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Il punto

Silver Ecology

Il contributo dei senior allo sviluppo sostenibile.

Una nuova visione e un progetto di Osservatorio Senior a cui lettori ed esperti sono invitati a contribuire, secondo le modalità indicate a fondo articolo.

La sensibilità verso i temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile è in continua crescita in modo pressoché generalizzato, dalle generazioni più giovani a quelle più mature.

E’ ampiamente condivisa l’idea non solo di ridurre l’impatto sul clima dei comportamenti umani, ma di costruire un modello sociale ed economico in cui il benessere futuro è inglobato nelle scelte di oggi. Questo passaggio epocale ha bisogno di una visione sistemica, che coinvolga tutte le generazioni e le classi sociali, si coniughi con un concetto di benessere multidimensionale e inclusivo, metta in relazione virtuosa transizione tecnologica e transizione demografica con la transizione ecologica.

Tra i grandi processi di cambiamento di questo secolo c’è senz’altro l’aumento della longevità e la continua crescita della fascia più matura della popolazione. Questo significa che i comportamenti e le scelte dei senior sia dal punto di vista elettorale, che della partecipazione sociale e lavorativa, oltre che degli stili di vita e di consumo, hanno e avranno un peso crescente nella politica, nella società e nell’economia.

Il fatto quindi che tali comportamenti e scelte siano più o meno orientati a favore di tutto quanto aiuta a promuovere lo sviluppo sostenibile, diventa particolarmente rilevante nel presente e nel futuro di un territorio, di un paese, per l’intero pianeta.

Aumentare nei senior la consapevolezza di quanta coerenza con lo sviluppo sostenibile vi sia nei propri comportamenti di consumo ed investimento privato, oltre che nelle decisioni collettive, non può che aiutare a migliorare la domanda che alimenta la transizione ecologica. Allo stesso tempo un’offerta di prodotti e servizi che sia in grado di rivolgersi in modo comunicativamente efficace e funzionale ai senior, consentirebbe di valorizzare non solo il peso quantitativo crescente di tale componente della popolazione, ma anche la ricchezza economica variamente posseduta.

Dal punto di vista economico la disponibilità della popolazione matura, in Italia e in molti altri paesi, è mediamente maggiore rispetto a quella dei più giovani. La Silver Economy rappresenta, non a caso, una componente crescente nell’economia globale, con capacità di indirizzare tipologia di consumi, investimenti in nuove tecnologie e prodotti finanziari.

Per migliorare e rafforzare il ruolo che i senior possono avere nel sostenere un nuovo modello sociale e di crescita orientato positivamente verso il futuro collettivo è necessario definire, ma anche riconoscere e poter misurare, tale ruolo e il suo impatto.

Proponiamo quindi di indicare e definire con “Silver Ecology” il contributo dei senior allo sviluppo sostenibile.

All’interno della Silver Ecology rientra la parte di Silver Economy che riguarda consumi e investimenti che favoriscono la transizione ecologica e in coerenza con gli obiettivi di Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile .

Sono inoltre comprese tutte le attività di volontariato che aiutano a ridurre le diseguaglianze sociali e generazionali, quelle di impegno civico (pensiamo ad esempio all’attività del FAI), che aiutano a valorizzare cultura, ambiente e territorio, così come il contributo che i senior possono dare in ambito organizzativo attraverso il trasferimento di esperienze per accrescere le competenze e le capacità delle nuove generazioni.

Questo editoriale vuole essere un primo invito a contribuire a tale nuova definizione e misura:

– sia verso i lettori, che possono indicare quali sono gli ambiti nei quali – secondo la loro esperienza – i senior danno e potranno dare un contributo alla Silver Economy (ad esempio nei consumi per la casa, per la mobilità, per la salute, ecc), promuovendo contemporaneamente lo sviluppo sostenibile,

– sia verso esperti e opinion leaders, per lo sviluppo e l’ulteriore elaborazione del concetto di “Silver Ecology” nonché per la sua promozione nel dibattito pubblico.

