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Il profumo dei tigli

Della serie “Appassire con stile”: E’ una mattina di giugno. Apro la portafinestra che dà sul terrazzo e mi assale un intenso profumo orientale: mi affaccio: sono fioriti gli alberi di tiglio del bel viale dove abito, – un grand boulevard – lo chiama l’amico che insegna Francese. Gli alberi sono verdissimi dopo le lunghe piogge e tra il fogliame si indovinano, a mazzetti, i piccoli fiori di un anonimo color avorio ma dal profumo intenso.

Me lo godrò questo profumo andando a far la spesa nei negozi sotto casa, ma anche andando in centro a piedi, e in macchina aprirò il finestrino per lasciare entrare questo magico ed intenso profumo.

Quando non abitavo in questo viale sicuramente sarò passata di qui, qualche volta, ma mai ho scoperto che era un viale di tigli e non ricordo di aver mai sentito il loro profumo. Prima ero troppo occupata con il lavoro, sempre di corsa, la mente impegnata nei compiti, negli obiettivi, nelle strategie da attuare, preoccupata per gli alunni che non imparavano… per quali motivi…   E non badavo ai profumi, vivevo, potrei dire, chiusa nella bottiglia dei miei pensieri, andavo dritta alle mete date dalla mia professione di insegnante (verifiche, colloqui con i genitori, relazioni…) senza occuparmi del viaggio. E pensare che dicevo sempre ai miei alunni di osservare, fermarsi, assaporare, godere il viaggio, vivere il presente… Chissà forse insegniamo agli altri proprio le cose che abbiamo più bisogno di imparare.

E’ da pochi anni, da quando sono in pensione, che mi godo questo profumo, che ci penso, che lo attendo ai primi di giugno. Ho persino pensato che forse è uno dei primi profumi che ho sentito quando, appena nata, sono stata portata nella casa dei nonni, che vivevano con i miei genitori, nel giugno del ’44.

Ho imparato a godermi il viaggio, il presente, ad assaporare le piccole cose di ogni giorno, anzi a cercarle e ad aspettarle come un regalo. Così a gennaio vado a camminare vicino al giardino dove so che fiorisce il calicantus dal fiore anonimo ma dal profumo intenso: a febbraio, andando a piedi in palestra, ho imparato a cercare nel verde del bordo del marciapiede le viole: quelle scure dal profumo profondo. Quest’anno, a maggio, le prode erano lussureggianti di gaggie fiorite di bianco che invadevano l’aria col loro delicato profumo e sempre a maggio ammiravo gli ippocastani coi loro superbi fiori a candelabro bianchi o rosa. Per non parlare delle cascate di rose di ogni colore che invadevano le cancellate.

Dopo tanta neve, sono fioriti a giugno, in ritardo, i narcisi in montagna, i miei fiori preferiti, candidi, innocenti e poetici come il loro nome latino: narcissus poeticus, che tingono l’aria col loro intenso profumo e, visti da lontano, paiono ultime candide distese di neve.

E la jacaranda sta fiorendo in Liguria, col suo intenso color lavanda. Andrò presto a godermi la sua fioritura nei miei giardini preferiti, in Riviera.

Mi piace il mio appuntamento con la natura, in una simbiosi che oggi i tempi distesi della mia vecchiaia mi regalano e mi godo il viaggio, vivendo questo tratto di vita che ha valore in sé, senza pensare alla meta, come direbbe il grande filosofo della vecchiaia positiva James Hillman.

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