Anche gli immigrati invecchiano: una doppia fragilità economica?

L’incidenza degli immigrati sulla popolazione tardo-adulta e anziana.

E’ alta l’attenzione alla crescente incidenza tra i minori di seconda generazione, ossia con genitori nati in altri paesi, per i problemi di integrazione che tale presenza può comportare: decisamente molto minore è, invece, l’attenzione verso gli immigrati anziani, dato che essi non pongono problemi di integrazione sociale; tuttavia, anche tale fascia d’età dovrebbe essere oggetto di considerazione.

Partiamo da pochi dati.

Nel 2005, ossia circa venti anni fa, gli ‘stranieri’ di 60-69 anni erano circa 50.000, quelli di 70-79 circa 20.000 e gli over 80 meno di 10.000. (v. tabella n. 1).

La loro incidenza sulla popolazione complessiva di pari fascia di età era quindi pari, rispettivamente, a circa lo 0,8%, lo 0,4% e lo 0,3% (v. grafico n.1).

Tabella n.1. Popolazione residente e stranieri nel 2005, nel 2015 e nel 2025 per classe di età

2025 2015 2005
Pop. Residente Stranieri Pop. residente Stranieri Pop. residente Stranieri
60-64 4448986 248768 3630255 130243 3.280.281 30793
65-69 3748342 167544 3561371 68722 3.245.826 20517
70-74 3259268 94180 2962274 39283 2.868.206 12617
75-79 2989709 49077 2717980 24061 2.367.105 8044
80-84 2172343 25067 2047054 11566 1.742.300 5024
85-89 1542932 11755 1264039 5015 664.383 2120
90-94 675218 3738 555492 1871 399.042 1338
95-99 169403 1017 91769 383 83.388 383
100+ 22652 425 19095 93 9.091 66
Totale pop. 58.971.230 5.253.658 60.782.668 4.922.085 57.888.245 1.990.159

Fonte: dati ‘Tuttitalia’: popolazione residente e stranieri

Grafico n. 1: Incidenza percentuale di ‘stranieri’ sulla popolazione residente over 60 anni per classe di età nel 2005, nel 2015 e nel 2025

 

 Fonte elaborazione autonoma sui dati ‘Tuttitalia’: popolazione residente e stranieri

Venti anni dopo, ossia nel 2025, gli stranieri di 60-69 anni sono diventati oltre 410.000, i 70-79enni quasi 150.000, gli over 80 circa 42.000, pari, rispettivamente al 5%, al 2,5% e a circa l’1% della popolazione in pari fascia di età.

Vale a dire che mentre ancora venti anni fa la presenza di anziani ‘stranieri’ era quasi irrilevante, attualmente, pur essendo ancora molto contenuta, comincia ad essere visibile e ancor più lo sarà nei prossimi 10-20 anni, quando entreranno nelle classi di età anziana gli attuali 50enni tra i quali gli stranieri costituiscono circa il 7,5% della popolazione di pari classe di età.

Occorre, peraltro, considerare che nei dati sugli ‘stranieri’ non rientrano quegli immigrati che hanno successivamente acquisito la cittadinanza italiana, che, tra il 2012 e il 2023 sono stati circa 1.350.000, di cui 312.000 in un’età superiore ai 49 anni. Vale a dire che, in realtà, l’incidenza di ‘immigrati’ nelle fasce anziane è, seppur di poco, maggiore di quanto i dati sopra presentati rilevano e testimonia come buona parte di quanti sono arrivati in Italia da ‘adulti’ si siano poi radicati nel nostro paese, rimanendovi anche una volta entrati nell’età anziana e, presumibilmente, anche dopo aver cessato l’attività lavorativa.

Ma perché questo mutamento è rilevante?

Come scritto sopra, la crescente incidenza di immigrati tra gli anziani è entrata, finora, solo marginalmente nelle analisi sull’immigrazione e nel relativo dibattito, ma essa dovrebbe essere oggetto di attenzione se si considera il ruolo che le storie lavorative hanno sulle pensioni e, quindi, sulle future condizioni economiche delle persone anziane.

È, infatti, appena il caso di ricordare che gli immigrati hanno, di norma, storie lavorative spesso segnate da bassi redditi che fanno sì che, tra di essi, l’incidenza della povertà ‘assoluta’ sia decisamente elevata – stimata, dall’Istat al 30,4% per le famiglie con almeno uno straniero e al 35,1% per quelle composte esclusivamente da stranieri, contro il 6,3% tra quelle composte solo da italiani (Istat, 2024).  Quello che qui interessa rimarcare è che a tale problematicità economica si aggiunge una tutela previdenziale spesso parziale e lacunosa.

Vale a dire che se gli immigrati hanno, già da adulti, condizioni reddituali modeste, quando diventano / diventeranno anziani la loro fragilità economica sarà ancora maggiore, dato che contributi di importo ridotto si intrecceranno con storie lavorative discontinue e con pochi, o pochissimi, contributi. Situazione, questa, ancora più critica se si considera che il sistema pensionistico sta vedendo non solo un aumento dell’età e dell’anzianità lavorativa necessarie per accedere alla pensione, ma anche il passaggio dal modello retributivo a quello contributivo, di norma assai meno favorevole.

Vale a dire che, se in generale, i mutamenti del sistema pensionistico fanno ipotizzare una maggiore presenza, in futuro, di pensioni di importo modesto, questo sarà particolarmente vero per gli immigrati, specificamente penalizzati dalla loro storia lavorativa doppiamente ‘debole’, esponendoli, quindi, da ‘anziani’ ad un rischio di povertà ancora maggiore di quello che li sta connotando, attualmente, da ‘adulti’.

Per approfondire:

Facchini C. (2025), Anche gli immigrati invecchiano, Neodemos, 25 Febbraio

https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/10/REPORT_POVERTA_2023.pdf 

Foto freepik / magnific.com generata con IA

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Carla Facchini è Presidente dell'Associazione Nestore, già Professore Ordinario di Sociologia della Famiglia, Universita Milano Bicocca.

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