Lettori ed esperti possono dare il loro contributo sia pubblicamente nei commenti a questo articolo, sia scrivendo una email a osservatoriosenior@gmail.com

Siamo convinti che la prospettiva qui delineata sia una delle più feconde nella direzione di tenere virtuosamente assieme generazioni più giovani e più mature, scelte di oggi e benessere di domani, in coerenza con le grandi trasformazioni del nostro tempo che pongono sfide a cui siamo tutti (e assieme) chiamati a rispondere in modo positivo.

Questo articolo è stato scritto da Alessandro Rosina, Corrado Bottio, Enrico Oggioni e Arianna Rolandi, che costituiscono il Comitato Guida di Osservatorio Senior.

16 novembre 2021

“E’ arrivato il tempo di una “Silver ecology”. Ovvero di riconoscere esplicitamente, misurare adeguatamente, per poi favorire efficacemente, il ruolo che possono avere i senior nei processi che alimentano lo sviluppo sostenibile”. Così A. Rosina nell’articolo pubblicato il 17 novembre 2021 su Il Sole 24 ore dal titolo “Un’alleanza generazionale per la transizione demografica e ambientale – Dalla Silver Economy alla Silver Ecology”

“Osservatorio Senior ci chiama a riflettere sulla Silver Ecology”, così Donato Speroni in un intervento apparso in FUTURAnetwork il 29 novembre 2021.

foto Nastco su licenza iStock

ENGLISH VERSION

Silver Ecology

Seniors’ contribution to sustainable development.

Readers and experts are invited to contribute to a new vision and Osservatorio Senior project. See the end of the article for details.

Awareness about environmental issues and sustainable development continues to grow throughout most of the population from younger generations to older members of society.

There is wide support for the idea of not only reducing the impact of human behaviour on the climate, but also building a social and economic model in which future wellbeing is incorporated into the choices we make today. This epochal transition requires a systemic vision that involves all generations and social classes, espouses a concept of inclusive multidimensional wellbeing, and connects technological transition and demographic transition with environmental transition.

This century is witnessing major processes of change, and one of these changes is undeniably that we are living longer and the older segment of the population is steadily growing. This means that seniors’ behaviour and choices concerning elections, participation in society and economic life, and their lifestyles and consumption have, and will continue to have, even greater importance in politics, society and the economy.

So, whether or not these behaviours and choices are geared towards everything that helps to promote sustainable development becomes particularly relevant in the present day and in the future of an area, a country and for the planet as a whole.

Raising seniors’ awareness about just how much their consumption behaviour and private investments, as well as their collective decisions, can affect sustainable development can only help to improve the demand driving environmental transition. Similarly, an offering of products and services that can effectively speak to and reach seniors would mean that we could make the best use of the increasing influence of this expanding segment of the population and its overall economic wealth.

Financially speaking, on average the older population in Italy and many other countries has more assets than the younger population. No wonder then that the Silver Economy represents a growing share of the global economy with the capacity to shape the type of consumption, investments in new technologies and financial products.

If we are to improve and strengthen the role seniors can play in supporting a new social and economic model set on a positive trajectory towards our collective future, we need to define and also recognize and be able to measure this role and its impact.

Hence, we introduce the term “Silver Ecology” to indicate the contribution made by seniors to sustainable development.

Silver Ecology encompasses the part of the Silver Economy that concerns consumption and investments that favour environmental transition and is in keeping with the 2030 Agenda for Sustainable Development Goals.

This also includes all the voluntary work that helps to reduce social and generational inequalities, civic engagement activities that help to enhance and promote culture, the environment and local areas, and the way that seniors can provide a contribution by transferring experiences to new generations to develop and improve their skills and abilities.

We wrote this editorial as an invitation for people to contribute to the new definition and measure: we invite readers to tell us, in their experience, in which areas seniors provide and could provide a contribution to the Silver Economy, and ask experts and opinion leaders for their thoughts about how to develop and further expand the “Silver Ecology” concept and encourage its inclusion in the public debate.

