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Al bar Cuba

Della serie “Appassire con stile”.  Dopo l’esame del sangue all’ASL della vicina città, di solito mi premio con una colazione in uno dei più bei bar, affacciato su una moderna piazza. Oggi decido di sedermi ad un tavolino in una zona centrale dell’accogliente sala e ordino il mio cappuccino con croissant. Nell’attesa mi guardo intorno: il bar non è molto affollato: vicino a me due donne non più giovanissime parlano fitto tra loro; qua e là coppie attempate o persone sole, alla mia sinistra tre senior maschi.

Henry de Toulouse–Lautrec “Al Moulin Rouge”

Il bar, a metà mattina è il regno dei senior, dei pensionati che si godono la mattinata, senza alcuna fretta, indugiando davanti ad una bevanda calda. Arriva un signore distinto, capelli grigi ed un cagnolino bianco al guinzaglio, che mi chiede gentilmente il permesso di sistemarsi al mio tavolino, per essere vicino ai suoi amici alla mia sinistra. Acconsento e intanto li guardo incuriosita. Due parlano tra loro della partita del Toro della sera precedente, un altro legge il giornale. Faccio un complimento al cagnolino che si chiama Tom ed elemosina briciole di dolci, mentre il suo padrone si inabissa dietro un giornale, dopo aver lanciato un breve saluto agli amici.

I senior parlano tra loro dell’abbondante nevicata. Qualcuno chiede :

– Hai tolto la neve davanti a casa?

– No – risponde uno, non è il caso di toglierla, andrà via da sola.

– Certo – incalza un altro – come le persone , è inutile ucciderle, moriranno da sole…

Ridono divertiti alla battuta, sorrido anch’io. Passa la commessa e segna su una tessera personale, che ciascuno di loro esibisce, la loro consumazione.

Non posso fare a meno di pensare al Rose Garden, il bar dove andavo con mia zia, dove le donne si facevano compagnia, si consigliavano i comportamenti più consoni con i figli, le nuore; parlavano tra loro dei libri che leggevano e se li passavano.

Mi sembra di notare che le donne abbiano una più schietta capacità di aggregazione, una voglia di fare comunità, cioè di scambiarsi tra loro emozioni, sentimenti, riflessioni e fare di questa comunicazione profonda e autentica il nutrimento vero dell’appartenenza. In fin dei conti mi sembra che le donne abbiano una marcia in più per far fronte alla loro vecchiaia, in questo terzo tempo in cui, come nel “terzo tempo del rugby” si incontrano per complimentarsi e, in questo, riconoscersi e sostenersi. E dove, perdonatemi, ma non posso fare a meno di notare che al Rosen Garden si offrivano il caffè a turno, con piacere.

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