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#Fake News sull'Alimentazione

Diabete: basta pane, pasta e patate ?

Eliminare dalla propria alimentazione i cibi più ricchi di carboidrati, come pane, pasta e patate non è la strategia migliore se è necessario controllare l’iperglicemia. Ecco il perché.

Il diabete o l’intolleranza glucidica sono due condizioni molto diffuse nella popolazione senior. Entrambe le condizioni riflettono una scarsa regolazione dei livelli di glucosio nel sangue, ma è possibile trattarle o prevenirle con alcune semplici norme dietetiche, che non prevedono però una totale esclusione di pane-pasta-patate.

FAKE NEWS SULL’ ALIMENTAZIONE: di che si tratta ?

IL PANE
Un tempo alimento onnipresente sulle tavole degli italiani, oggi finisce spesso per essere rimpiazzato da prodotti surrogati (pane morbido a lunga conservazione, cracker, gallette, crostini, grissini, fette biscottate, ecc.), spesso percepiti come migliori.
Per avere un’ottimale regolazione glicemica è sufficiente consumare pane nelle giuste proporzioni, senza eccessi, preferendo quello prodotto con farine integrali ottenute da grani interi (più utili di quelle ricostituite a partire da farina bianca e crusca) e magari lievitato con pasta madre, che ne migliora le proprietà organolettiche e la digeribilità.
I sostituti del pane tendono in generale a essere più ricchi di sale e grassi: se di quando in quando si gradisce questa sostituzione, è bene controllare attentamente ingredienti e valori nutrizionali sulla confezione.
La ragione che spesso spinge a eliminare il pane dalla tavola, in caso di alti livelli di glicemia, è il suo indice glicemico elevato. A questo proposito bisogna ricordare un concetto fondamentale: ha senso ragionare non in termini di indice, ma di carico glicemico, che prende in considerazione le quantità di alimento assunte. Ed è la quantità il vero punto: il pane può essere consumato anche da chi è affetto da diabete, nelle porzioni adeguate. Bisogna ricordare, inoltre, che un cibo ricco di carboidrati consumato all’interno di un pasto completo, dove ci siano fibre, proteine e grassi, è assorbito più lentamente, con minore impatto, quindi, sulla glicemia.

LA PASTA
Siamo italiani: rinunciare alla pasta, lo sappiamo, è davvero un grosso sacrificio. Perché farlo, allora, se non è necessario? Per chi ha livelli di glicemia elevata, vale ciò che abbiamo detto sul pane: il punto è quanto, non se. La pasta si può mangiare, nelle giuste proporzioni.
Ci sono poi alcune accortezze che ci aiutano a limitare l’impatto sulla glicemia. Ad esempio, cuocerla al dente, oppure preferire formati lunghi (spaghetti e linguine) rispetto a quelli corti. In tal modo si rallenta la velocità di assorbimento degli zuccheri in essa contenuti e, di conseguenza, si smussa il picco glicemico conseguente. Un aiuto in più ci arriva poi dalle paste integrali o a base di farine di farro o grano saraceno o di un altro cereale integrale.
Come per il pane, il consumo di un quantitativo idoneo di pasta, all’interno di un pasto bilanciato (cioè costituito anche da fibra, proteine e grassi), la rende un alimento adatto anche a persone con diabete. Sapevate ad esempio che, per i livelli di glicemia, un piatto di spaghetti al dente con zucchine e gamberetti è molto meglio che sostituire il pasto con sola frutta?

LE PATATE
Non mi stancherò mai di ripeterlo, visto che ancora oggi vedo pazienti che alla domanda “cosa ha mangiato di contorno ieri?” mi rispondono “patate”. Benché le patate appartengano di fatto alla categoria dei vegetali, da un punto di vista nutrizionale non possono essere considerate al pari di un qualsiasi altro ortaggio. Il loro contenuto di amido le rende più vicine ai cereali, pertanto quando si mangiano le patate devono essere considerate come pane o pasta ed essere quindi associate a una verdura, una fonte di proteine e a dei grassi.
È vero che le patate sono tra i cibi con più alto indice glicemico, ma come detto più sopra questo aspetto è relativo e di gran lunga ridimensionato dalla composizione complessiva del pasto. Anche per le patate esistono dei trucchetti per ridurre il loro impatto sulla glicemia, come per esempio cuocerle e poi raffreddarle in frigo: questo procedimento rende i loro carboidrati più lunghi da digerire e assorbire, con un conseguente minor impatto sui livelli di glicemia dopo il pasto.

In conclusione: per i senior che desiderano prevenire le alterazioni del controllo glicemico e ancor di più per chi già ha intolleranza glucidica o diabete, la raccomandazione è di non eliminare pane pasta e patate, magari sostituendoli con alimenti non necessariamente vantaggiosi o con eccesso di frutta, ma piuttosto di riorganizzare la propria alimentazione affinché in ogni pasto siano presenti tutti i nutrienti essenziali nelle giuste proporzioni.

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