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Interviste

La Narrazione Autobiografica

La mappa che aiuta ad accettare e affrontare il cambiamento.

Intervista a Stefania Freddo.

Foto di Free-Photos da Pixabay

“Ogni persona possiede una storia e – proprio grazie a questa storia – è in grado di affermare la propria identità e progettare la propria (auto)formazione, in un processo di continua costruzione di sé, delle proprie strategie di conoscenza, delle propensioni ad agire e a pensare. Narrare la propria vita stimola la riflessione: i fatti salienti vengono recuperati nella memoria, interpretati alla luce del presente e continuamente selezionati e rielaborati con lo scopo di attribuire senso e significato alle proprie esperienze e alla propria identità.  Questo conduce a ricostruire una storia, la propria – senza limitarsi ad un resoconto degli avvenimenti – ma attraverso la riorganizzazione delle esperienze passate – produrre copioni, schemi interpretativi, quindi anticipazioni sul futuro e, in questo senso, guide per l’azione. La narrazione autobiografica permette, infatti, di rileggere eventi dispersi, dare loro ordine e senso, recuperare o scoprire per sé e per gli altri un’identità più salda, più propria, più consapevole”.

Spiega così la Narrazione Autobiografica Stefania Freddo, psicopedagogista, docente presso l’Università Bicocca e formatrice che, esperta di temi pedagogici riguardanti la formazione con particolare riferimento a questioni afferenti la pedagogia generale, l’adultità e la vecchiaia, collabora con l’Associazione Nestore, dove tra l’altro tiene corsi sulla scrittura autobiografica e la narrazione di sé.

C’è un target specifico a cui sono rivolti i corsi?

I corsi di narrazione autobiografica si rivolgono a tutti coloro che sentono il bisogno ed il desiderio di raccontare di sé, e condividere la propria storia con gli altri.

Come si svolgono?

In un contesto laboratoriale il mio ruolo come docente consiste nell’offrire ai partecipanti uno “spazio” e un “tempo” per sé, in cui ciascuno possa cimentarsi con la scrittura per riflettere sui fatti salienti della propria vita e sulle emozioni che emergono nel ricordarla, oltre ad ascoltare i vissuti e le esperienze altrui. L’idea portante di ogni percorso si fonda, infatti, sulla cosiddetta “etica della narrazione”, sulla convinzione che la condivisione delle proprie memorie costituisca una modalità efficace per conferire identità e dignità umana a tutti coloro che ritengono di non aver nulla da raccontare e di non aver nessuno pronto ad ascoltare. Per ritrovarsi e per sottrarre alla dispersione e all’oblio ricordi ed eventi preziosi e trasmettere agli altri – soprattutto alle nuove generazioni – il valore di ogni vita e gli intrecci tra le storie individuali, le vicende locali e comunitarie e la Grande Storia.

Si tratta di corsi collettivi. Che ruolo ha il gruppo?

Come in un “viaggio” introspettivo e retrospettivo viene in un primo momento sperimentato il valore (auto)formativo della scrittura come strumento di consapevolezza e autoriflessività, per poi confrontarsi con il gruppo, al fine di valorizzare l’unicità di ognuno e stimolare l’arricchimento reciproci. Ogni narrazione risponde, infatti, ad un bisogno individuale, ma permette anche di mettersi in comunicazione con gli altri con maggiore facilità, poiché pone su un piano privilegiato di conoscenza reciproca. Si impara, dunque, ad ascoltare senza giudicare, e si sviluppa l’empatia.

Narrazione Autobiografica e senior. Come questo metodo aiuta questa fascia di persone?

Per accettare e affrontare il cambiamento e le paure inevitabili che l’essere senior comporta, si ha bisogno di attribuire un nuovo valore alla propria condizione e dare innovative interpretazioni all’inedito scenario che si presenta davanti, e nel quale imparare ad agire ed esistere. Prioritario diviene, perciò, gestire il cambiamento con una “mappa” che orienti il proprio percorso esistenziale affinché quest’ultimo acquisti senso e significato a partire dalla definizione di concreti e fattibili obiettivi di vita, che indichino a loro volta una direzione verso cui procedere in funzione di una storia – la propria – non più nella veste di semplice comparsa, ma da protagonista. Alla luce di questi presupposti, scrivere di sé si rivela preziosa risorsa educativa, che dà forma, ordine e senso a ciò che si fa e di cui si ragiona. Attraverso la scrittura si trasforma il tempo in un movimento interiore di attenzione e di ascolto di sé e degli altri: elaborando i vissuti si coglie l’intenzionalità e il significato del vivere, si impara a gestire le paure, le perplessità e le incertezze dell’oggi e del domani. L’esperienza si riempie di valore, e perciò anche di direzione e consapevolezza.

In base ai corsi tenuti negli anni, che risultati ha visto raggiungere?

I benefici delle pratiche autobiografiche sono da ricondurre non solo alla mera espressione emotiva di pensieri e stati d’animo – in termini di sfogo catartico o liberatorio – ma più in particolare alla loro organizzazione sotto forma di narrazioni: il raccontarsi può svelare il senso della vicenda vissuta e la comprensione di sé, in un graduale cambiamento di prospettiva della propria persona e della realtà circostante. La scrittura di sé è, infatti, scrittura del proprio agire, ma anche del proprio pensare e sentire, potente dispositivo capace di elaborare l’esperienza stessa e, dunque, sviluppare a sua volta processi di conoscenza e apprendimento che mirano ad una ri-organizzazione consapevole del proprio modo di sentirsi, percepirsi e muoversi nella relazione con se stessi, gli altri, il mondo.

La partecipazione ai corsi diventa occasione privilegiata di aggregazione, incontro e confronto con gli altri, apre spazi di discussione collettiva e condivisione di problemi, ma anche di opportunità legate alla condizione attuale dei senior, fino a trasformarsi in un momento in cui si generano contemporaneamente aiuto, cura e sapere.

3 Commenti

  • Non ricordo più quando, in Nestore, ho partecipato al corso, di cui invece ho un ottimo ricordo, sulla scrittura autobiografica e la narrazione di sé. Quello che ho consolidato è che, in itinere, ho sviluppato una conoscenza/consapevolezza a tre livelli:
    1) incontro e confronto con me stesso,
    2) incontro e confronto con gli altri,
    3) cercare di intuire/capire come gli altri ti potessero percepire.
    Visto il momento, quanto sopra è come una vaccinazione, sistematicamente ci dovrebbe essere un richiamo. Magari con le stesse persone del primo incontro.

  • Ho fatto una esperienza simile nel 2018 presso l’Unità piemontese.
    Quest’anno la nostra docente potrebbe organizzare un nuovo seminario “avanzato” al quale parteciperebberk allievi del 2018 e del 2019. Desidero che anche questa volta l’esperienza sia pregnante.

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