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Previdenza e condizioni economiche

Prendersi cura della nostra salute, oggi e domani

Questo 2020 sta mettendo tutti a dura prova; stiamo vivendo un momento delicato, siamo preoccupati, sempre all’erta. Soffermarsi solo e sempre sulle cattive notizie però non aiuta, anzi, contribuisce ad alimentare le nostre paure e a farci rintanare nel presente. Proviamo dunque a cambiare prospettiva e a cercare scorci di bellezza in quel che ci circonda.

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

L’ultima edizione del progetto BES dell’Istat ci racconta, ad esempio, come l’Italia stia facendo diversi progressi per quanto riguarda l’indicatore “salute”; progressi che riguardano la speranza di vita senza limitazioni nelle attività a 65 anni, la mortalità per tumore, la mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, inoltre, “invecchiare è un privilegio e una meta della società”, e sebbene il rischio di ammalarsi aumenti con l’età, i problemi di salute non sono una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Ognuno di noi può infatti attivarsi e diventare esperto di “invecchiamento attivo” ossia, come dice l’OMS, agire per invecchiare restando in buona salute, godendo di una buona qualità della vita, sfruttando al meglio il proprio potenziale fisico, sociale e mentale lungo tutto il corso della vita.

Una cosa possiamo e dobbiamo fare: facciamoci aiutare, tessiamo reti di relazioni, costruiamo ponti di protezione pubbliche o private capaci di venire in nostro soccorso in caso di guai o emergenze inattese. In questo senso, 1 + 1 = 3

Sul fronte della salute, i soggetti che possono aiutarci a prevenire o gestire le emergenze sanitarie sono diversi: oltre al fondamentale sistema sanitario pubblico, ci sono i familiari, i conoscenti, le organizzazioni sociali, le associazioni di volontariato attive sul territorio, le aziende, il mercato.

Il mercato assicurativo, ad esempio, supporta i cittadini mettendo a disposizione polizze sanitarie che, a fronte della compilazione di un questionario sullo stato di salute e del pagamento di un premio, offrono ai cittadini la copertura di spese mediche e servizi di assistenza anche a domicilio, come ad esempio consulti telefonici, l’intervento di un medico generico, di un operatore socio-assistenziale, assistenza infermieristica o fisioterapica. Alcune Compagnie offrono soluzioni dedicate proprio ai senior e tarate sui loro bisogni.

In caso di grave non autosufficienza, ci sono poi le cosiddette “long term care”, strumenti mutualistici che tutelano in caso di perdita di autosufficienza, ossia della capacità dell’assicurato di compiere le normali attività quotidiane, come ad esempio mangiare, lavarsi, vestirsi, salire le scale, etc. Il riconoscimento della prestazione avviene solitamente in base al raggiungimento di un certo punteggio su scale dedicate e, in molti casi, solo se l’assicurato non riesce in tre delle quattro attività quotidiane indicate.

Esistono però delle limitazioni che occorre tenere a mente quando si sceglie di sottoscrivere uno di questi strumenti: queste soluzioni possono infatti essere stipulate da persone autosufficienti e non oltre una certa età che varia in relazione al tipo di soluzione (solitamente non dopo i  70 anni). Prima della sottoscrizione occorre compilare un questionario sanitario e attendere un periodo (chiamato carenza) prima che la copertura si attivi e si abbia diritto alla eventuale prestazione.  Vi sono poi delle cause che esonerano la compagnia assicurativa a versare la prestazione, come ad esempio eventuali malattie non curate correttamente per negligenza o non dichiarate al momento della firma.

Le assicurazioni sono strumenti preziosi perché si basano su un concetto importantissimo, ossia quello di mutualità: molti si privano di poco perché nessuno debba privarsi mai di molto. Nonostante questo, sono ancora pochi gli italiani che usufruiscono di queste soluzioni: secondo dati recenti[1] solo un italiano su quattro, infatti, si è protetto per via assicurativa. Ciò che frena le adesioni è la diffidenza e la convinzione di non averne bisogno. Eppure, i dati ci raccontano tutt’altro altro: il 29% della popolazione a livello nazionale (41% nelle Isole e il 36% al Sud) deve rinunciare alle cure mediche per ragioni economiche, e molti italiani sono costretti a finanziare le spese sanitarie attraverso prestiti e crediti al consumo.

L’invito, in sintesi, è quello di prendersi cura della propria salute su più fronti: ampliando la propria rete di supporto e informandosi su tutti gli strumenti che possono darci una mano ad affrontare, e non subire, gli imprevisti.

[1] Deloitte 2020, Outlook Salute Italia 2021

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