio è stato svolto su un arco temporale di 5 anni usando tre edizioni (2010, 2012, 2014) del sondaggio statistico Swedish Longitudinal Occupational Survey of Health, concentrandosi sugli over 65 e, codice fiscale alla mano, prendendo come variabili indipendenti i test di auto-diagnosi (forniti da Copenhagen Psychosocial Questionnaire II) e incrociandoli con la lista di chi ha richiesto farmaci “anti demenza senile” del servizio sanitario nazionale.

Come si accennava all’inizio dell’articolo c’è però poco da pensare che un’attività blanda di volontariato possa portare tali benefici: lo studio prova come solo i senior che si dedicano con costanza a un’attività che comprenda questa “triplice alleanza” di cui sopra dichiarano di avere meno problemi di concentrazione/decisione/ricordo/confusione e sono a tutti gli effetti quelli o quelle che richiedono meno spesso dei medicinali specifici per curare malattie come l’Alzheimer.

Ovviamente, come tutti gli studi che si rispettino, i ricercatori sono stati ben chiari riguardo ai limiti della loro analisi. Lato auto-diagnosi si adatta, ad esempio, nei casi peggiori, solo a chi ha sviluppato un livello moderato di demenza senile (per gli altri, i più malati, servirebbe interrogare i parenti su cosa i loro cari facessero prima di ammalarsi). Inoltre, i dati delle prescrizioni farmacologiche sono attendibili solo se si tiene presente che in Svezia questi valori sono “registrati” nei database ad avvenuto utilizzo della prescrizione (i ricercatori hanno individuato un 3% di svedesi che, dopo averla richiesta, la lasciano chiusa in un cassetto).

Detto questo, però, in chiusura, possiamo addolcire la pillola del “fare tanto volontariato, farlo sempre, non smettete mai” con quanto riportato, invece, dallo studio condotto da McCann Truth Central “I’m an individual, not an Age Group” e che ha toccato una platea di 24.000 persone, dai 20 ai 70 anni, in ben 29 paesi del mondo.

Dallo studio emerge, infatti, che le persone di tutte le fasce d’età non stanno rispettando le aspettative tipiche (chiamali se vuoi, pregiudizi) della propria fase di vita: infatti, due terzi delle persone di circa 70 anni facenti parte del campione globale, credono che “tu non sia mai troppo vecchio per un appuntamento romantico”, mentre il 57% dei ventenni ha più paura della morte!

Insomma, secondo questo studio, nel Bel Paese l’invecchiamento è visto dai settantenni, come nel resto del mondo, con un atteggiamento fondamentalmente positivo, che porta più libertà e felicità e che non mina la capacità di mantenere una mente e uno spirito attivi.

Quindi, ancora una volta, ancora di più, non avete proprio più scuse per non mettervi in gioco! Lasciate racchetta da tennis, prendete il vostro “amico di partitella mensile” e correte a far volontariato!

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