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Senior nel mondo

Covid-19 e i Senior nel mondo

Somiglianze, differenze e sfide comuni.

La pandemia del Coronavirus (CV-19) ha accomunato la popolazione degli over 60 di tutto il mondo nella necessità di far fronte ai problemi originati dai cambiamenti nelle proprie abitudini e dalle limitazioni imposte dalla malattia.

Il CV-19 si sta manifestando in maniera aggressiva tra gli over 60. Ad esempio, nel Canada alla fine di maggio 2020 si stimava che ben il 95% delle vittime avesse più di 60 anni. In Brasile, circa l’89%; in USA in termini generali le morti hanno colpito principalmente persone over 65, con picchi dopo gli 85 anni. In Europa a febbraio del 2020, il 95% delle vittime aveva più di 60 anni.  Spesso viene ricordato che le persone più colpite sono state quelle con difficoltà di salute pregresse, ma resta il fatto che quella dei Senior resta una popolazione sotto la lente d’ingrandimento.

La pandemia ha inoltre reso più evidenti le differenze strutturali che ogni paese aveva già prima del CV-19 nelle sue politiche e nelle pratiche in essere verso i bisogni degli over 60Ad esempio, in Giappone il governo ha dichiarato uno stato di emergenza sanitaria e ha fatto leva sulle abitudini igieniche della popolazione che ha continuato ad usare le mascherine e si è autoimposta di ridurre la propria mobilità. In questo contesto, la Tokyo Medical Association ha voluto potenziare le sue raccomandazioni per evidenziare la necessità di proteggersi dal CV-19 e contemporaneamente fare esercizio fisico in casa per non peggiorare le eventuali difficoltà di salute dei Senior. Dall’altra parte del mondo, negli USA, i senior sono stati stimolati ad usare i sistemi sociali per rimanere in contatto con i loro cari in maniera virtuale ed in generale imparare l’utilizzo dei supporti informatici; in Canada, il governo ha messo a disposizione delle persone in pensione un aiuto economico specifico di 500 dollari canadesi a persona per risarcire le spese sostenute durante il confinamento e non gravare sui loro risparmi. In altre realtà come nel Sudamerica o in alcuni paesi asiatici, le persone over 65 hanno difficoltà a reperire assistenza sanitaria di base in caso di contagio e l’accesso ai servizi di supporto, già complicati in tempi normali, diventano una chimera in tempo del CV-19.

Verso una rivisitazione della nuova definizione dell’essere ‘senior’?

Nella stampa USA si sottolinea quanto sia difficile e pericoloso fare delle generalizzazioni sul CV-19 e il suo impatto sugli over 60.  Negli ultimi decenni gli over 60 avevano mostrato la possibilità di vivere la seniority diversamente da quelle vissute dai loro predecessori: facendo leva sulla longevità crescente e sullo stato di salute complessivamente più robusto e monitorato. Questa evoluzione sembra ora essere minacciata dal virus, anche se è evidente che tra i senior ci sono ampie differenze sulle loro riposte e le loro reazioni agli eventi che stanno accadendo: “Alcuni di loro sono delusi dal fatto che hanno dovuto annullare un viaggio per scalare le montagne in Nepal e contemporaneamente altri possono essere tra il personale medico che contribuisce in modo vitale per affrontare la crisi sanitaria”[1].

Ma ci sono differenze anche tra gli over 85. Alcuni ‘grandi anziani’ sono malati, fragili e vivono da soli; altri sono in casa con i loro parenti o vivono in case di cura.  Anche tra le persone che hanno contratto la malattia, la stampa mondiale riporta diversi casi eccezionali dove senior in età avanzata sono sopravvissuti al virus dopo averlo contratto: in Turchia, in Cina, in Iran, in Inghilterra, in Olanda, negli USA e addirittura in Brasile ed in India per citarne alcuni. [2]  Tutto sembra indicare che occorrerà conoscere meglio le diversità tra grandi gruppi di persone verso il CV-19. Purtroppo, statistiche chiare per capire quante persone abbiano effettivamente contratto il virus e la declinazione per età in ogni parte del mondo sono ancora in fase di raccolta e analisi.

