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Soluzioni abitative

Ai notai il senior cohousing piace

I notai stanno dicendo la loro sul tema del senior co-housing.

Già lo scorso ottobre 2023, in occasione del Congresso Nazionale del Notariato, hanno espresso una posizione molto favorevole al diffondersi del senior co-housing e a interventi pubblici che ne sostengano la diffusione e che favoriscano le libere iniziative dei cittadini in questa direzione.

“Un incentivo a potenziare questo strumento” – recita il comunicato stampa del Congresso Nazionale – “è arrivato dal ddl anziani, la legge 23 marzo 2023 n.33, che ha delegato il Governo ad adottare misure, anche di tipo abitativo, a sostegno delle persone anziane”.

Di recente, nel corso del mese di febbraio 2024, questa posizione è stata ribadita e amplificata dalla Consigliera Nazionale del Notariato Mascellaro nel corso di un’audizione nella Commissione Sanità e Lavoro del Senato che sta esaminando lo schema di decreto legislativo riguardante le politiche in favore delle persone anziane.

I notai ritengono che “sarebbe opportuno inserire la previsione legislativa di uno schema contrattuale nuovo, che possa raccogliere le molteplici istanze sociali” e che tuteli i coabitanti attraverso una formalizzazione della convivenza.

Il silver cohousing viene definito dai notai come “un fenomeno di coabitazione collaborativa tra anziani rivolto a persone autosufficienti, che stimola la socialità, il mutuo aiuto, la riduzione della complessità della vita che viene meglio organizzata, sotto il profilo della riduzione dei costi di gestione delle attività quotidiane anche in relazione all’utilizzo degli immobili”.

Insomma, una soluzione abitativa innovativa che mira a mantenere l’autonomia individuale degli anziani, pur inserendoli in un contesto comunitario.

Per i notai, favorire il senior co-housing comporta questi vantaggi potenziali:

  • la riduzione del consumo di suolo;
  • avere una leva in più per la rigenerazione urbana attraverso la riqualificazione ecosostenibile degli immobili residenziali esistenti, oltre che una maggiore disponibilità di alloggi liberati
  • un miglioramento della qualità di vita degli anziani, determinata da: una riduzione stimata fino al 30% dei costi di vita, una maggiore sicurezza personale, una miglior assistenza alla persona anziana, un aumento della socialità e, nella versione della coabitazione intergenerazionale, anche la possibilità di maggior inclusione tra generazioni.

Su un piano più tecnico, i notai indicano tre aspetti rilevanti che dovrebbe assumere il co-housing:

  1. un progetto di residenzialità in comune che escluda la fissazione di residenze alternative per ciascuno dei soggiornanti. Ciò non solo per suggellare formalmente l’impegno tra i coabitanti aderenti al progetto del patto di convivenza solidale, quanto per dare rilevanza esterna al gruppo dei coabitanti;
  2. la reciprocità delle relazioni tra i partecipanti fondate sul mutuo aiuto. Tale reciprocità non dovrebbe scaturire da rapporti obbligatori preesistenti ma esclusivamente da quest’ultimo;
  3. la spontaneità, requisito che dovrebbe permeare l’intero rapporto di convivenza solidale.

Come giudicare queste proposte che provengono dal mondo del notariato?

Sono sicuramente benvenute le posizioni di chi riconosce un’evoluzione profonda nella composizione demografica della nostra società, ne riconosce alcuni cambiamenti e bisogni emergenti e di conseguenza fa proposte che aiutino lo svilupparsi di fenomeni come il co-housing.

Dall’altro lato, è importante che l’intervento pubblico, se vi sarà, crei condizioni favorevoli al diffondersi di queste nuove soluzioni abitative, ma è altrettanto importante che non irrigidisca, attraverso norme e burocrazia, un fenomeno libero che ha bisogno di passione da parte di chi vi si avvicina.

La burocrazia che in questo periodo sta tormentando le associazioni del terzo settore insegna niente in proposito?

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Foto di Anna Shvets da Pexels

 

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