aspettative-imprese—header
immagine-senior-header
silver-value
2017-09-12-generazioni-a-confronto—banner-header_2
Differenze di genere

In casa: spazi femminili e maschili

In una nota precedente sull’uso del tempo, a partire da una ricerca esplorativa in ambito milanese su invecchiamento e differenze di genere [1], si sono evidenziati sia elementi comuni tra uomini e donne, sia interessanti elementi di differenziazione.

Ora ci sembra opportuno soffermarci sull’uso degli spazi domestici, particolarmente importanti per chi, non avendo più una collocazione professionale, trova in essi un ambito centrale di riferimento.

Anzitutto, come tutta la letteratura ci dice, la casa si configura come uno spazio specificamente femminile, anche come portato della stessa divisione dei ruoli nella coppia.

Dalle donne intervistate emerge, infatti, una grande centralità assunta dallo spazio domestico, non solo come luogo in cui si svolgono i tradizionali lavori femminili (che pure esse fanno sistematicamente), ma come luogo in cui leggere, fare piccolo bricolage, scrivere, ricevere le amiche (pur non in alternativa con il piacere / l’interesse per le attività culturali fatte all’esterno).

Sembra insomma che per ‘queste’ donne, che pure hanno spesso svolto attività professionali qualificate e gratificanti, vi sia il piacere del ‘godersi’ quello spazio, fisico, ma anche simbolico, trascurato nel corso della vita lavorativa e di cui ora ci si può riappropriare appieno.

Certo, in diversi casi, viene dichiarata un’insofferenza verso lo stare in casa – cosa che invece non è mai stata esplicitata dagli uomini intervistati – ma, più che un’insofferenza verso lo stare in casa ‘in sé’, sembra emergere una non accettazione dei vincoli (in primis le attività domestiche, ma anche qualche problema di salute) che possono rendere problematico l’uscire e non più una scelta, un piacere, bensì una costrizione, un dovere, lo stare in casa.

D’altro canto, la centralità femminile non necessariamente implica l’utilizzo degli spazi ‘migliori’: quando si tratta di vedere programmi diversi alla televisione, non è raro che la donna stia in cucina, l’uomo in un ‘di là’ con cui, pudicamente, si indica la sala.

Gli uomini, invece, non citano mai la loro casa come luogo di elezione del proprio benessere; tuttavia, anch’essi sembrano stare abbastanza volentieri a casa, specie se vi possono svolgere le loro attività preferite: in questi casi però più che alla casa nella sua interezza, il riferimento è a uno spazio specifico che viene così a costituire una sorta di ‘regno parziale’ a propria disposizione.

D’altro canto, questa possibilità di ritagliarsi spazi ‘personali’ è ovviamente agevolata dal fatto che, con l’uscita da casa dei figli, ormai grandi, l’abitazione diventa oggettivamente più ampia, permettendo quindi un maggior agio nel suo utilizzo e una minore necessità di contrattazione tra i partner sugli spazi individualmente utilizzati.

In altri casi, a svolgere, per gli uomini, questo ruolo di spazio ‘per sé’ è la seconda casa, di cui si cura l’orto / il giardino, recuperando così anche quel rapporto con la natura che per essi sembra molto più importante che per le donne.

Peraltro, da un lato, molti tra i nostri intervistati hanno una seconda casa a disposizione (anche se non necessariamente in proprietà) e, dall’altro, considerando che la ricerca è stata fatta a Milano, tale disponibilità costituisce una sorta di prerequisito per avere a disposizione uno spazio che, pur essendo ‘esterno’ all’abitazione vera e propria, è comunque privato-domestico e permette l’espletamento di una manualità tanto semplice nelle sue modalità esecutive, quanto rilevante per sé stessi.

Riassumendo, dunque, per le donne la casa sembra centrale nella sua ‘interezza’, mentre per gli uomini sembra fondamentale la disponibilità di spazi, pur circoscritti, ma o ‘esterni’, o ‘specifici’.

Da questo punto di vista, di particolare interesse per un’analisi di genere sarebbe uno studio che coinvolgesse entrambi i componenti della coppia, in modo da poter verificare quanto i due speculari utilizzi siano frutto di scelte condivise e/o di contrattazioni e quanto impattino su possibili tensioni.

Così come sarebbe importante capire quanto le considerazioni sin qui svolte siano determinate dal fatto che i nostri intervistati abbiano, nella grande maggioranza dei casi, condizioni economiche più che decorose e quanto siano, invece, estensibili a ceti sociali meno scolarizzati, in cui le donne sono state più frequentemente casalinghe e in cui i modelli di coppia sono stati più spesso ‘tradizionali’.

Tale confronto diventa poi ancor più interessante se si considera che, nelle fasce sociali più modeste, minori redditi tendono a comportare (a parità del contesto territoriale in cui si vive) minori spazi a disposizione, e, quindi, minori possibilità di quella gestione ‘separata’ che è alla base, da un lato, della reciproca autonomia e, dall’altro, dell’attenuazione di reciproche interferenze.

[1]Invecchiamento e differenze di genere’, Associazione Nestore, Milano, 2017

1 Commento

  • Interessante il tema dell’articolo. Sembra di capire, però, che l’indagine abbia riguardato (solo?) la città di Milano. Peccato non vengano riportati dati “quantitativi” e caratteristiche delle persone interessate.

Commenta