Impatto sull’economia legato all’assenza degli over 60 nella “nuova normalità”

Un altro tema di dibattito in vari paesi è legato ai piani di rientro alla nuova normalità degli over 60, piani che sembrano ancora poco definiti. Questo sarà un tema da esaminare in maniera particolarmente chiara anche perché il peso della “silver economy” è crescente.  Con la loro indubbia buona capacità di spesa e maggiore tempo libero, come consumatori di servizi (viaggiatori, frequentatori di corsi di formazione, palestre, attività ricreative e hobbistica, ecc.) la mancata presenza degli over 60 sul mercato genera una pregiudiziale nel recupero economico: si pensi ai servizi legati ai viaggi, aerei, crociere, alberghi in bassa stagione, ecc.  Un simile impatto negativo si riscontra nel mondo del volontariato. Nel Canada dove il volontariato rappresenta circa 12,7 milioni di persone e di queste, 2,3 milioni sono over 65, settori come l’Associazione Canadese per le cure contro il Cancro, o la Banca Alimentari del Canada, per mancanza di volontari senior sta spingendo al ridimensionamento dei servizi offerti o all’aumento dei costi di gestione dei servizi a causa di contratti necessari a sopperire le attività degli over 65.

Un invito a rimanere attenti a potenziali pregiudizi

Alcuni organismi internazionali quali HelpAge International [3] o la Human Rights Watch segnalano che lo sviluppo del CV-19 potrebbe ingenerare potenziali pregiudizi verso i senior. Sottolineano che il proliferare di commenti sui media in tono spesso non inclusivo, l’enfasi sulla vulnerabilità di questa popolazione, la poca considerazione e ascolto sulle loro attese nei piani di nuova normalità sono aspetti che ci dovrebbero allertare. Senza negare che potrebbe essere necessario limitare la mobilità dei senior, HelpAge International invita a vigilare per assicurarsi che le misure di ulteriore confinamento o non inclusione degli over 60 in alcuni settori, siano temporanee e definite solo in base a indicazioni scientifiche.

Le case di cura nell’occhio del ciclone.

L’opzione per i ‘grandi senior’ di vivere in case di cura è diventata tema di forte discussione.  Le notizie sull’alto numero di contagi e decessi in queste istituzioni sono al centro di tutta la stampa in tanti paesi. Negli USA si parla di 7500 istituti coinvolti fino a maggio 2020. In Europa si parla esplicitamente delle difficoltà operative intervenute per contenere i contagi e in alcuni paesi si preparano delle class action. Il Canada ha persino mobilitato i sanitari dell’esercito per supportare il personale dei centri anziani. L’attenzione sui diversi incidenti che sono avvenuti nelle case di cura sottolinea come alcuni aspetti di questa soluzione abitativa, debbano essere analizzati ed eventualmente rivisitati per garantirne la sostenibilità in future crisi sanitarie.

Come alternative alle case di cura, occorrerebbe considerare anche possibilità che permettano alle comunità di offrire soluzioni per facilitare che le persone senior possano vivere in maniera indipendente nelle loro case e comunità’ il più a lungo possibile. Il modello delle “Village to Village”[4] e delle città “Age friendly”[5] riportate in Osservatorio Senior, possono diventare esempi su come si potrebbero organizzare gli over 60 per garantirsi sicurezza e mitigare gli impatti dell’isolamento potenziale durante eventuali ondate di confinamento.

La pandemia del CV-19 sta spingendo verso una considerazione profonda sulla situazione degli over 60 e il significato dell’essere senior nelle nostre società. Gli eventi che sono accaduti e continuano ad accadere, anche davanti alla nuova normalità, indicano l’opportunità di rivedere alcune prassi su come impostare la vita di tutti i giorni. E probabilmente non solo nell’immediato, ma anche nel più lungo termine.

 

[1] USA TODAY / Don’t lump seniors together on coronavirus. Older people aren’t all the same. Karen L. Fingerman and Kelly Trevino Opinion contributors Apr 7, 2020

[2] Anadolu agency international news / Fortune smiles on elderly as they beat COVID-19. Number of elderly people around globe recover from novel coronavirus pandemic gives humanity hope, reason to smile. Jeyhun Aliyev / Aprile 2020

[3] HelpAge International/ Edadismo, discriminación por edad y derechos de las personas mayores en la respuesta a la COVID-19

[4] Osservatorio Senior / Senior in Florida sfidano lo “tsunami d’argento” / J.Gonzalez.

[5]  Osservatorio Senior / Due senior nella “age friendly” Columbia Britannica, Canada / J.Gonzalez

1 Commento

  • A qualsiasi latitudine la terza età riserva amare sorprese e, se privi di istruzione, isolamento forzato .
    Luoghi di incontro incontaminati non sono ancora disponibili e organizzati nelle città del sud; avvezzi al semplice sostentamento ci ritroviamo vaganti e stanchi, presso baretti, trattorie di scarse pretese, musei e gallerie che non favoriscono, col loro gelo intellettuale, i contatti interpersonali di fasce d’età a rischio .
    Noi ” vecchi frequentatori “saremmo presenti e partecipanti come, chi lo può essere con i propri limitati mezzi e/o risorse .
    Per un volontariato elastico e, sopratutto aderente ad ogni necessità all’occasione , sarebbe l’ideale per una crescita di frequentatori non solo di quantità !

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