I mobili della nostra vita

I mobili sono una presenza costante ma, nel corso degli anni, le case si rimpiccioliscono o si ingrandiscono, le esigenze cambiano e i gusti pure. Adesso i mercati sono sostanzialmente due, l’Ikea per i giovani e il design per i benestanti.

Noi senior, quando abbiamo disfatto la casa dei nonni, non abbiamo mai pensato di privarci dell’arredamento. L’usa e getta non era di moda. Come privarci del tavolo’800 di noce, della madia, della vetrinetta liberty con tavolino abbinato, della cassettiera con sopra il marmo, delle poltroncine imbottite a gondola, della dormeuse ‘800, tanto comoda per leggere o per riposare? Ovvio che ci voleva un qualche garage o soffitta dove far riposare i mobili in attesa dei tempi giusti.

E esistevano i rigattieri. Il più famoso a Milano stava in via Custodi. Lui raccoglieva mobili in campagna di chi voleva qualcosa di più moderno. Il povero legno era stato malauguratamente ricoperto di vernice colorata. Lui li sverniciava, li restaurava, senza darsi le arie dei restauratori moderni, e li rivendeva a poco prezzo, visto che forse gli erano costati poco o magari non gli erano costati niente. Chi allora dava valore a un oggetto che, benché avesse una storia, era considerato vecchio?

Quei mobili erano più belli di qualsiasi prodotto industriale. Legno vero (oggi si direbbe massello per distinguerlo dal truciolato, che forse allora non esisteva). Gli intarsi erano a rondine. Niente viti e colla, ma molto lavoro per il falegname. I ripiani erano di marmo, indistruttibile e bello da vedere (ora per trovare il marmo bisogna andare vicino ai cimiteri dove fanno le lapidi).

I punti deboli erano gli armadi, perché le porte di legno col tempo si piegavano e diventavano inutilizzabili.

Insomma, i rigattieri hanno riempito le case di bellezza, per prezzi accessibili ai giovani.

Ora esiste il modernariato, una rivalutazione dei mobili, inizio ‘900, abbastanza discutibile. Non so se i mobili della nostra infanzia fossero davvero belli con tutto quel teak, legno pregiato, ma non più bello del noce, e con le lampade colorate, divertenti ma forse troppo scontate e noiose nel corso del tempo. E la cucina all’americana ha vinto per la funzionalità e per il risparmio di spazio. Ma l’arredamento del 1800 è passato di moda o forse non è mai stato di moda.

Eppure, i mobili sono una presenza che parla. La vetrinetta liberty della zia mi parla di un altro mondo, in cui i poveri affittavano una stanza, accogliendo di malavoglia un single sconosciuto. Oggi affittare a un turista la stanza del figlio cresciuto e che sta altrove è diventato di moda, una cosa non più da poveri ma da cittadini del mondo.

Certo che mantenere in vita poltrone d’epoca richiede spese di tappezziere continue e ingenti. I tappezzieri sono una razza in via d’estinzione e si fanno giustamente pagare.

Allora perché non comperare tutto nuovo che costa meno? Siamo perseguitati dalla pubblicità di svendite che scadono ogni settimana? Forse perché noi senior siamo affezionati alla storia della nostra vita. Possiamo cancellare le delusioni e soffermarci su un momento della nostra infanzia di cui quel mobile è stato testimone. E’ la ricchezza di vivere nel presente e nel futuro ma anche nel passato.

Foto Pavel Danilyuk da Pexels

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Wally Festini Harris è nata e vive a Milano. Già psicoterapeuta e professore universitario, ora si dedica alla scrittura. E' autrice, tra gli altri, dei saggi, "Ricomincio da 50" (2009) e "Ricomincio da 60" (2015).

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