Readers and experts can send us their ideas publicly by using the comments sections at the bottom this article, or by emailing us at osservatoriosenior@gmail.com.

We firmly believe that the vision set out in this article is one of the better ways forward for bringing younger and older generations together and harmonising today’s choices with tomorrow’s wellbeing while heeding the massive changes of our time that pose challenges to which we all (together) must respond with positive action.

This article was written by Alessandro Rosina, Corrado Bottio, Enrico Oggioni and Arianna Rolandi, who form the Steering Committee for Osservatorio Senior.

17th November 2021

14 Commenti

  • Uno stile di vita minimalista per ogni senior che si rispetti :
    Si tratta di una concezione di vita dove si tende a possedere, a volere e fare solo quello che davvero è necessario, pertanto essenziale. Al contrario di come la società concepisce il concetto di minimalismo, come stile di vita, dall’esterno, non si tratta solo di non possedere niente e quindi vivere in uno spazio vuoto o sterile e possedere un numero predefinito di oggetti. Lo stile di vita, si ispira a ciò da cui l’arte stessa ha preso spunti, ovvero la filosofia zen giapponese e dunque comprende non solo lo spazio fisico, ma anche mentale. È un modo per evadere agli eccessi del mondo che ci circonda — gli eccessi del consumismo, del materiale che si possiede, del disordine, dell’avere troppe cose futili che portano alla confusione. Quindi è sottinteso che dia un senso di libertà sia a livello fisico (per l’assenza di oggetti fisici, che potrebbero rendere l’ambiente in cui ci si trova opprimente) che mentale (praticando, ad esempio, la meditazione). Questo stile di vita permette di concentrare le proprie forze e la propria mente sulle cose più umili ed accessibili all’umano, cose che danno senso e valore alla vita.
    E’ gradita una conferma a tali ipotesi già e in parte applicate .

  • Spunto di riflessione molto interessante, abbiamo spesso parlato di collaborazione generazionale a sostituire il conflitto. credo che la silver economy possa senz’altro partire dal supporto al welfare, su cui esempi virtuosi esistono e vanno incentivati.

  • Commenta Enzo Brizio: “Secondo una recente ricerca finanziata da Confindustria i senior in Italia mediamente possiedono la casa in cui vivono, hanno una disponibilità economica sufficiente a dare una mano ai familiari (30% dei casi), conducono una vita sociale attiva, praticano regolarmente uno sport (15% dei casi), si dedicano ad attività di volontariato (ausiliari del traffico, Unitre, associazioni di mutuo soccorso) e culturali, vanno in vacanza, insomma vivono una vita ancora pienamente attiva, anche se differente da quella vissuta durante il periodo lavorativo.
    Tutta questa attività si ripercuote sull’economia del paese, creando domande di servizi e di beni, innescando meccanismi che fanno circolare denaro, creando di fatto un’economia parallela a quella generata dall’età lavorativa, che non ha un’utilità solamente fine a se stessa ma si ripercuote positivamente anche sui giovani, che continuano ancora oggi a sedere attorno al vecchio saggio della tribù a sentirne le storie, ma oltre alle storie ne attingono anche risorse economiche per sopravvivere. E il vecchio saggio non è ancora diventato vecchio…
    Questa economia parallela e integrativa rispetto a quella generale è un volano che mette in moto circolazione di denaro, supplenza a servizi anche fondamentali che lo Stato non è in grado di assicurare, aiuto concreto ai giovani, sia sotto forma di aiuti economici diretti sia come risparmio di stipendi versati a colf e baby sitter, creazione di associazioni volontaristiche di aiuto ed emergenza sociale diversamente inesistenti quali Protezione Civile o Vigili del Fuoco.
    Rifacendosi ai capelli grigi, questa formidabile realtà silenziosa ma preziosissima è stata denominata Silver Economy, ma probabilmente sarebbe più giusto definirla economia d’oro, dal momento che in pochi anni arriverà a valere circa un terzo del PIL europeo, dando lavoro al 38% dei cittadini dell’UE. Una realtà di cui tutti dobbiamo essere fieri”.

