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Il punto

Guerra e pace

La generazione dei baby boomers, si sa, è particolarmente fortunata.

Noi baby boomers, nati dopo la Seconda Guerra Mondiale, siamo cresciuti in un periodo di sviluppo economico e civile dell’Italia, abbiamo avuto l’opportunità di viaggiare ed esplorare il mondo con facilità e pochi vincoli, trovare lavoro è stato meno complicato che per la generazione successiva e le statistiche da tempo decretano che la nostra generazione detiene più ricchezza di quelle venute prima e dopo di noi.

Ma soprattutto, la fortuna è consistita nel vivere, dacché siamo nati, in un Paese non in guerra, risparmiandoci tutte le atrocità, le miserie e i drammi che i conflitti armati comportano. Prima generazione a sperimentare questo privilegio!

Non solo le popolazioni italiane e dell’Europa occidentale da quasi 80 anni non sono state coinvolte direttamente in guerra, ma anche quando salivano le preoccupazioni perché sentivamo gli echi di conflitti o potenziali conflitti da altre parti del mondo, non veniva davvero il dubbio che avremmo dovuto mettere l’elmetto in testa per andare a combattere. La guerra poteva riguardare “altri” più sfortunati di noi, ma noi ne saremmo stati indenni.

E’ vero: siamo cresciuti per metà della nostra vita con il mondo diviso in due, con la cortina di ferro che divideva Occidente e mondo Sovietico, ma non c’era la percezione di una guerra dietro l’angolo. Abbiamo assistito sgomenti al dissolvimento della vicina Yugoslavia e alle guerre fratricide che ne scaturivano, ma tutto sommato eravamo abbastanza disattenti e concentrati sulla nostra vita quotidiana.

Abbiamo avuto paura dopo l’11 settembre 2001, ma non ci è stato chiesto di intervenire.

La preoccupazione è sicuramente cresciuta, e non è certo terminata, con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e con le successive minacce rivolte al mondo occidentale.

Inoltre, da pochi mesi si è aggiunto un nuovo pesante capitolo alle vicende mediorientali. D’altra parte, da quando abbiamo il bene dell’intelletto, vediamo che israeliani e palestinesi si fanno la guerra, senza nessuna capacità né dei rispettivi leader né delle rispettive popolazioni, di sfruttare le finestre di opportunità che si sono create nei decenni per trovare una soluzione pacifica. Alla fine, ci siamo assuefatti alle notizie di guerra dal Medio Oriente.

Insomma, i conflitti armati sempre più ci preoccupano, ma il fatto che la guerra guerreggiata non ci abbia finora coinvolto direttamente ci ha permesso di concentrarci su altre priorità, su altre speranze e paure.

Le indagini su cosa pensano i senior in Italia, su cosa desiderano e a cosa mirano, ci dicono che le priorità sono il benessere personale ottenuto attraverso la cura della propria salute e del proprio stato fisico, oppure il dedicarsi ad attività gratificanti come il viaggiare o il coltivare le passioni più amate, così come prioritaria è la realizzazione personale che viene dall’attività sociale frequentando gli amici, i familiari, i nipoti, ed evitando la solitudine.

Per chi allarga la propria sfera di desideri alla vita sociale, possiamo trovare anche la voglia di contribuire a buoni rapporti tra generazioni e all’affermarsi di pratiche di sviluppo sostenibile.

Tutti desideri ed obiettivi sacrosanti, che assorbono quotidianamente i nostri pensieri, il nostro impegno, la nostra vitalità, ma che soprattutto ancora godono della protezione fortunata di una condizione di pace.

Non possiamo quindi che augurarci che la condizione di pace di cui noi baby boomers abbiamo goduto sino ad oggi prosegua anche in futuro, per noi e per i nostri figli e nipoti.

E’ un augurio che fino a qualche anno fa sarebbe suonato pleonastico, non c’erano le condizioni perché si dovessero davvero temere sciagure o conflitti dalle nostre parti (ricordo tantissimi discorsi pubblici che prospettavano i trend futuri e che iniziavano dicendo: “… questo succederà, salvo accadimenti straordinari e improbabili come pestilenze e guerre…”).

La pestilenza l’abbiamo avuta, le condizioni geopolitiche mondiali fanno aumentare i timori che i conflitti armati possano ulteriormente diffondersi e lambire anche le nostre popolazioni.

L’augurio di pace è dunque tutt’altro che scontato.

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Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

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