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Le Vostre Storie

Attore e mimo a 65 anni

La storia di: Max

Avendo lavorato come informatico nei pozzi di petrolio, non ho mai frequentato teatri di prosa e neppure teatri dell’opera. Una volta andato in pensione, la mia seconda moglie ha notato che ho un viso espressivo e mi ha iscritto a un’agenzia pubblicitaria. Va detto che ho un aspetto poco comune e ho una lunga barba bianca. Sono Nordamericano con una radice irlandese. Se siete interessati a questo genere di attività, non è necessario avere una faccia singolare. Anche i visi comuni sono richiesti dal mercato. Ma consiglio di diffidare delle agenzie che chiedono soldi per iscriversi o che pretendono un book costoso. Le agenzie serie guadagnano solo una percentuale sui lavori che propongono.

In cinque anni ho partecipato a moltissimi casting – è fondamentale non perdere nessuna occasione – e ho interpretato diversi ruoli: Babbo Natale, un barbone, uno storico, un guru, un rabbino, un manager, un aristocratico, un cowboy, un nonno. Mi è piaciuto moltissimo lavorare nella pubblicità. Non ci sono orari, è un lavoro meticolosissimo ma tutti coloro che hanno un’attività creativa sono prevalentemente giovani e sono entusiasti della loro occupazione. Va detto che mi sono inserito bene nel settore perché ho accettato ogni lavoro, pagato bene o non pagato per niente, con un marchio importante o per uno studente di regia, comodo o scomodo, bello o brutto. Da ogni lavoro si impara e ogni ingaggio arricchisce il curriculum.

da Le Trouvère

L’attività nel teatro d’opera nasce da un tentativo azzardato. E’ agosto, parto per il mare, mi capita un lavoro gratuito. Il giorno dopo torno a Milano di corsa e, durante il casting, vengo a conoscenza, per caso, di una mailing list dove c’è un annuncio della Scala: si cercano mimi extracomunitari, neri o asiatici, per rappresentare i prigionieri nel “Fidelio”. Io, che non sono nero né asiatico, ho occhi azzurri e un aspetto nordico, decido di mandare il curriculum. Non si sa mai. Alla peggio ricevo un rifiuto. Invece no, sono gradito alla regista che mi ingaggia. Sono l’unico senior e l’unico bianco. Una volta entrato nel giro è tutto più facile. Ho fatto sei opere alla Scala. Ho rappresentato il prigioniero, il servitore, l’anziano in una casa di riposo, il lavoratore. E, infine, l’angelo, un angelo buffo nel “Trionfo del tempo e del disinganno” di Haendel. Anche qui, il lavoro è assai scrupoloso, si fanno tante prove anche per un singolo gesto e si ricavano tante soddisfazioni. Il mio curriculum se ne è avvantaggiato.

Ed ora sto svolgendo il lavoro più bello nel “Trouvère” di Verdi a Parma con la regia di Bob Wilson. Rappresento un vecchio che sta quasi sempre in scena, una parte da mimo solista. Essere “visibile” è la maggiore soddisfazione per un attore. E essere diretto da un regista geniale come Bob Wilson è impagabile. E poi lavorare con un gruppo di giovani competentissimi è molto piacevole. Unico senior, sono vezzeggiato da costumista e truccatrice. Ora ho 72 anni e non so se avrò ancora occasioni simili in futuro. Ma sto vivendo anni davvero felici sia nella vita famigliare sia nella mia seconda vita professionale.

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