Demenza: un ladro di cuori, di anime e di memorie

È giusto temerla? Affrontiamola insieme!

“È una malattia desolata, vuota e arida come il deserto. Un ladro di cuori, di anime e di memorie”.  È così che Nicholas Sparks descrive la demenza in uno dei suoi libri più famosi – da cui è stato tratto anche un film – “Le pagine della nostra vita”: una storia d’amore rivissuta ogni giorno nei ricordi di un marito che cerca di riportare a sé la moglie, affetta da demenza.

Ma cos’è la demenza?

Si tratta di una sindrome clinica caratterizzata dalla perdita di più funzioni cognitive, tra le quali deve essere invariabilmente presente la memoria. Molto spesso, oltre ai sintomi cognitivi, sono presenti anche sintomi non cognitivi, che riguardano, ad esempio, la sfera della personalità, dell’affettività, del comportamento.

Per molto tempo il termine demenza è stato associato al termine “senile”, quasi a definire la demenza non tanto come una condizione morbosa quanto piuttosto come una manifestazione dell’invecchiamento stesso.

In realtà, la scienza ha dimostrato che le performance delle funzioni cognitive non si riducono necessariamente con l’invecchiamento e che, nella stragrande maggioranza dei casi, le persone anziane non sviluppano demenza.

È tuttavia vero che la demenza è una patologia età-correlata: circa il 5-7% degli over-60 ne risulta affetto, percentuale che sale al 25-35% fra gli over-85. La metà dei casi è costituita dalla demenza di Alzheimer, il 15% da demenza vascolare, il 15-20% da forme miste, il 10-15% da demenza con corpi di Lewy, e la restante quota da demenza fronto-temporale o da forme secondarie (cioè dipendenti da meccanismi più o meno reversibili come l’idrocefalo normoteso). Anche la depressione può mimare la demenza, in una condizione nota come pseudodemenza depressiva.

Perché? A chi?

Per quanto riguarda i meccanismi che conducono a demenza, essi non sono del tutto conosciute. Alla base dello sviluppo della malattia di Alzheimer sono stati ipotizzati vari meccanismi fisiopatogenetici (cioè causativi) che culminano in una deposizione di proteine anomale, in grado di indurre neurodegenerazione (cioè degenerazione dei tessuti nervosi).

Perché ciò si verifichi, è tuttavia ancora oggetto di studio. Sono stati evidenziati dei fattori di rischio, alcuni genetici e quindi non modificabili, altri legati allo stile di vita e quindi modificabili: ipertensione arteriosa, sedentarietà, diabete, fumo, obesità, eccessivo consumo di alcool, depressione, ipoacusia, scarsi contatti sociali. Un adeguato controllo di questi fattori di rischio e una prevenzione che inizia in età adulta sono i modi migliori per prevenire lo sviluppo di demenza.

Red flags

A tutti è capitato nella vita di dimenticare dove abbiamo lasciato il portafoglio o gli occhiali; ma basta questo per fare diagnosi di demenza? La risposta è no! È necessario, infatti, riscontrare un declino di molteplici funzioni cognitive e che tale declino non solo rappresenti un cambiamento rispetto ad un livello funzionale precedente, ma che sia anche di entità tale da interferire con lo svolgimento delle abituali attività lavorative e sociali.

I deficit cognitivi tipici della demenza includono la perdita di memoria a breve termine, la difficoltà di apprendimento e concentrazione, il disorientamento temporale e spaziale, i problemi di linguaggio e comunicazione, e la perdita di giudizio. Inoltre, possono esservi cambiamenti nella personalità e nell’umore: non è raro che familiari di persone affetti da demenza si lamentino che il proprio caro sia cambiato e che non sia più “quello/quella di una volta”. Apatia, disinibizione, euforia, aggressività, agitazione, ma anche disturbi del sonno, dell’appetito, deliri (false ideazioni), dispercezioni, possono essere ulteriori sintomi della demenza.

Trattamento

Abbiamo portato il nostro caro in visita da un geriatra o un neurologo, ed è stata posta diagnosi di demenza. Che terapie sono disponibili? In generale, l’approccio al trattamento varia in base al tipo specifico di demenza e alle esigenze individuali del paziente. È tuttavia necessario precisare che la demenza è al momento una patologia incurabile, nel senso che non esiste un trattamento farmacologico in grado di portare a guarigione.

Vi sono però dei farmaci che, se somministrati nelle fasi precoci di malattia, possono rallentare la progressione del deficit cognitivo verso forme più severe. Questi includono gli inibitori della colinesterasi (come donepezil e rivastigmina) e gli antagonisti dei recettori NMDA (N-metil-D-aspartato) come la memantina.

Inoltre, possono essere curati i disturbi del comportamento che spesso complicano il decorso della demenza. La terapia occupazionale e la stimolazione cognitiva sono spesso utilizzate per controllare questi disturbi. Interventi non farmacologici, come l’esercizio fisico regolare e una dieta equilibrata, sono anche importanti per sostenere la salute generale e la qualità della vita, così come il supporto psicologico per pazienti e caregiver (fornitori di assistenza).

In conclusione, in attesa di chiarire definitivamente i meccanismi causativi delle demenze e, di conseguenza, trovare farmaci efficaci, ciò che possiamo fare è giocare d’anticipo. Come si suole dire, “prevenire è meglio che curare”: cerchiamo di agire sui fattori di rischio modificabili e, non appena notiamo qualche red flag, rivolgiamoci al nostro medico, così da poter essere iniziare il più precocemente possibile un corretto percorso di diagnosi e cura.

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Foto Highwaystarz-Photography su licenza  iStock – Modello in posa

 

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Valentina Stella e Benedetta Maisano sono Dottoresse specializzande in Geriatria presso l'Università Milano- Bicocca. Valentina Deiana è specialista in Geriatria e Gerontologia. Giuseppe Bellelli è Professore Ordinario di Gerontologia e Geriatria presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi Milano-Bicocca. Inoltre è direttore dell'Unità Operativa Complessa di Geriatria dell'IRCCS San Gerardo di Monza ed è presidente della sezione Lombarda della Società italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG).

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