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Appassire con stile

A “Prima pagina”

E’ una sofferenza non poter frequentare figli, nipoti, amici lontani, ma noi senior rimaniamo la storia della famiglia.

Della serie “Appassire con stile”.

E’ un lunedì mattina. Sono in ascolto di “Prima pagina”: un’interessante trasmissione radiofonica mattutina dove il pubblico può intervenire dopo la lettura dei giornali. Stamattina si parla dei senior, se sia bene rinchiuderli in casa per la pandemia…. non sono produttivi…ecc. ecc.  Voglio anch’io dire la mia, infatti riesco a prendere la linea e a lasciare il mio numero per essere richiamata ma… manca il tempo.

Eccomi qua allora che cerco di scrivere ciò che avrei voluto dire.

Mi ha sempre colpito la figura di Enea che fugge da Troia portando con sé il figlioletto Ascanio e, sulle spalle il vecchio padre Anchise che, detto per inciso, lo aveva pregato di lasciarlo morire lì, nella sua Troia. Che insegnamento continuano a darci le civiltà antiche! Ci trasmettono l’importanza del passato, senza il quale non si può costruire il futuro, ed Enea lo sa: il futuro è rappresentato dal figlioletto Ascanio, ma quanta importanza ha il passato: la conoscenza, l’esperienza e la saggezza che Anchise racchiude in sé e di cui Enea si fa carico.

Morirà durante il viaggio verso l’Italia il vecchio Anchise; tutti gli anziani ci lasciano ad un certo punto, ma non ci lascia ciò che ci hanno insegnato con la loro vita, con il racconto delle difficoltà dei loro tempi, l’orgoglio di avercela fatta per noi, perché la nostra vita oggi sia migliore. Se penso ai miei nonni che hanno vissuto due Guerre Mondiali, a mio nonno che perse il posto di lavoro perché Socialista, a mia nonna mancata ancor giovane, priva di pensione, so quanto dobbiamo loro…

Oggi siamo in balia di questa pandemia e rischiamo di perdere il timone della razionalità, ma noi senior siamo sempre importanti e non voglio dire per il welfare, che è pur vero (ma queste valutazioni le lascio fare agli economisti), voglio dire che siamo la storia della famiglia, da tramandare ai nipoti con la nostra viva voce, i nonni pazienti che cucinano, giocano, fanno i compiti con loro, raccontano le storie affascinanti spesso inventate o mutuate da antiche storie. Certo tutto questo prima della pandemia… Ma oggi sono sicura che tutti i senior, se per ipotesi fossero in ospedale, lascerebbero spontaneamente il posto di terapia intensiva ai loro nipoti, ai giovani….

E allora, noi senior, in particolare noi che viviamo soli, abbiamo già sofferto e soffriamo per non poter frequentare i figli, i nipoti, gli amici, lontani da tutti, ora non fateci soffrire anche per la scarsa considerazione che avete di noi…

Tutto questo avrei voluto dire, se mi avessero richiamata.

foto da Pikist https://www.pikist.com/free-photo-vfnmy/it

1 Commento

  • Gli anziani dovrebbero, con tutte le comodità del caso, essere utilizzati dove i giovani non possono o non vogliono intervenire .
    La loro disponibilità, se ben curati, potrebbe essere la chiave per ogni loro intervento; nell’ambito scolastico, ospedaliero, nello spettacolo a livello sportivo come in ogni altro contesto sociale evoluto ed attivo .
    Purtroppo non siamo ancora preparati ad accoglierli come dovremmo e, le relative risorse non impiegate costano alla comunità più di qualsiasi altro contributo .
    Istituire corsi e seminari per gli anziani e per chi, li vorrebbe assumere, tenendo conto dei loro limiti e dei loro tempi sicuramente rallentati, sarebbe una buona politica di rientro per chi, nonostante l’età e gli acciacchi della stessa, offre la propria disinteressata partecipazione attiva ad un consapevole impiego d’ogni proprio valore .

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