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Spiritualità

Intervista a Marco Poggi: il valore della meditazione

Continuiamo il nostro percorso sulla spiritualità con un’altra intervista ad un professionista che ha scelto una strada per confrontarsi con i grandi temi della vita.

Incontriamo Marco Poggi, 62 anni, presidente di MIDA SB spa società benefit di consulenza organizzativa.

La sede di MIDA è una vecchia fabbrica nel cuore di Milano trasformata in un ambiente luminoso e aperto. Alle pareti grandi scritte con la missione della società: lavoriamo per …, crediamo che …, ci impegniamo a …; le lettere “amo” con cui terminano i verbi di ogni frase sono scritte in rosso.

Ci sediamo intorno ad una scrivania ingombra di libri. Il punto di partenza dell’intervista è il suo libro “Mindfulrevolution”.

Comincerei da quello che nel libro chiami “l’inverno del mio scontento”. Cosa significa?

“Un momento di profonda insoddisfazione sul lavoro perché quello che stavo facendo non mi sembrava avesse senso né valore. In quel periodo mi interessavo di dottrine orientali e, sulla spinta della curiosità, mi sono iscritto ad un corso per diventare insegnante di mindfulness. E’ stata una esperienza intensa nel mondo delle tradizioni di consapevolezza orientali. Il protocollo applicativo mi interessava fino ad un certo punto, ero più coinvolto dai presupposti filosofici e spirituali antichi di millenni”.

Sulle spalle del Buddha, come scrivi nel libro.

“Esattamente. Da allora ho dedicato molto tempo ad approfondire il buddhismo e a praticare la meditazione. Una ricerca cominciata 10 anni fa che continua ancora oggi”

Riesci a sintetizzare in poche parole i contenuti fondamentali della mindfulness?

“La mindfulness è una versione moderna della meditazione insegnata dal Buddha e sostanzialmente significa fermare a lungo la mente su un oggetto. Questo calma la mente, rappresentata dagli antichi come una scimmia in continua agitazione, e migliora l’attenzione. Buddha insegnava che la meditazione porta alla conoscenza delle verità ultime perché va oltre l’apparenza e l’illusione di quella che chiamiamo realtà. Nel nostro mondo caotico ed ansiogeno, la concentrazione e la “presenza” che ne deriva consentono di confrontarsi in modo più efficace e calmo con il bombardamento continuo di stimoli a cui siamo sottoposti e riduce lo stress. Risultati confermati anche dalle neuroscienze”.

Cosa è cambiato per te rispetto a prima di prendere questa strada?

“La mia ricerca non mi dà risposte sui grandi temi dell’esistenza ma un senso di pienezza e di pregnanza rispetto alle cose che faccio. Per me è fondamentale portare nella mia vita e nel mio lavoro quanto raccolgo in questa ricerca. Negli anni mi sono sforzato di tradurre le mie convinzioni in strumenti e servizi per tutta MIDA e per i clienti. Migliorare la vita delle persone che lavorano, qui dentro e fuori, mi sembra un obiettivo importante e mi fa stare bene.

Quanto tutto ciò dipenda dall’aver abbracciato anni fa queste filosofie e pratiche è difficile dirlo. Certamente da un certo momento in poi mi sono sentito molto più centrato, consistente, meno esposto alle perturbazioni emotive. C’è una base di equilibrio e tranquillità che sento molto più presente in me”.

E questo deriva dalla pratica della meditazione?

“Certamente dalla pratica ma anche dal riferimento ad una visione del mondo. Per esempio, io sono molto legato all’idea che le cose si capiscono veramente solo realizzandole e valutandole mentre si fanno. Tutti i pensieri di previsione e di programmazione spesso sono gabbie perché chiudono delle possibilità e delle opzioni e sono una forma di allontanamento dall’esperienza sia fisica che relazionale. L’esperienza e la valutazione diretta e personale sono al centro del pensiero buddhista, superiori a qualsiasi insegnamento o dogmatica.

Io credo che un certo tipo di allenamento mentale aiuti a ridurre la sofferenza. È un’auto terapia che funziona, e così l’ha pensata anche il Buddha. Il Nirvana, la pace, è un atteggiamento mentale, una conquista psicologica che si raggiunge dentro la vita non fuori: non sta da un’altra parte.

Un altro insegnamento del Buddha con cui sono molto in sintonia è l’impermanenza, cioè il continuo divenire della realtà, per cui le cose nascono-vivono e inevitabilmente prima o poi muoiono. Mi fa star bene perché mi aiuta a capire la vanità dell’attaccamento e dell’ansia di possesso che non può mai essere soddisfatta proprio perché le cose non permangono, svaniscono; dà un senso al fatto che sto diventando vecchio, che i figli sono diventati grandi, che il passato è passato. Mi aiuta relativizzare le cose pur non sottraendo energia ed impegno al mio lavoro e alla mia vita.

Detto questo non mi definisco buddhista. Ci sono molte cose a cui non credo, dopotutto sono un occidentale scettico del XXI° secolo!

Un autore che ti ha ispirato.

Mi viene in mente un bel libro: James Hillman “La forza del carattere. La vita che dura”. Non tratta dei temi di cui abbiamo parlato ma della vecchiaia come la fase della vita in cui il “carattere”, finalmente, può emergere liberamente. Per quanto mi riguarda la ricerca di un senso e la sperimentazione di nuove strade fanno sicuramente parte del mio carattere. Forse la lettura di questo libro può ispirare qualcuno a cercare e liberare il suo.

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