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Senior nel mondo Soluzioni abitative

Senior in Florida sfidano lo “tsunami d’argento”

John, un perito assicuratore di 68 anni neo-pensionato, sta vendendo la sua casa in Ohio, Illinois (Stati Uniti) e vuole trasferirsi in Florida. Ha divorziato da qualche anno e, anche se i suoi figli vivono in Texas, a lui piacerebbe vivere in modo indipendente, ma in un clima più mite. Ha sentito parlare di una città in Florida dove un gruppo di over 55 ha organizzato una comunità nella quale le persone condividono servizi e si offrono supporto reciproco. Gli piace l’idea di appartenere ad un gruppo come questo e recentemente ha scoperto che ci sono diverse città in Florida che hanno organizzato questo tipo di “rete di vicinato”. La sfida per lui ora è scegliere dove andare!

L’esperienza che John sta cercando è ispirata all’idea dei “Village” che ha avuto origine a Beacon Hill, Boston, negli USA. Nel 2002 un piccolo gruppo di amici e vicini di casa, allora “over 55“, organizzò una rete di supporto reciproco che permise loro di appoggiarsi l’un l’altro per usufruire di servizi di base di cui tutti avevano bisogno e contemporaneamente, condividere momenti di socializzazione. L’idea di base era quella di avere un approccio di “invecchiamento attivo” nel quale i membri pianificavano di invecchiare cercando di rimanere a casa propria il più a lungo possibile. L’idea ha ispirato altri gruppi e si è creata una rete chiamata “Village to Village” che oggi rappresenta più di 200 comunità negli Stati Uniti: comunità dove le persone decidono di “invecchiare insieme”.  

L’invecchiamento dei baby boomer è diventata una seria preoccupazione per la società e per i governi. Il sito della rete “Village to Village” riporta alcuni dati rilevanti nella realtà degli Stati Uniti. Dal punto di vista demografico, entro il 2029, ogni giorno quasi 10.000 persone compiranno 65 anni. A ciò si aggiunge che, in base ai censimenti recenti, 1 persona ogni 3 “over 65” vive oggi da sola : un trend che si accentuerà col tempo, arrivando a diventare 1 su ogni 2 al compimento degli 85 anni.

La conseguenza è che questa fascia della popolazione vive in un pericolo potenziale di isolamento che, secondo diversi studi, potrebbe avere ripercussioni anche sulla loro salute in generale. Un recente articolo pubblicato sul Wall Street Journal sostiene che gli individui isolati sono ad aumentato rischio di depressione, declino cognitivo e demenza (secondo una ricerca di Julianne Holt-Lunstad “Loneliness and Social Isolation as Risk Factors for Mortality: A Meta-Analytic Review” della Brigham Young University). Uno studio analogo è stato citato anche su questo sito, che ha sottolineato l’importanza della partecipazione a reti e servizi sociali per prevenire la demenza senile (“La demenza: è possibile prevenirla?“ di Alessandra Anzuini e Giuseppe Bellelli). La situazione che si prevede tra la popolazione degli “over 65” attesta un rischio sociale che a volte viene definito “il silenzioso tsunami d’argento”: che trascina un crescente numero di persone bisognose di servizi e supporto.

Il movimento “Village to Village” è diventato una risposta dei privati alla potenziale minaccia. Queste reti sociali infatti consentono di costruire e sostenere servizi per le persone che preferiscono invecchiare insieme ad altre persone simili a loro. Spesso l’età d’accesso a queste comunità sono i 55 anni, anche se di fatto succede che l’ingresso effettivo sia legato al momento in cui le persone vanno in pensione. Ogni villaggio ha il proprio carattere e struttura, così come un proprio Consiglio di Amministrazione. L’offerta dei servizi è costruita in base ai bisogni dei membri stessi, erogati da un network di volontari che offrono le loro competenze, esperienze e disponibilità di tempo. Quando non ci sono volontari per specifiche richieste, il Village agisce come un “gruppo d’acquisto”: cerca fornitori professionali che saranno selezionati, certificati e resi disponibili alla rete. Per appartenere a queste comunità si dovrà pagare una quota che varia a seconda del luogo.

Tra i servizi più richiesti si trova il trasporto verso luoghi non facilmente raggiungibili in maniera indipendente. Attraverso i volontari sono assicurate ‘corse in auto’ per andare dal medico, in farmacia, al supermercato e a fare tutte quelle commissioni non facilmente realizzabili per le persone con il passare degli anni. Altri servizi richiesti sono aiuti per gestire ostacoli tecnologici nell’uso di PC, router, telefoni cellulari, ecc. Altre persone semplicemente vogliono un aiuto per spostare mobili, cambiare gli armadi a fine stagione, aggiustare cose rotte, pulire cantine, etc., tutte attività che richiedono uno sforzo che, se fatto insieme ad altri, diventa meno oneroso.

I Villages organizzano anche corsi, conferenze e ovviamente eventi sociali. Queste comunità tuttavia non offrono alcun servizio di assistenza medica o domiciliare, ma possono fornire un elenco di “fornitori affidabili” che in caso potranno essere assunti direttamente dal singolo membro del Villaggio.

L’elemento chiave di queste comunità è il lavoro dei volontari: persone con una esperienza da offrire, oltre alla disponibilità di tempo. Non tutti i volontari sono “over 55” e in molti casi hanno spesso dieci o più anni di meno dei loro assistiti. Tuttavia pure i membri del villaggio possono anche essere volontari essi stessi anche se non è un ruolo richiesto per poter appartenere alla comunità.

Il profilo tipo di un abitante del Village è quello di una persona di circa 65 anni che vuole rimanere nella propria casa il più a lungo possibile ed è disposta a mettersi in gioco con altre persone che hanno gli stessi bisogni, avendo un grande interesse a rimanere connessa in una rete di relazioni significative e di supporto reciproco. È fondamentale che siano persone che mantengono un equilibrio tra “il dare e il ricevere”. Il Village non è un centro solo d’assistenza: le persone che sono presenti sono anche fornitori reciproci di tempo, d’attenzione e d’inclusione per gli altri: questo è il loro punto di forza.

Alcuni villaggi richiedono anche iniziative sociali e politiche “age-friendly” che spesso costituiscono una sfida per gli amministratori pubblici ma sono un sintomo della forza del volontariato fatto verso l’inclusione e il supporto tra privati. L’esperienza del villaggio continua a diffondersi. Ha attirato l’interesse anche oltreoceano, ispirando alcune comunità in Europa e Asia. Il sito “Village to Village Network” offre anche suggerimenti pratici per poter organizzare il proprio Villaggio in diversi contesti.

John sta preparando il suo viaggio in Florida per scegliere il posto più adatto a lui. Ne ha parlato coi suoi figli e loro sono contenti che sia pronto a cogliere questa nuova sfida e voglia mantenere la sua indipendenza per tutto il tempo possibile. John sente di poter offrire un po’ di lavoro di volontariato per mantenersi attivo. Si sente come se dovesse trovare nuovi compagni di viaggio; sta per intraprendere un nuovo progetto ed è motivato a farlo… in un clima più mite!

Nota: Le esperienze contenute nel testo corrispondono a episodi vissuti, testimonianze all’autore e raccolte di informazione e sono rielaborate per una migliore comprensione dei temi. Ogni eventuale somiglianza a persone o situazioni reali è da considerarsi casuale.

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1 Commento

  • Interessantissimo, ma c’è qualcosa di simile anche in Italia? Me lo auguro! Molto meglio delle tristissime case di riposo.

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