  • Interessante articolo e contributo di rilievo. Una discussione sicuramente da portare avanti in vista dell’evoluzione del mercato dell’housing, dei prodotti e dei servizi a misura di popolazione che invecchia. Sono convinto che Silver ecology pone le basi per un redesign non solo dei prodotti e dei servizi ma di un mindset che accompagnerà le generazioni future verso un mondo più sostenibile, a misura di persona che vive in armonia con la tecnologia e la natura.

  • Nell’ambito della Silver Ecology, quale può essere il contributo di noi Senior per lasciare a chi verrà dopo di noi un mondo più sano?

    Possiamo fare molto, come è ben illustrato in questo articolo.

    Personalmente, mi piace pensare al ruolo educativo e di trasmissione di valori che sempre è stato attribuito ai Senior.

    Possiamo contribuire a trasmettere ai nostri nipoti i valori della riduzione dello spreco e dell’oculatezza nella gestione delle risorse, valori a cui, peraltro, molti giovani si stanno già sensibilizzando.

    C’è tuttavia un aspetto di cui, a mio avviso, non si parla ancora abbastanza, soprattutto tra le nuove generazioni: l’ecologia digitale.

    La rete inquina e andrebbe utilizzata con buon senso e parsimonia.

    I nostri ragazzi danno per scontato che le loro comunicazioni digitali, i loro compiti online, i loro videogiochi siano risorse infinite, ma non è così.

    Sappiamo che il “costo” di Internet è molto elevato in termini di inquinamento ambientale ed emissione di CO2.

    Penso dunque che noi, nei nostri ambiti personali di nonni o comunque di persone che interagiscono in varie forme con i più giovani, possiamo indicare loro un uso ecologico della Rete.

    In quali forme?

    Per quanto riguarda l’hardware, non cambiando troppo spesso computer o smartphone e – quando ciò avviene – interessandoci a come i vecchi oggetti possono essere smaltiti o riutilizzati.

    Tuttavia, non si inquina soltanto buttando oggetti che potrebbero ancora funzionare. Dobbiamo anche tener presente che, ogni volta che ci connettiamo, consumiamo.

    Per fare un esempio, mezz’ora su Netflix produce 59 grammi di CO2.

    L’Agenzia digitale AvantGrade riporta il decalogo per una vita digitale più sostenibile, semplici regole che possono diventare abitudini virtuose: https://www.avantgrade.com/il-decalogo-per-una-vita-digitale-piu-ecosostenibile

    Noi che abbiamo studiato in biblioteca, ci siamo scambiati lettere di carta, e abbiamo visto nascere la “magia” del sapere a portata di click e della comunicazione immediata e veloce, siamo probabilmente le persone più indicate per ricordare ai giovani che le meravigliose risorse di Internet vanno conservate attraverso un utilizzo virtuoso.

    A questo proposito: il sito di Osservatorio Senior produce 156 Kg di CO2 l’anno, il 19% in meno rispetto alla media mondiale, ed è considerato pertanto un sito rispettoso dell’ambiente. Provare per credere: https://www.avantgrade.com/quanto-inquina-il-tuo-sito-web

  • Un’ulteriore proposta per i senior ancora in attività sarebbe questa iniziativa che ho tentato di avviare nella mia città quando i tempi non erano ancora maturi: la Banca del Tempo.

