Senior Living
HEADER-GENERAZIONI-AZIENDA
silver-value
immagine-senior-header
2017-09-12-generazioni-a-confronto—banner-header_2
Letti e visti Letti e visti

Ogni parola che sapevo

Ogni parola che sapevo è la storia della rinascita di un uomo che ama le parole al punto di averne fatto la sua professione e, quando le ha perse, ha temuto di aver perso la sua stessa identità.

Andrea Vianello, 58 anni, è un giornalista e conduttore televisivo della Rai.

La mattina del 2 febbraio 2019, mentre fa colazione a letto, all’improvviso non riesce ad afferrare il biscotto intinto nel latte: la mano destra è inerte, come se non gli appartenesse.

In pochi istanti, anche la gamba destra non risponde più e, quando Vianello prova a chiamare la moglie per chiedere aiuto, farfuglia dei suoni indistinti: non può parlare.

E’ stato colpito da un ictus e ha perso l’uso della parte destra del corpo, la capacità di parlare e di scrivere, e altre abilità che via via si accorgerà di non possedere più, tra queste la conoscenza dell’inglese.

Terrorizzato, ma sempre lucido, vede la moglie prendere in mano la situazione. In breve arrivano i soccorsi e velocemente viene portato alla Stroke Unit dell’Ospedale più vicino.

Con un intervento tempestivo e altamente specializzato un giovane neurochirurgo gli salva la vita: è il Piccolo Principe, come lo chiama tra sé.

Non è sufficiente aver salva la vita, bisogna recuperarne la qualità.

Vianello inizia dunque un percorso durante il quale lavora con determinazione per ripristinare le abilità venute meno: dall’ospedale alla clinica per la riabilitazione, fino al ritorno a casa e, finalmente, di nuovo in TV, dove, in una commovente intervista, racconta la sua storia, scandendo le parole. E’ trascorso un anno dall’ictus.

Nei mesi della riabilitazione nulla è scontato: come un bambino, deve riapprendere a pronunciare le sillabe e poi le parole e poi, pian piano imparare di nuovo a scrivere.

Il lettore può solo immaginare quanta fatica gli deve essere costata la stesura del libro, e Vianello stesso tiene a precisare che ha fatto tutto da solo.

Scrivere ha avuto il significato di “un’impresa personale, una testimonianza pubblica e una terapia catartica”.

Vianello vuole testimoniare che l’ictus, seconda causa di morte in Italia, non sempre è la fine di tutto e si può prevenire, curare e gestire, e anche convivere con la sue conseguenze.

Nelle sue parole c’è serenità e fiducia nel futuro e anche una velata ironia che di sicuro lo ha aiutato a superare le difficoltà.

Vianello non esprime rabbia per quanto gli è successo, e nemmeno rancore verso chi, con molta probabilità, gli ha causato la rottura della carotide provocando l’ictus. Due giorni prima, infatti, un terapista borioso gli aveva “scrocchiato” il collo, con l’intento di curare i suoi acciacchi cervicali.

Vuole piuttosto invitare a valutare bene prima di affidarsi a terapie poco sicure: anche questa è prevenzione.

Un trauma sconvolgente come quello occorsogli ha comportato per Vianello la ridefinizione dei valori.

Per lui, che a quasi sessant’anni si sentiva “arrivato”, le priorità sono cambiate.

Nelle lunghe giornate trascorse in clinica da solo, mentre pensa alla sua vita di prima, a “rancori e rimpianti, notti insonni, tradimenti subiti, ingiustizie, insoddisfazioni, voglia di riscatto”, una vocina interiore gli dice: “Dammi retta, sarà difficile, al momento sei un relitto che non sa parlare, ma forse potresti ricominciare da capo, pensando alle cose importanti”.

Tra queste, l’amore della moglie e dei figli, di cui adesso può di nuovo pronunciare i nomi.

Andrea Vianello, Ogni parola che sapevo, Mondadori 2020

Commenta