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Letti e visti

La petite

Film di Guillaume Nicloux con Fabrice Luchini, Mara Taquin, Maud Wyler, Juliette Metten, Veerle Baetens, Francia, 2023.

Care amiche e amici miei che portate in giro sulle spalle con nonchalance la gloria e la sapienza degli anni e avete occhi dentro e fuori per vedere il senso della vita e il percorso di indomiti desideri, concediamoci una trasgressione: rompiamo tutti gli specchi delle nostre brame; non ci servono più, trascendiamo ogni immagine riflessa e specchiamoci solo nella letteratura e soprattutto nel cinema che talora, grazie al fascino e alla bravura di grandi attrici e grandi attori, è ancora capace di incendiare il nostro immaginario.

Confidenzialmente vi dico che mi piace, mi piace moltissimo andare al cinema e specchiarmi in modo totalmente acritico e naif in qualche bel personaggio di vecchio uomo attorno ai settanta o anche più, ancora capace di intrattenere con spirito e desiderio un qualche rapporto con le donne, anche se l’altissimo muro degli anni che lo separa dalle più giovani non è valicabile neanche se si pratica il salto in alto con l’asta. Il genio di Battiato l’aveva già detto nella canzone che ad un certo punto recita: “I desideri non invecchiano quasi mai con l’età”…

Figuratevi allora come ho amato la bellissima performance di Fabrice Luchini nel film francese “La petite” nelle sale da poco, film al quale ha probabilmente nociuto uno scarsissimo interesse da parte dei media e il fatto di essere etichettato come film sull’utero in affitto.

No, non è un film a tesi, è una quasi commedia tenera e gentile con una sorta di burbero benefico (Fabrice Luchini) che se la vede con una spinosa ed esuberante ragazza (Mara Taquin, una rivelazione)  dei quartieri bassi di Gand, nelle Fiandre, che ha tutta l’aria di essere appena scappata dal set di un film dei fratelli Dardenne.

Due giovani uomini, Emmanuel e Joaquin, felici di vivere assieme, decidono di mettere al mondo una creatura facendo ricorso all’utero in affitto in Belgio dove questa pratica è legale e gratuita. Contattano all’uopo una ragazza, Rita, bisognosa di soldi e le versano una prima tranche del compenso pattuito sottobanco. Il padre biologico sarà Emmanuel.

Questa ragazza porta dunque nel suo grembo una creatura, figlia biologica di Emmanuel, che muore assieme al suo compagno in un terribile incidente aereo.   Emmanuel è figlio di Joseph (Fabrice Luchini) un restauratore di mobili d’epoca ultrasessantenne che vive e lavora a Bordeaux.

Joseph è una specie di vecchio lupo solitario. E’ vedovo, è solo ed è saltuariamente accudito dalla figlia fisioterapista. Senza averne l’aria, con piccoli, sapidi tocchi di sbieco il film mette a fuoco la figura di questo uomo, i suoi rapporti con la figlia, gli echi della vita passata, dei conflitti con il figlio, con il suo compagno e i genitori di quest’ultimo, tanto “moderni” quanto afflitti da una certa aridità nel campo degli affetti.

Il film inizia con la tragica telefonata ricevuta da Joseph: lo si informa che suo figlio e il suo compagno sono deceduti. Joseph reagisce alla ferale notizia pensando alla vita, pensando alla creatura che vive da qualche parte e di cui sarebbe il nonno. E’ una specie di riflesso condizionato che lo porterà a cercare, trovare e incontrare Rita che vive a Gand nelle Fiandre, una giovane donna spinosa e vitale, piuttosto scettica sulla sorte da riservare alla nascitura.

Il bello è che il film di Nicloux, quasi commedia tenera e gentile, incontrando questo personaggio è come se incontrasse il cinema realista e sociologico dei fratelli Dardenne, popolato di marginali, e ne venisse sconvolto e vivificato.

Insomma a me “La petite”, pur senza essere un capolavoro, è piaciuto per i suoi pacati e affettuosi toni laici – è francese non italiano – e perché mi pare la dimostrazione che il cinema, a volte, è come la vita, quanto a origine; nasce cioè da uno scarto, una divergenza più o meno consapevole rispetto a una prassi comunemente intesa come norma.

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Foto da bande annonce youtube

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