Gli stili di vita che spiegano l’eccezionale longevità

Secondo il Danish Twin Study, la durata della vita di una persona è riconducibile in media solamente per il 20% alla sua genetica; il restante 80% è dettato invece dal suo stile di vita.

La scienza della longevità: di che si tratta?

 

Fu questa una delle evidenze che emerse chiaramente dall’indagine sulle cinque Zone Blu, oggetto anche di una docuserie Netflix e raccontata da Osservatorio Senior in un precedente articolo, riguardante le aree del pianeta con la più alta percentuale di centenari.

A guidare la spedizione della National Geographic avviata nel 2004 fu Dan Buettner insieme ad un team di antropologi, demografi, epidemiologi e ricercatori, partiti per definire le caratteristiche dello stile di vita che potevano giustificare l’eccezionale longevità.

Dai risultati dello studio apparì chiaramente come ci fossero dei fattori chiave che predisponevano le persone a vivere più a lungo e in condizioni migliori e che le ragioni non potessero essere imputate esclusivamente a fattori genetici; Loma Linda in California, Nicoya in Costa Rica, la Sardegna in Italia, Ikaria in Grecia e Okinawa in Giappone: in queste zone la popolazione raggiungeva l’età di 100 anni a tassi 10 volte superiori rispetto agli Stati Uniti.

La spedizione delineò alla fine 9 tratti distintivi dello stile di vita comuni a tutte le aree incluse nella ricerca, chiamati poi i Power 9, i 9 poteri. Analizziamoli insieme:

  1. Muoversi naturalmente: normalmente i centenari non si dedicano ad attività stancanti né vanno in palestra ad alzare pesi. Viceversa, vivono in un ambiente che richiede loro di stare in continuo movimento, passando molto tempo all’aperto, senza che rappresenti un obiettivo giornaliero quanto un flusso naturale dell’organismo.
  2. Avere un obiettivo: i giapponesi lo chiamano ikigai, i costaricani plan de vida; ognuno sembra avere un motivo chiaro che renda felici svegliarsi al mattino e addormentarsi soddisfatti la sera.
  3. Rallentare: in queste aree le popolazioni trovano una modalità per rallentare, per ridurre lo stress della vita e del lavoro. In California pregano, in Grecia fanno un pisolino e in Sardegna bevono un bicchiere di vino in compagnia.
  4. Saziarsi all’80%: come abitudine in queste cinque aree si consumano piccoli pasti senza cenare tardi ed eccedere con le quantità; come buona regola si lascia sempre un piccolo spazio.
  5. Cucinare vegetale: i legumi rappresentano la principale fonte proteica della dieta dei centenari mentre la carne viene consumata circa una volta a settimana. Gli ortaggi e la frutta di stagione invece sono presenti ad ogni pasto e spesso provengono dal proprio orto.
  6. Consumare vino con moderazione: ad eccezione della comunità religiosa di Loma Linda, nelle altre aree il consumo di vino è moderato e regolare e non viene mai consumato lontano dal pasto; 1-2 bicchieri al giorno al massimo, senza mai eccedere.
  7. Credere: la maggior parte dei soggetti inclusi nello studio delle Zone Blu appartiene ad una comunità religiosa, mezzo di aggregazione e di condivisione; quale poi sia il credo non sembra essere importante.
  8. La famiglia prima: la vicinanza ai propri cari e il tempo dedicato a figli e nipoti accresce fiducia e sicurezza in se stessi, contribuendo a sentirsi parte di un qualcosa di solido, intimo ed insostituibile.
  9. Scegliere le giuste amicizie: le persone più longeve al mondo sono nate già all’interno – o hanno scelto di appartenere – ad ambienti sociali che supportano comportamenti sani. Questo perché il fumo, la sedentarietà, la solitudine ed anche la felicità sono comportamenti contagiosi; perciò, la rete di amicizie dei centenari ha positivamente e indirettamente determinato un approccio positivo alla salute.

L’ampia ricerca delle Zone Blu ha avviato l’indagine dei fattori chiave che determinano una maggiore longevità. Ad oggi i risultati di questo considerevole studio contribuiscono a definire in che modo migliorare la vita delle popolazioni all’interno delle comunità, guidando attraverso un ambiente che faccia in modo non solo che la scelta sana sia la più facile ma anche quella più inevitabile.

Buettner, D., & Skemp, S. (2016). Blue zones: lessons from the world’s longest lived. American journal of lifestyle medicine10(5), 318-321.

Herskind et al., (1996). The heritability of human longevity: a population-based study of 2872 Danish twin pairs born 1870–1900. Human genetics97, 319-323.

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Foto di Nikola Knezevic su Unsplash

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Nutrizionista e divulgatrice scientifica. Si occupa di salute, scienza e sostenibilità e insegna Nutrizione ad Alma – la Scuola Internazionale di Cucina Italiana.

Un Commento

  1. andrea 12 Gennaio 2024 at 7:49 - Reply

    Allora temo che non vivrò molto a lungo….

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