    LA BANCA DEL TEMPO È UNA PROPOSTA DIRETTA A CHI È DISPOSTO A PRESTARE IL PROPRIO TEMPO AL FINE DI COMPENSARE QUELLO RICEVUTONE. LO SCAMBIO BASATO SU RECIPROCHE DISPONIBILITA’ DI TEMPO “PRESTATO” COME DI TEMPO ”RICEVUTO” E’ CONTEGGIATO IN ORE, CONSIDERATE ALLO STESSO LIVELLO E PER OGNI SAPERE .
    OGNI RELATIVA CAPACITA’ VALUTATA IN BASE AL TEMPO RICHIESTO E/O PRESTATO VIENE RICAMBIATA, PER PAREGGIARE, OGNI CONTEGGIO IN SOSPESO FRA I SOCI, DURANTE L’ARCO DELL’ANNO SOLARE .

    LA B.D.T. AL POSTO DEL DANARO FA CIRCOLARE IL TEMPO DISPONIBILE RECIPROCO CHE DIVENTA MOTIVO D’ INVESTIMENTO, CONTRASTANDO IN ESSERE, OGNI CORRISPONDENTE SVALUTAZIONE MONETARIA;
    IL COSTO DELLA VITA PAREGGIATO IN AUTOMATICO AI RELATIVI E LOCALI COEFFICIENTI DI PARAMETRO DIVENTA COSI’SOPPORTABILE PER OGNI LIVELLO SOCIALE. SI ELUDONO DI CONSEGUENZA ED, IN MANIERA
    DEL TUTTO LEGALE, QUELLE IMPOSTE CHE RAPPRESENTANO UN PESO PER IL COMUNE CITTADINO.

    LA BANCA DEL TEMPO E’ FUGA DAL CONSUMISMO DI TIPO IMPOSITIVO.
    LA BDT E’ UNA PROPOSTA RIVOLTA A TUTTI I CITTADINI SENZA DIFFERENZE DI SESSO, CLASSE, CULTURA O ETA’ PERCHE’ ABBRACCIA PIU’ SETTORI DEL SAPERE E DEL FARE ALLA PORTATA DI OGNI INDIVIDUO CAPACE E VOLENTEROSO, IN GRADO DI OFFRIRE, APPRENDERE, OPERARE ED INSIEME COMUNICARE COI SUOI SIMILI .

  • L’attività di volontariato, soprattutto con i giovani, con cui condividiamo l’unicità di ogni nostro anno, ciascuno prezioso e irripetibile perché volto a conoscere e capire la vita, ed anche il futuro, si vedano le intenzioni di voto rispettivamente di studenti e pensionati, ben al di sopra della media per quanto riguarda una visione “progressista” del mondo in cui si possano ridurre le disuguaglianze

  • Ci sono ambiti dove non è difficile per i senior accordarsi ai dettami dell’ecologia. Nessuno di noi, dopo tanti consigli dei dietologi, consuma più carne rossa di frequente. Anzi, mangiamo poca carne, a favore di tanta dieta mediterranea, frutta e verdura. Lasciamo volentieri gli hamburger ai giovani. Non solo, ma molti senior sono attenti a consumare prodotti italiani magari a filiera corta. Costano di più ma producono meno allevamenti intensivi di bestiame e meno camion che viaggiano.
    Per quanto concerne l’acqua, ormai la doccia ha sostituito la vasca da bagno ovunque. Ma forse ancora pochi sono gli sciacquoni differenziati, che dovrebbero sostituire quelli tradizionali. Ricordo che nei paesi del terzo mondo si usava lo scarico del lavandino per sciacquare il WC. Un’idea davvero intelligente.
    Con tanti prodotti tecnologici di certo consumiamo molta energia nella speranza che venga sempre più prodotta in modo sostenibile. Questo spreco ci pare inevitabile.
    La raccolta differenziata è ormai un’abitudine acquisita. Ma molto resta da fare a proposito degli inballaggi. Le misure d’igiene confliggono con la possibilità di portarci da casa i contenitori dove mettere dei cibi sciolti. L’acqua minerale resta un grosso problema, con i camion che la trasportano. Allora perché non fidarsi dell’acqua del sindaco in molte città dove è davvero competitiva?
    Ma il tema che mi pare più spinoso è quello dei trasporti. L’uso dell’automobile resta al centro delle preferenze. Le ragioni sono molteplici. Il non dipendere da orari. Ma a volte in auto ci si mette più tempo. Pigrizia, nel non camminare a piedi. Ma camminare fa bene. Difficoltà di deambulazione, ma ancora rara nei senior. La possibilità di raggiungere luoghi isolati. I bagagli ingombranti. I nipotini da trasportare. E poi ci si è messo anche il Covid a incentivare l’auto. E pensare che l’Italia dispone di mezzi pubblici ottimi e sicuri. Insomma le auto, non ancora per lo più convertite all’elettrico, inquinano molto e rendono vani tutti gli altri sacrifici che facciamo. Una buona strategia è pensare, prima di sceglierlo, alla raggiungibilità a piedi o con i mezzi di un professionista o di un locale o di un centro commerciale o di un centro medico.
    Infine ci sono i voli aerei. Certo nei viaggi intercontinentali sono indispensabili. Ma un tempo la valida alternativa erano i vagoni letto per raggiungere luoghi europei lontani. Non tutti sono sopravvissuti alla pressione del volo. Ma tra attese in aeroporto, ritardi, maltempo e altro, a volte possono essere competitivi e andrebbero ripristinati.
    La mia ottica è minimalista e anti consumista. In occidente consumiamo troppo. Ma per vivere si consuma comunque. E forse salviamo il pianeta se consumiamo di meno e in modo differente.

