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La scienza della longevità

Convivialità e scienza

Gli effetti positivi del mangiare insieme sulla salute.

Preparare il pasto, sedersi attorno ad un tavolo e condividere il cibo costituiscono un atto sociale simbolico comune a tutte le culture; è stato definito commensalità dal sociologo Claude Fischler che, in un interessante saggio intitolato “Commensality, society and culture”, analizza i gesti e la ritualità che si muovono attorno alla tavola.

La scienza della longevità: di che si tratta?

 

Si è commensali quando si appartiene allo stesso ceto sociale, ad esempio tra ragazzi e ragazze della stessa squadra, amici, studenti, genitori, senior e anziani. Tale gesto assume contesti diversi a seconda delle aree geografiche – in Giappone il mangiare insieme è associato alla dimensione famigliare, mentre in Australia ad un evento sociale.

Nella cultura mediterranea, però, si utilizza un altro termine per indicare il mangiare insieme – convivialità che, secondo l’analisi di Fischler, presenta alcune differenze: nella convivialità non vi sono gerarchie sociali o ruoli che determinano la condivisione del pasto, vissuto come un momento di vita quotidiana; non ci si siede per mangiare, ma per mangiare insieme; perciò non è tanto importante quello che si serve, quanto con chi questo avviene ed è qualcosa di assolutamente ordinario.

Sia la commensalità che la convivialità oggi sembrano essere divenute momenti eccezionali: dagli studi scientifici, infatti, emerge che il numero di persone che abitualmente mangiano sole è in continua crescita e che, mentre il pasto in solitaria viene percepito come qualcosa di sano, quello in compagnia è un’occasione per consumare alimenti più ricchi di grassi e poveri di fibra.

In sintesi, il mangiare soli attualmente corrisponde ad un momento di “controllo”, dell’apporto calorico e dei nutrienti, mentre quello insieme un momento di svago e relax.

Tuttavia, in alcune categorie, il mangiare soli rappresenta una questione sociale dalle serie conseguenze sulla salute: in primo luogo, nei senior e negli anziani tale consuetudine è associata ad un maggior rischio di malnutrizione, specialmente negli uomini che percepiscono l’assenza di una figura femminile responsabile della cura della casa e dei pasti; allo stesso modo, negli adolescenti che pranzano o cenano soli è stata evidenziata una più elevata assunzione di bevande zuccherate ed un minor consumo di frutta e verdura.

Pertanto, la consapevolezza degli effetti positivi della convivialità non potrebbe avere un ruolo chiave nel miglioramento delle condizioni di salute?

Se cercassimo più occasioni per trascorrere il tempo insieme, se preparassimo le ricette tradizionali del modello mediterraneo, a base di legumi, cereali e verdure di stagione, e le condividessimo a tavola, non potremmo beneficiarne sia dal punto di vista sociale sia nutrizionale? Il primo consiglio è quello di preparare abbondanti piatti di verdure quando si è insieme, riducendo invece le porzioni delle ricette più ricche e condite.

E se possibile con l’arrivo della primavera di consumarli all’esterno, sul terrazzo o nei giardini, approfittando del sole per ricaricarsi della vitamina D!

Foto cottonbro studio da Pexels

Fischler, C. (2011). Commensality, society and culture. Social science information50(3-4), 528-548.

Hammons, A. J., & Fiese, B. H. (2011). Is frequency of shared family meals related to the nutritional health of children and adolescents? Pediatrics127(6), e1565-e1574.

Phull, S., Wills, W., & Dickinson, A. (2015). Is it a pleasure to eat together? Theoretical reflections on conviviality and the Mediterranean diet. Sociology Compass9(11), 977-986.

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