Senior Living
aspettative-imprese—header
immagine-senior-header
silver-value
2017-09-12-generazioni-a-confronto—banner-header_2
Argomenti

Quando si inizia a sentirsi “vecchi”?

Le fasce di età sono una convenzione molto usata. Ad esempio a fine 2018, aggiornando le classificazioni precedenti, la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia ha proposto di distinguere in questo modo: giovani anziani (persone tra i 64 e i 74 anni), anziani (75-84 anni), grandi vecchi (85-99 anni) e centenari.

Il corpo invecchia. Meno se ce ne prendiamo cura e se il nostro DNA ci aiuta. Dal punto di vista biologico queste categorie sono significative, pur con i limiti del ridurre in numeri un continuum. Tuttavia il vissuto non sempre segue le vicende del corpo nel senso che lo stato di salute di una persona può non seguire di pari passo il decadimento fisico. Dallo stato di salute dipende il vissuto del sentirsi vecchio.  Allora ci chiediamo se le classificazioni dei geriatri siano davvero utili a descrivere l’aspetto psicologico dell’invecchiamento. Proviamo a considerare ogni singola decade.

Una sia pur piccola incrinatura càpita nel vissuto delle donne quando i ginecologi definiscono “primipara attempata” una persona che decide di avere il primo figlio dopo i 35 anni. Hanno ovviamente ragione nel favorire le gravidanze in età giovane. Ma essere definita “attempata” a 35 anni non fa di certo piacere. A 40 anni la capacità di avere figli decresce fino alla menopausa. Certo talune donne diventano madri anche in un’età più avanzata ma sono eccezioni. La perdita della capacità generativa può creare il vissuto di “sentirsi vecchia” in donne tra i 40 e i 50 anni. Gli uomini, non perdendo la capacità generativa, non condividono questo vissuto.

La fascia di età 65-74 registra una svolta fondamentale, spesso per via del pensionamento. La perdita del lavoro induce tali e tanti cambiamenti di vita da essere di certo un’età degna di riflessione. Ma prendiamo in considerazione più dettagliatamente questi senior. Tra i 65 e i 74 anni mi pare che si possano distinguere due categorie diverse: coloro che sono in buona salute e i coetanei e le coetanee che non sono in buona salute o che hanno dovuto subire un intervento chirurgico. Entrambe le categorie partecipano alla vita sociale, li si trova al cinema, alle conferenze, ai concerti, nei viaggi. Anzi “le” si trova perché nei luoghi sociali prevalgono le donne. Ma va detto che coloro che sono in buona salute non si sentono di certo vecchi neppure nella definizione di giovani vecchi. Per gli altri, invece, il discorso cambia: basta la protesi a un ginocchio o al femore e non camminare bene come prima, qualche intervento di cataratta o non udire più bene, o la pressione che diventa troppo alta o una qualche artrosi per iniziare a sentirsi davvero vecchi. Molti di costoro li incontriamo negli ambulatori del servizio sanitario per i frequenti controlli. Voglio dire che basta avvertire un limite fisico o mentale per iniziare a sentire che la vecchiaia non è più cosi lontana. Dunque ho delle perplessità nel collocare tutti i 65enni-74enni nella stessa categoria.

Anche con la fascia tra i 75 e gli 84 anni, che sembrerebbe la più facilmente definibile, le cose non sono semplicissime. Per alcuni e alcune la vecchiaia batte già alla porta: sono coloro che stanno nelle case di riposo. Hanno gravi invalidità fisiche o neurologiche. All’altro lato di un continuum stanno persone di tale età che stanno bene fisicamente, che sono vitali mentalmente, camminano bene e partecipano alla vita attiva. Li troviamo, anzi le troviamo – anche qui sono soprattutto donne – nei gruppi di lettura, frequentano palestre, fanno il volontariato, vanno al cinema e ai concerti.  Per costoro la definizione di vecchi potrebbe spostarsi verso i 90 anni. Poi ci sono gli anziani invisibili, quelli che incontri nei negozi di alimentari ma che conducono una vita ritirata. Probabilmente c’è qualche problema di salute, non grave da necessitare la casa di riposo. Alcune di costoro fanno la spesa con la badante. Probabilmente passano il tempo davanti alla televisione. Difficile capire quale possa essere la percentuale delle tre categorie. Mi viene da pensare che gli anziani invisibili siano la maggioranza. A loro ovviamente possiamo attribuire la definizione di vecchio, ma non a coloro che sono ancora attivi.

In conclusione, credo che sarebbe bene incrociare non solo il decadimento fisico ma anche lo stato di salute con l’età.  Ma forse bisognerebbe tenere presente anche due variabili altrettanto importanti: il livello culturale e la situazione economica dei soggetti. Perché è certo che i 75-84enni “giovani”, oltre che avere il DNA dalla loro parte, sono spesso anche persone colte e con una buona situazione economica.

Commenta