  • Sappiamo da uno studio effettuato dal “Police Institute del King’s College London”, reso noto in un articolo apparso su Osservatoriosenior, che le preoccupazioni per l’ambiente stanno a cuore non solo alle giovani generazioni, e Greta Thumberg ce lo dimostra con i suoi coraggiosi Fridays for future, ma anche ai senior, desiderosi di dare un apporto personale e reale per il futuro del pianeta.
    Io penso che la preoccupazione per l’ambiente che lasciamo ai nostri giovani debba avere la priorità rispetto all’economia del profitto che impera in questo nostro mondo consumistico e che parta da questo concetto la silver ecology.
    E allora come contribuire? Secondo me si può pensare ad iniziare una piccola rivoluzione dal basso, che, fatta in modo collettivo da noi senior (anche perché i senior sono in buon numero, destinato ad aumentare in futuro ) possa fare la differenza. Come?
    Premesso che noi baby boomers siamo i figli del consumismo: abbiamo le case stracolme di oggetti, di elettrodomestici, gli armadi pieni di abiti, ogni famiglia possiede almeno 2 automobili e 2 televisori, cambiamo computer e cellulare ogni 3 o 4 anni e non possiamo ignorare che tutto questo modo di vivere e di consumare è responsabile dell’inquinamento del pianeta. Se possediamo meno cose, avremo meno spazzatura e da più parti gli esperti ci dicono che possiamo contribuire alla transizione ecologica adottando uno stile di vita più frugale. E si badi bene che la frugalità non è povertà e neppure avarizia, che infatti non sono delle vere e proprie scelte: infatti alla povertà siamo costretti dalle circostanze esterne e all’avarizia dalle nostre ossessioni mentali. Invece la frugalità vissuta con consapevolezza diventa una scelta liberante che ci rende più adattabili e meno vulnerabili a scenari in rapido mutamento. Se io uso meno l’auto che inquina e cammino mi fa bene alla salute; se faccio meno acquisti di cibo e mangio meno non ingrasso e ne guadagno in salute; se mangio cereali e riduco il consumo di carne è meglio, poiché, come si sa, gli allevamenti di bestiame producono alti tassi di CO2; se leggo i documenti on line e stampo il meno possibile risparmio la carta e gli alberi, ecc.
    Inoltre non dimentichiamo che, secondo il motto di David Thoreau: “Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno”, per cui si intuisce che la frugalità ha come effetto collaterale il benessere psichico e la tranquillità d’animo che è in questo senso ricchezza. Si pensi anche che adottare uno stile di vita frugale vuol dire anche che poco conta l’apparire, ma è importante l’essere: le relazioni, la cultura, l’arte, la musica, tutte cose che non si possono comperare, ma richiedono cura e sono appaganti.
    Mi piace qui annotare il bel libro FRUGALITÀ di Paolo Legrenzi ed. Il Mulino che ci conduce sul cammino per noi senior desueto della sobrietà e si presenta come “un libro dedicato al nostro futuro, che dovrà essere ricco e frugale”.

