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Ricerche

Il consumo di carni rosse fa veramente male?

Carni rosse, malattie cardio-vascolari, proteine vegetali.

La carne rossa continua a suscitare discussioni, soprattutto per la sua correlazione con le malattie cardio-vascolari in genere e con le forme tumorali, anche se i dubbi sono ancora tanti (Annals of Internal Medicine 2019; BMJ 2019; 365:2110).

I sostenitori della pericolosità di questo alimento basano le loro affermazioni su studi di tipo osservazionale (cioè studi che si limitano a registrare gli avvenimenti in un periodo di tempo più o meno lungo), che per loro stessa natura non sono in grado di stabilire inequivocabilmente un rapporto di causa-effetto, dal momento che possono intervenire fattori non considerati ad influenzare i risultati, a differenza degli studi randomizzati (abitualmente definiti RCT), cioè eseguiti su un campione di soggetti che viene suddiviso in due gruppi: ad uno viene somministrata la sostanza che si vuole esaminare, mentre l’altro serve di controllo. Il tutto avviene in maniera del tutto casuale (in inglese = random), per evitare possibili interferenze con fattori esterni.

Per ovviare alle mancanze degli studi osservazionali sono state adesso pubblicate delle linee-guida aggiornate, con la sponsorizzazione del NutriRECS, un’organizzazione indipendente che si occupa della validità degli studi pubblicati sull’alimentazione, con lo scopo di realizzare documenti affidabili.

Sono stati esaminati 12 RCT e non si è vista alcuna differenza significativa tra i soggetti che consumano grandi quantità di carne e chi ne mangia poca, relativamente ad un periodo di tempo di oltre 10 anni: la mortalità da qualsiasi causa, la mortalità da cause cardio-vascolari, la mortalità da qualsiasi tipo di cancro e l’insorgenza di malattie cardio-vascolari in genere sono risultate praticamente identiche e non influenzate dalla quantità di carne rossa alimentare.

Dal momento quindi che solamente gli RCT costituiscono una metodologia di studio affidabile per quanto riguarda la verifica di un rapporto causa-effetto, indubbiamente la riduzione della carne rossa per motivi clinici non ha forte giustificazione e l’evidenza scientifica dei suoi presunti danni è scarsa (a parte ovviamente quelle patologie, come ad esempio alcune addominali, per cui il consumo di carne rossa avrebbe effetti deleteri). Se comunque si vuole ridurre il consumo di carni per motivi ambientali, religiosi, ideologici o quant’altro, il discorso è differente, ma una dimostrazione inoppugnabile che la carne rossa provochi danni al corpo umano non esiste.

Foto di gurkan erol da Pixabay

Bibliografia

Johnston BC et al. Unprocessed red meat and processed meat consumption: Dietary guideline recommendations from the Nutritional Recommendations (NutriRECS) Consortium. Zeraatkar D et al. Effect of lower versus higher red meat intake on cardiometabolic and cancer outcomes: A systematic review of randomized trials. Vernooij RWM et al. Patterns of red and processed meat consumption and risk for cardiometabolic and cancer outcomes: A systematic review and meta-analysis of cohort studies. Han MA et al. Reduction of red and processed meat intake and cancer mortality and incidence: A systematic review and meta-analysis of cohort studies. Zeraatkar D et al. Red and processed meat consumption and risk for all-cause mortality and cardiometabolic outcomes: A systematic review and meta-analysis of cohort studies

1 Commento

  • Complimenti per l’equilibrio e la sintetica chiarezza. Aggiungerei solo che molto dipende da come l’animale è stato allevato (spt nutrito), se ha mangiato solo (o quasi ) erba verde, nessunissimo dubbio sulla bontà (in tutti i sensi) della carne rossa, accompagnata da vegetali, spt verdure possibilmente crude, etc…

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