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Volontariato

Catello, volontario senior per la Storia

Trovare volontarie e volontari senior in ogni campo civico è ormai una certezza. Almeno lo è per le lettrici e i lettori di Osservatorio Senior che seguono questa rubrica e che ci accompagnano dal 2016 nel nostro viaggio alla scoperta della galassia dell’attivismo e dell’impegno gratuiti agito dai “differentemente giovani”.

E anche questa volta non deludiamo le aspettative, accompagnandovi addirittura tra spade, artiglieria, cavalleria leggera, cotte, armi e cavalieri.

Ad attenderci c’è Catello Abagnale, addetto alla sicurezza aeroportuale in pensione e oggi responsabile della sezione di fanteria del gruppo storico Compania de le quatr’arme, associazione di volontariato piemontese dedita alla promozione della cultura e della storia attraverso la libera interpretazione e rivisitazione della stessa. Una realtà vivace che da oltre quindici anni opera in tutta Italia nel campo del re-enactment riproducendo abiti e fogge del tempo passato, dal Medio Evo Europeo al Risorgimento Italiano, organizzando rivisitazioni storiche sia su pubblica piazza, che momenti di approfondimenti nelle scuole.

“Infatti, come associazione proponiamo sia percorsi didattici, collaborando con scuole elementari, medie e superiori, sia ovviamente rappresentazioni aperte a tutta la cittadinanza. Entrambi gli impegni li percepisco come congeniali, anche perché lo spettacolo si regge su rigorose basi didattiche, di ricerca, di divulgazione che devono essere ben preparate da noi volontari con un minuzioso lavora di ricerca. A me piace tantissimo, per me la rievocazione storica è veramente come una droga, l’unica della mia vita”.

Quindi non ci si improvvisa volontari nel vostro campo? “Non direi. Da volontario c’è appunto un grosso lavoro di ricerca che permette la creazione di suppellettili, uniformi che rispettino i crismi storici, per come ci sono stati tramandati. Dai bottoni alle armi, realizzazione, riparazione, restauro e cura dei relativi accessori.  Nel mio caso ancora di più, essendo gli armamenti la mia specialità, interesse che condivido proprio con il nostro presidente. Ma il lavoro di approfondimento è importante per noi tutti, per rimanere fedeli alla Storia, cosa non sempre facile. Pensiamo anche solo al dover usare stoffe proprie dell’epoca narrata, stoffe oggi realmente introvabili”.

Questo approccio così puntuale non scoraggia gli eventuali aspiranti volontari senior a unirsi a voi? “No, il nostro è un volontariato che comunque consiglio a chi ha la mia età. C’è posto per tutti, senior o non senior, anche se come ho detto non tutti possono fare tutto. Per esempio, noi armieri siamo ovviamente in possesso di regolare porto d’armi, cosa che a un volontario giovane non è semplice chiedere di avere, se non altro per il costo da sostenere annualmente”.

Esiste una marcia in più per voi volontari senior in questo ambito di attività? “Tecnicamente posso assicurare che per questo tipo di volontariato abbiamo spesso una marcia in più dovuta a un semplice dato esperienziale: la nostra generazione ha fatto il militare. Io stesso sono un ex sottoufficiale di marina. Ecco, se si è vissuto consapevolmente e convintamente quell’esperienza, i valori acquisiti non ti lasciano più. Intendo il valore di prendersi cura degli altri, il valore del giuramento e della parola data, il valore della propria patria e della sua storia. Queste sono cose che nel nostro campo di attivazione rappresentano un vantaggio”.

Molte delle epoche che portate in scena sono però cariche di episodi che hanno lacerato il tessuto civile. Qual è il valore di rivivere questi passaggi in un presente già carico di brutte notizie? “Serve riviverle perché se non si tramanda la storia si è come alberi senza radici. La cura e la promozione di queste radici è la ragione del nostro operare come associazione soprattutto nelle scuole e anche su pubblica piazza.

Oltretutto che partendo dal passato, conoscendolo, puoi strategicamente affrontare il presente in maniera migliore. In primis cose come le guerre, che vanno assolutamente prevenute. Ovviamente voi ci vedete mettere in scena anche momenti di conflitto bellico, ma vi assicuro che non siamo guerrafondai, non abbiamo il culto del conflitto, amiamo la libertà, quella ottenuta facendo enormi sacrifici. E poi la storia alle volte lacera anche il nostroDNA…”

Che intende, scusi? “Prenda me ad esempio. Il diavolo e l’acqua santa scorrono nelle mie vene. Da parte di madre discendo da una famiglia filo borbonica che conta un procuratore legale presso la commissione regia di Napoli, e l’intera famiglia era fornitrice di materiali per l’esercito, insigniti oltretutto del titolo acquisito di marchesi e baroni. E da parte paterna invece erano mazziniani con addirittura un capitano garibaldino, avo molto conosciuto e importante, Giuseppe Abbagnale”.

Lei è un volontario molto attivo. Ma dopo una vita di lavoro, perché non ha scelto di riposarsi piuttosto che affondare gli stivali nel fango delle trincee? Non rischia di strafare e andare in burnout? “Nessun burnout. Anche perché al lavoro operavo, diciamo, di concetto, nel senso che ero tutto il giorno davanti ai monitor di sicurezza, invece qui in associazione, a parte la ricerca storica, è tutto lavoro manuale.

Mi occupo spesso anche di logistica, nel senso che spesso precedo le ‘truppe’, gli altri volontari e trasporto i materiali per il gruppo che poi arriva dove operiamo. Parliamo del materiale che si può muovere ovviamente, perché abbiamo anche un cannoncino da dodici libbre napoleonico che per esempio usiamo solo nel bellissimo scenario del Forte di Bard in Valle d’Aosta dove nostri gentili sostenitori ce lo costudiscono. Ma anche sulla tematica cannoncini ci sarebbe da ridere…”.

Chiudiamo così allora, ci faccia sorridere. “È la solita stranezza italiana. In pratica per realizzare e portare un cannoncino a una rivisitazione storica lo devi dichiarare, ovviamente. E su questo non ci piove ed è giusto che sia così. Peccato che ai fini del regolamento di pubblica sicurezza l’unico modo è però registrarlo come strumento per uso agricolo, per la precisione… come spaventapasseri”.

Foto Catello Abagnale © FotoDidi. Per gentile concessione.

Ulteriori immagini su:

Fotodidi9

FotoDidi

fotodidi9.wixsite.com/fotodidi

Vuoi leggere le precedenti interviste della sezione Volontariato? Clicca qui.

1 Commento

  • Vi stimo ed ammiro per le vostre interviste “impossibili” che attestano tutto il contorno e l’indotto che circonda il mondo del volontariato . Io stessa in passato ho svolto volontariato nelle parrocchie e, nelle scuole che frequentavo per esigenze scolastiche, familiarizzando con questo mondo benefico e coinvolgente, baluardo di vecchi ma mai tramontati valori esistenziali ! Il paradosso che si registra ad ogni passo in tal senso è dovuto solo alla inaridita natura dei rapporti sociali che oggettivamente restano tipici anche a livello burocratico !!

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