Esperienze di cammino, una nuova Rubrica
Con questo articolo Osservatorio Senior avvia una nuova Rubrica, dal titolo “Esperienze di cammino”, curata da Emanuele Schmidt.
Lo dice il titolo: ci occuperemo dell’esperienza del camminare, cioè fare un passo dopo l’altro.
In questi anni fortunatamente è tornato di moda, un po’ perché la sensibilità ecologica sta crescendo, un po’ perché il Covid ci ha rinchiuso, un po’ perché ci rendiamo conto che ci fa bene. Il fatto è che quanto più siamo costretti a vivere in un ambiente artificiale, fatto di parallelepipedi di vetro-cemento, immobilità, motori e interazione digitale, tanto più sentiamo il bisogno di stare all’aria aperta.
In questa rubrica racconteremo percorsi brevi alla nostra portata (di senior “normali”). Ci occuperemo del camminare nella natura, sull’arco alpino e in altri ambienti naturali italiani. Ci saranno i dettagli tecnici, ma soprattutto la nostra esperienza.
Questa rubrica uscirà periodicamente, estate e inverno. Siamo in cerca di scrittrici e scrittori che contribuiscano con belle proposte, così da raccontare tutta l’Italia – non solo quella che conosco io.
Il primo passo ovviamente tocca a me. In questo articolo introduttivo, rispondo alla domanda:
che cosa c’è di bello nel camminare?
- È un’azione semplice che richiede poca attrezzatura: bastano le scarpe. Quando cammino siamo io, il terreno e nient’altro. E sì, c’è anche lo zaino, che è la mia casa: non serve per progredire.
- È un’esperienza cinestesica, nella quale tutti i sensi fanno la loro parte e diventano progressivamente più acuti. Il corpo, stupito, si trova finalmente al centro dell’azione!
- I muscoli, i veri protagonisti, a volte festeggiano e a volte segnalano con il dolore che qualcosa non va.
- Il battito cardiaco accelera, la fatica produce sudore e la pelle, bagnandosi, diventa più sensibile al vento, al caldo o al freddo, al sole o alla pioggia, all’umido o al secco.
- Le orecchie intercettano ogni rumore, anche i più lievi: i miei passi sull’erba o sulle pietre, il mio cuore, il movimento degli animali, il vento, le foglie mosse dal vento, le ali degli uccelli che fendono l’aria, l’acqua che scorre, i versi degli animali, le voci lontane o vicine, i tuoni, il fruscio degli alianti (ovviamente ci sono anche i motori in fondovalle, le brusche frenate, gli pneumatici in curva, le marmitte delle motociclette, lo sferragliare dei treni, le suonerie dei cellulari).
- Il naso riconosce l’umidità, i profumi delle piante, il mio stesso odore e talvolta perfino quello degli animali e delle persone che incontro. Oppure i gas di scarico delle automobili e il fumo di un camino, anche lontani.
- Gli occhi oscillano tra zoom avanti e zoom indietro. Sui pendii più ripidi procedo a testa bassa, attento a dove metto i piedi: un orizzonte di pochi decimetri. Quando la strada è più agevole alzo la testa e guardo lontano, spaziando in un panorama che passo dopo passo si trasforma impercettibilmente. Ogni passo un diverso punto di vista: il mondo evolve lentamente di fronte a me.
- È un’occasione per pensare, perché il ritmo lento regala alla mente un tempo libero in cui saltare disordinatamente di palo in frasca, oppure seguire con metodo un filo logico, o ancora intercettare lampadine che si accendono non si sa perché. Nietzsche[1] suggerisce: “Non si presti fede a nessun pensiero che non sia nato all’aria aperta e in un libero movimento, in cui anche i muscoli non abbiano partecipato alla festa”. Proprio così: il movimento all’aria aperta è una festa cui viene invitata la nostra mente.
- È un’esperienza che mi rende nudo e fragile, non solo quando mi confronto con la vastità degli spazi, ma anche quando pago il prezzo della rinuncia alle opportunità del “mondo civile”. È un ridimensionamento salutare: quello che con un mezzo di trasporto si fa in pochi minuti, a piedi può richiedere ore; e azioni semplici come mangiare, bere, lavarsi, asciugarsi, riscaldarsi possono diventare la cosa più difficile sulla faccia della terra.
[1] Ecce homo, capitolo “Perché sono tanto accorto”, punto 1
66 anni, padre, marito, viandante, ex-consulente di direzione.
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Grazie
Molto interessante e utile in attesa di andare in pensione e poter fare qualche giro! Grazie