Batteri che incontriamo ogni giorno
Le sette. Marta spegne la sveglia, si strofina gli occhi e si alza. Passando davanti allo specchio, rallenta e sorride: le piace vedere la sua pelle in salute. Quello che non sa è che, oltre alle sue cure – e alla genetica –, c’è qualcuno che lavora ogni giorno per mantenerla così. Un microscopico dermatologo sempre in servizio: Staphylococcus epidermidis.
La forza gentile dei batteri amici. Di che si tratta?
È uno dei batteri più comuni nella pelle sana, dove fa la sua parte per mantenere in equilibrio il microbiota cutaneo, la comunità di microrganismi che vive sulla nostra pelle e la aiuta in funzioni importanti come quella di barriera.
Fuori dalla finestra piove, ma il profumo del caffè che sale nella moka la mette comunque di buon umore. In cucina, Luca sta già preparando la colazione: la tavola è pronta con latte, frutta, pane e marmellata. Il pane è appena sfornato: Luca, che ha imparato a farlo durante il lockdown, va molto orgoglioso della sua pasta madre, che usa ancora oggi.
Nella pasta madre sono senz’altro i lieviti a far lievitare l’impasto, ma sono i batteri – tantissimi, diversi e instancabili – a regalare al pane quell’aroma unico e quella punta leggermente acidula che ce lo fa amare tanto e che, oltretutto, lo fa durare qualche giorno in più. L’eroe di questo capolavoro è spesso il Lactobacillus sanfranciscensis, che potrebbe far pensare a un santo ma, in realtà, prende più prosaicamente il nome dalla città di San Francisco.
Quando Marta entra in cucina, sente che manca un tocco finale: prende quindi dal frigo un latte fermentato con fermenti probiotici, come il Lacticaseibacillus paracasei Shirota (LcS), che resistono meglio agli acidi dello stomaco e riescono così a raggiungere vivi l’intestino, dove possono favorire l’equilibrio del microbiota – un tempo “flora batterica” – intestinale.
“Colazione affollata anche oggi”, scherza Luca.
Il cielo si schiarisce: la pioggia lascia il posto a un timido sole. “Il momento perfetto per uscire con Scheggia”, pensa Marta: il loro adorabile meticcio adora l’odore di terra bagnata, e – guarda caso – è già lì pronto con il guinzaglio in bocca. Per quel profumo dovrebbe ringraziare dei batteri del suolo come gli Streptomyces, che – oltre a gratificare le sue narici – fanno il gran lavoro, nel terreno, di trasformare foglie morte e altri residui organici in nuove sostanze di cui le piante si possono nutrire.
Arrivati al parchetto, Leo, il nipotino della vicina innamorato di Scheggia, si fionda a tutta velocità dal suo amico a quattro zampe per infilargli nel collare un prezioso regalo: un quadrifoglio portafortuna che ha cercato per interminabili minuti nell’aiuola più in là, quella dei trifogli, ignaro che, per tutto quel tempo, sotto i suoi piedi qualcun altro stava facendo un lavoro altrettanto straordinario: catturare l’azoto dell’aria e trasformarlo in una forma capace di rendere fertile il terreno, come fanno i batteri del genere Rhizobium.
Dopo corse e rincorse tra Leo e Scheggia, arriva l’ora di rientrare. È quasi il tramonto: Marta si siede in terrazza per goderselo con Luca. “Abbiamo qualcosa da stuzzicare?” chiede lui. Ci pensa Marta, e insieme a lei una schiera di batteri campioni di lavoro di squadra: Leuconostoc mesenteroides, Lactobacillus plantarum, Lactobacillus brevis, e tutta una serie di altri batteri lattici che mettono in tavola olive, cetriolini, un po’ di giardiniera e, per i palati più forti, crauti o addirittura kimchi. “Mancherebbe solo qualche cubetto di formaggio”, osserva Luca, guardando il frigo. Dietro quella porta, grana e groviera si stanno giusto raccontando di quando erano poco più che latte, prima che arrivassero batteri come Lactobacillus helveticus o Propionibacterium freudenreichii a cambiare le loro vite per lanciarli nell’empireo dei formaggi più gloriosi.
E così, ogni giorno, una miriade di batteri lavora silenziosamente in tutto ciò che ci circonda: negli alimenti, nell’ambiente e anche nel nostro organismo. Piccoli artigiani di vita quotidiana, tanto invisibili quanto fondamentali.
Vuoi leggere i precedenti articoli della rubrica “La forza gentile dei batteri amici”? Clicca qui
Foto Ridofranz su licenza iStock
__________________
Per approfondire:
- Cocolin L, Gobbetti M, Neviani E, Microbiologia alimentare applicata, Casa Editrice Ambrosiana
- Cook CM, Makino H, Kato K, et al. The probiotic Lacticaseibacillus paracasei strain Shirota (LcS) in a fermented milk beverage survives the gastrointestinal tract of generally healthy U.S. Adults. Int J Food Sci Nutr 2023;74:645-53
Il Dipartimento Scientifico di Yakult Italia esprime la vocazione scientifica dell’azienda, fondata dal medico e microbiologo giapponese Dr. Minoru Shirota.
Opera per promuovere la corretta alimentazione e stili di vita sani attraverso progetti educativi, attività di ricerca e collaborazioni con Società Scientifiche, Università e Istituzioni culturali.