  • Non dimentichiamoci che noi senior possiamo contribuire alla transizione ecologica adottando opzioni di consumo: ad esempio nella spesa quotidiana più attenzione agli acquisti per evitare gli sprechi; acquistare frutta e verdura a Km zero, perché i trasporti da paesi lontani sono fonte di inquinamento per il pianeta; non acquistare prodotti confezionati in contenitori di plastica, poiché non possiamo ignorare che la plastica è altamente inquinante e ha invaso i mari, i terreni, i boschi…
    Possiamo informarci sui prodotti che acquistiamo, che siano ecologicamente sostenibili e informarci ricercando on line le Ditte che lo sono; inoltre nel commercio si sta avviando un’economia circolare (contrapposta all’economia lineare) di riciclo: dalla plastica si producono stoffe, dalle bucce di frutta si ricava gas….
    Possiamo contribuire anche con un’attenta scelta dei governanti (altro che non votare!) che garantiscano l’adesione ai trattati internazionali di salvaguardia del pianeta e che concorrano a realizzarli con provvedimenti regolari e a tappeto.
    Spesso le nostre non sono “scelte”, facciamo in un certo modo perché “abbiamo sempre fatto così” o perché seguiamo la scia del momento, senza pensare. È necessario, invece, essere più consapevoli e fare in modo che le nostre siano davvero scelte in favore della salute del pianeta e condividerle il più possibile, adottando un cammino collettivo, ricordando che la scelta di oggi sarà il benessere di domani. In questo modo molti giovani già sensibilizzati e molti senior accorti possono agire in maniera sinergica per il futuro del pianeta.

  • Silver ecology: vista la composizione della popolazione (sempre più vecchia) la declinazione mi sembra quanto mai opportuna. Per dire che questa “transizione” epocale non può prescindere e soprattutto dipende dai silver. Sospenderei il giudizio sul che cosa fare per le nuove generazioni…Greta, lo ricordo, è abbastanza arrabbiata e poi..questo consumismo, questa società ad una passo dal narcisismo, queste false idee sulla libertà le abbiamo fabbricate noi….
    Ed inciampo sulla parola cambiamento. Necessaria. Due considerazioni, una breve ed una brodosa. La prima. L’età nostra non predispone poi così tanto. Si comincia a guardare alle proprie abitudini con occhio diverso, sono compagne tutto sommato rassicuranti, cui sempre più facilmente ci affezioniamo. Se proprio c’è da cambiare, un passo alla volta, ci vuole tempo, stavolta decido io il quando e il come.
    Non ditemi che non è così..
    Seconda considerazione. Non dimentichiamo che di silver ecology molti già ne masticano: sono quelli che non godono di grande generosità da parte dell’Inps. E non sono pochi, basta scorrere le statistiche. Semmai qui ci rivolgiamo a coloro che la generosità dell’Inps l’hanno incontrata.
    Parentesi. La nostra è una età in cui ci diamo più da fare per il nostro “star bene”, siamo esplorativi. Si passa (per molti ma non per tutti) da una attenzione ai bisogni ad una ai desideri. Si sta più in ascolto del mondo, lo si lascia “essere”, più che consumarlo. Ma questa predisposizione confligge con quella che ci portiamo dietro dalla “vita precedente”. Cioè guardare al mondo, a ciò che ci circonda come ad una risorsa (inesauribile?) da consumare, da usare, sull’altare del nostro desiderio. Quindi mi chiedo: quanto e come siamo capaci di guardare alla realtà con “occhi diversi”, quegli occhi che Greta ci invita ad assumere?
    Non sarà che proprio i giovani ce lo insegneranno?
    Concludo. Procedere significa (per molti, ma non per tutti) un impegnativo cambio di paradigma. Sono in dubbio quanto potrà avvenire “dal basso”. Meglio affidarci a decisioni “dall’alto”: cambiare è più facile quando “qualcosa” ti costringe..

