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Ricerche Studi

Ascoltare musica classica abbassa la pressione

Le linee guida presentate sulla rivista “The Journal of the American Medical Associaton”, elaborate dal Comitato “National High Blood Pressure Education Program”, asseriscono che i valori della pressione sono influenzati dall’ età, dal sesso, dal peso corporeo, dal fumo, dal consumo di alcol e dallo stress.

uomo-maturo- seduto -che-ascolta-la-musica-con-le-cuffie-82634476Dai 60 anni in poi i valori delle pressione sono leggermente più alti, soprattutto la pressione massima o sistolica. Questo fattore è dovuto principalmente all’inevitabile aumento di rigidità dei vasi arteriosi legato ai processi di invecchiamento.

Per cui mantenere la pressione nella norma in età adulta sembra essere la cosa migliore per proteggersi successivamente dall’ipertensione.

Tra i metodi per abbassare la pressione della frequenza cardiaca, il più originale pare quello messo in luce da uno studio dell’Università della Ruhr che ha confermato l’effetto calmante della musica, soprattutto quella classica.

Sembra infatti che ascoltare Mozart, Strauss e altri musicisti determini un esito benefico sulla pressione.

Lo studio ha coinvolto 120 partecipanti, tra i quali 60 hanno ascoltato la musica mentre 60 facevano parte di un gruppo di controllo che non ascoltava musica, bensì rimaneva in silenzio.

I partecipanti di età compresa tra i 25 e i 75 anni hanno ascoltato per circa 25 minuti pezzi di Mozart, Strauss ed ABBA.

ascoltare-musica-panchina-nel-parco-occhi-chiusi-cuffieE’ emerso che la musica di Mozart e di Strauss fa abbassare la pressione e la frequenza cardiaca. Mentre al contrario, le canzoni pop degli ABBA non sembrano avere risultati rilevanti.

La musica che ha avuto effetti più eclatanti è quella di Mozart, raccomandata anche come musica di rilassamento, infatti è caratterizzata da una periodicità notevole che pare avere vantaggi molto positivi per il sistema cardiocircolatorio a causa della particolare disposizione dei suoi elementi compositivi.

articolo scritto da Eugenia Marzocca, psicologa

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