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Volontariato

Luciano, il volontario senior che fa bella la città

Pensa che a un certo punto mi sono fissato con il restauro di tutte le fontanelle pubbliche della città, tant’è che hanno iniziato a chiamarmi LULU FONTANELLE perché andavo, le scartavetravo, le dipingevo e le facevo come nuove”. Eccoci a Napoli e chi parla è Luciano, volontario Senior di Retake Napoli, gruppo di cittadini che, volendo riappropriarsi delle aree abbandonate e degradate della loro (bellissima) città, si spendono, con fantasia e sudore della fronte, per promuovere la partecipazione civica attiva a suon di ramazza, vernice e pennellessa.

Per la verità arriviamo all’intervista grazie alla coordinatrice cittadina, Eleonora, che subito ci dice che “di volontari senior in Retake ce ne sono diversi…. e sono tutti spettacolari!”. La conferma arriva parlando più approfonditamente con Luciano che, pur essendo in pensione, è ancora Avvocato “…anzi, sai che ho fatto anche l’imprenditore? Sono stato proprietario e fondatore del giornale Bric A’ Brac quaranta anni fa!”.

Parlare con lui viene facile, della sua passione per la sua amatissima Napoli e per l’ambiente. Ci dice che essere un “retaker” non si conclude con l’evento specifico in sé: “io quando posso scendo sotto casa a Posillipo e levo le carte che trovo a terra e le faccio portare via dal Comune. Napoli che pure ha fatto grandi passi avanti negli ultimi anni, ha però bisogno del contributo di tutti noi cittadini perché le cose vadano meglio, perché si facciano segnalazioni, si adottino giardini… insomma perché ciò che facciamo con Retake diventi prassi comune”.

La domanda qui però sorge spontanea. Gli chiedo se è giusto che, oltre pagare le tasse, ci dobbiamo anche accollare la pulizia dei luoghi pubblici. Luciano è inamovibile dalla sua posizione: “Viviamo in un’epoca in cui lo Stato non può farsi carico di tutto e il contributo del cittadino soprattutto per gli aspetti ambientali e per certi versi assistenziali è vitale. Pensiamo a Londra dove i giardini pubblici sono affidati a tutti coloro che vi si affacciano. Io trovo che sia una cosa normale che dovrebbe proprio diventare parte di un contratto sociale: io se voglio che il giardino sul quale mi affaccio sia ben tenuto e curato… devo fare qualcosa perché questo accada!”.

Capito. Decido così di cercare di scalfire la sua inscalfibile positività chiedendogli chi glielo faccia fare, dopo una vita di lavoro, di continuare a faticare: “Per me andare a fare le attività di Retake Napoli, con quel gruppo di volontari e volontarie che definirei straordinari, equivale a una seduta di psicanalisi… perché ti rigenera, ti fa vedere risultati immediati… un luogo brutto lo rendi bello nel giro di quattro ore! Questo risultato immediato lo avverti, lo senti proprio nel profondo!

Luciano non sfugge nemmeno alla classica domanda sul perché, tra i diversi e molteplici “volontariati”, abbia scelto proprio uno di quelli che gli studiosi chiamano “informale”, cioè non caratterizzato da divise, tessere e calendario serrato: “Noi lo chiamiamo volontariato liquido e mi sono subito innamorato di questa modalità inclusiva, aperta… tutti possono partecipate un’ora, un giorno, un minuto, possono insomma gestire la propria partecipazione se, come e quando vogliono”.

Retake Napoli è un gruppo partecipato da tutte le età e Luciano ci confessa di non essersi mai sentito a disagio a lavorare fianco a fianco con le nuove generazioni: “Io sono stato accolto dai più giovani in maniera splendida, per loro sono diventato Nonno Lu, ci troviamo spesso a chiacchierare amabilmente. A questo gruppo ho inoltre portato in dote l’esperienza professionale di una vita… tutto il mio know how da avvocato, soprattutto quando siamo diventati associazione. Io mi sono occupato della parte burocratica, delle assicurazioni per i partecipanti, dello Statuto, degli eventuali contatti con gli Enti pubblici. Offro la mia competenza insomma… unita anche alle mie braccia quando c’è da lavorare”.

Come molti volontari “differentemente giovani” che abbiamo intervistato in questi mesi, anche lui ci racconta come l’improvvisa sedentarietà forzata causata dal pensionamento vada combattuta quotidianamente con tanti interessi “perché Il rischio di rimanere con le mani in mano è molto forte, altissimo e non ti nascondo che anche io ho vissuto questo pericolo, ma ho comunque avuto la fortuna di impegnarmi in molteplici cose… dalla campagna ai miei nipoti che ora sono grandi e seguono le mie orme professionali… e poi c’è il Volontariato…. per questo dicevo che il Volontariato è terapeutico!

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