  • Grazie per questa iniziativa certamente utile e opportuna. Faccio parte del progetto Natalità diretto dal professor Giuseppe Masellis di Modena e credo che a questo dibattito potremmo fornire un contributo. Buone Feste e a risentirci presto

  • Noi Senior abbiamo un debito da pagare. I giovani ci hanno rimproverato aspramente di aver lasciato in eredità un mondo surriscaldato dalla produzione di un enorme accumulo di merci. Un mondo che rischia di esaurirsi nel giro di poche generazioni.
    Cosa possono fare, allora, i Senior di oggi, i Baby boomers che sono stati giovani negli Anni Sessanta, quando volevano -o si sono illusi- di cambiare il mondo? Niente di rivoluzionario. Basta adottare modelli di vita responsabili, che possono diventare piccoli comportamenti “virtuosi” e trasformarsi in “massa critica” se moltiplicati tantissime volte. Partiamo dall’alimentazione. E’ un aspetto fondamentale per una lunga vita in salute. In età più avanzata si può e si deve mangiare meno, soprattutto frutta e verdura, evitando per quanto possibile l’alcol e del tutto i superalcolici.
    Ma è importante anche “come” si fa la spesa. Meglio preferire i negozi vicino a casa, che sono anche un presidio sociale sul territorio in cui viviamo. Si può fare la spesa ogni giorno o quasi, per le quantità necessarie, che pesano di meno, e così si chiacchiera con qualcuno, si aiuta l’economia del territorio, si fa un movimento moderato e quotidiano, si evitano gli sprechi e si usa meno l’automobile.
    Un’altra piccola proposta potrebbe essere, in inverno, di abbassare la temperatura in casa di almeno un 1°, evitando di vivere in ambienti surriscaldati, mettendoci una maglia più pesante. In estate, invece, si può ridurre l’utilizzo dell’aria condizionata, limitandosi ad abbassare più l’umidità dell’aria che la temperatura.
    Poi c’è la “lunga vita attiva” da conquistare con l’attività motoria, dalla passeggiata al nuoto, al ballo, alla ginnastica, da fare in modo costante, meglio se in compagnia, allontanando il momento della fragilità grazie alla cura di corpo e mente.
    Sono piccole scelte, poco faticose, che forse potrebbero avere –se moltiplicate per milioni di volte- un sensibile impatto sull’ambiente che lasceremo a figli e nipoti.
    Anche questa può essere “Silver Ecology”.

    Ariella Cuk, presidente Lunga Vita Attiva
    Franco Del Campo, presidente Fin Plus Trieste

  • Mi piace molto la proposta della “Silver Ecology”, intesa come contributo dei senior allo sviluppo sostenibile.
    Il mondo dei senior è titolare di un “potere economico” che certamente fa gola a molti (penso ai settori turismo, alimentazione, sanità, cultura) e di una notevole forza elettorale, che fa gola a tanti altri. Questo mondo, però, costituisce anche una risorsa che può dare un grande contributo allo sviluppo sostenibile e ad iniziative di solidarietà.
    La vera sfida per chi lavora per promuovere la “Silver Ecology” è trovare gli strumenti più idonei per coinvolgere i senior in questo progetto rendendoli così parte attiva e protagonisti veri del cambiamento. Certamente richiederà grande impegno la competizione con gli altri stakeholders i quali, in non poche occasioni, spingono con grande forza verso consumi e stili di vita che non sempre sono allineati con i principi della “Silver Ecology” .

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